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Dave Meyers è il genio blasfemo che ha rifondato il videoclip

Dopo un decennio di semi-inattività, il regista dei video di Kendrick Lamar e Aerosmith è riuscito a conquistare YouTube esattamente come aveva fatto con MTV: sacro-profano, effetti speciali esagerati e immagini barocche

In Humble, Kendrick Lamar è Gesu Cristo nell’Ultima Cena.
In God is a woman, Ariana Grande è Dio che tende il dito ad una donna di colore nella rappresentazione della Creazione di Adamo di Michelangelo.
In Stop trying to be god, Kylie Jenner è la Vergine Maria dorata che abbraccia l’Agnello di Dio dopo il sacrificio di Travis Scott.

I-C-O-N-I-C-O. Non ci sono altri aggettivi per descrivere Dave Meyers, il regista che ha plasmato l’immaginario dei video americani negli ultimi vent’anni. Nei primi 2000 ha diretto una ventina di videoclip l’anno, per artisti come Britney Spears, Jay-Z, Pink, The Offspring, Nas, Missy Elliott, Aerosmith, Celine Dion, Jennifer Lopez, N.E.R.D., Enrique Iglesias. Un dominio televisivo senza precedenti in grado di creare l’estetica pop di MTV. Poi una battuta d’arresto negli anni della transizione da tv a YouTube e della crisi economica, dove i suoi video inondati di post-produzione ed effetti non combaciavano perfettamente con il clima del periodo. In un decennio poco più di una decina di video. Poi il ritorno in grande stile del 2017, con Humble di Kendrick Lamar, premiato con il Grammy per miglior videoclip.

Un’estetica pop da LaChapelle, un’ossessione da Madre! di Aronofsky, un uso spropositato della computer grafica come nei primi anni 2000. Quello che colpisce dei lavori dell’ultimo Meyers è questa continua citazione biblica in chiave posticcia, barocca, kitsch. Un flirt che trova il suo equilibrio nei suoi ultimi due lavori, usciti quest’estate, God is a woman di Ariana Grande e Stop trying to be god di Travis Scott. Un’infinità di scene strabordanti in contrasto con le produzioni dilatate dei brani. E queste praterie spaziali sonore sono il luogo dove Meyers chiama gli stessi artisti ad interpretare ruoli impossibili come quello di Dio. Giusto per non farci mancare la sublime blasfemia di certe messe in scena. È il mondo internet dell’istant meme e dello screenshot, annegato in un immaginario post-biblico in cui l’artista può e deve essere tutto. Come nel periodo d’oro degli anni Duemila.

Dave Meyers è tornato per diventare un’icona della generazione Youtube nello stesso modo in cui fu icona del mondo MTV. E sembra aver ben chiaro come farcela.

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