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Dardust, una fuga dalla vita d’autore

Con il "gran finale", il progetto di Dario Faini conclude un cerchio iniziato tre anni fa. Ma non ha intenzione di smettere

È un lavoro duro, quello dell’autore. Hai delle bellissime idee, delle spinte creative, ma poi sei costretto a limare, a limitarti, ad avere a che fare con etichette, artisti eccetera. Quindi cosa c’è di meglio da fare se non mettersi “in proprio”, creare un progetto tutto tuo, dove essere libero? È un po’ il discorso che ha fatto Dario Faini, in arte Dardust, che si sta togliendo più di una soddisfazione con il suo moniker, che nel frattempo ha dato vita a tre dischi, e sta arrivando alla fine del suo tour più lungo, confrontandosi con un “gran finale”, come lo chiama lui, con date in Italia e all’estero. L’abbiamo chiamato per farci raccontare cosa vuol dire per lui questo nuovo passo.

Cos’è per te questo “gran finale”?
Mi sembrava il modo migliore per fare una sorta di recap di quello che era accaduto in questi tre anni. Siamo stati in Islanda, a Berlino, non avevo ancora tirato le somme e lo faccio di fronte a un pubblico. È giusto anche rappresentare quello che è diventato Dardust in questi anni, mi sembrava doveroso. Non era scontato, vista la natura del progetto, aspettarsi dei risultati.

Dardust, Foto di Alessio Panichi


Sei un autore che scrive parecchio e hai successo in diversi mondi: come riesci a muoverti?
Ho vissuto la mia creatività in maniera spesso conflittuale: lavoro in ambito pop mainstream come autore, mentre Dardust nasce come progetto indipendente. Dardust non è in nessuna categoria, si muove in vari stili. Ho provato ad avvicinare mondi spesso non accostabili, è un’occasione che ho avuto e cerco di portare a termine le sfide che si presentano.

Cosa ci puoi dire di un mondo e dell’altro, se ha ancora senso fare differenze?
Mi sono ritrovato a scrivere con personaggi della scena indie e del mondo pop. Non mi sono mai fatto paranoie e penso sia sbagliato farsele. Credo che il pop italiano fosse in un momento di crisi e l’indie l’ha aiutato. E penso che sia un momento positivo.

Foto di Alessio Panichi


Cosa ha significato per te Dardust?
È l’esigenza di trovare una camera di decompressione. Quando si scrive per altri, la sfida è trovare una propria libertà creativa. Allora ho messo in piedi un progetto che non avesse limiti: non c’è il cantanto classico, la voce è utilizzata in maniera non canonica, il live è quello di un trio, ma anche di un piano solo… Ho cercato di essere libero a livello creativo. Finora sono andato in avanscoperta, ma con il prossimo album voglio mettere le cose in ordine.

Quindi ci prepariamo a un altro disco?
Sì, voglio asciugare, voglio essere più minimale. È già in cantiere e so che lo registrerò a Londra.

Ecco le date e gli ospiti del “gran finale” di Dardust:

24/11 TORINO: ERMAL META
25/11 BOLOGNA: LUCA CARBONI
26/11 LONDRA: WRONGONYOU
01/12 ASCOLI: LA RUA
15/12 MILANO: EX OTAGO
17/12 ROMA: TOMMASO PARADISO

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