Dan Auerbach e le sue leggende

Siamo andati in tour con il frontman dei Black Keys, tra una band di veterani, un pubblico «affamato di vera musica» e ospiti eccezionali come Beck.

Dan Auerbach insieme al chitarrista Russ Pahl, coinvolto nel suo album ‘Waiting on a Song’. Foto Press.


Dan Auerbach non riesce nemmeno ad arrivare in camerino, deve dire qualcosa del concerto appena concluso. «Non mi sono mai divertito così tanto», racconta nei corridoi dello Showbox, un nightclub di Seattle. «Questa band, queste leggende… è per questo che amo la musica». Parla dei suoi Easy Eye Sound Revue, chiamati così in onore del suo studio di Nashville, una band di session men incredibili – come il batterista Gene Chrisman e il tastierista Bobby Wood – con cui si è messo a suonare dopo lo split dei Black Keys. «Questa è gente che ha registrato con Elvis, li puoi ascoltare su Son of a Preacher Man», dice.

La band ha preso la musica del suo album Waiting on a Song e l’ha portata su un altro pianeta. Sul palco suonano versioni esplosive di brani come Malibu Man, un’ode a Rick Rubin, e Cherrybomb, una dark jam in stile Grateful Dead. Lo show è un tentativo di ritrovare la libertà per registrare, a Nashville, R&B e soul, oltre che country, spiega Auerbach. È anche un modo per presentare nuova musica; Shannon and the Clams, la band d’apertura, suona un rockabilly che sbanda verso il punk e il doo-wop.

Dan Auerbach, Gene Chrisman, Beck e il tastierista Bobby Wood nel backstage di Los Angeles.



Il palco si riempie spesso di ospiti: Beck è apparso a L.A. per In the Ghetto di Presley; poco dopo Patrick Carney, il batterista dei Black Keys, ha preso parte alla jam conclusiva del live di Nashville. Carney accompagnava Robert Finley, la star a sorpresa del tour. Fino a tre anni fa faceva il carpentiere, in Louisiana, poi ha iniziato a perdere la vista, e quando è stato scoperto si esibiva per strada. Auerbach ha prodotto il suo ultimo album, e stasera Finley ha incendiato il pubblico con un’esibizione mozzafiato di Medicine Woman. «È il miglior cantante soul che abbia sentito dal vivo», dice Auerbach. Finley racconta che non conosceva molto della carriera del chitarrista, «ma adesso so chi è Dan, e ringrazio Dio per quello che ha fatto per me».

Anche stasera, e sono tre di fila, ha in mano una scatola vuota; ha venduto tutti gli album sul banchetto del merchandising. «Questi ragazzi», dice Auerbach del suo pubblico, «sono affamati di vera musica».

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