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Dai Thrice a Gesù: la storia di Dustin Kensrue

"A un certo punto mi sono reso conto che, invece di venerare Dio, stavo venerando il mio intelletto", così il frontman dei Thrice ha scoperto la religione, diventando un pastore evangelico

I Thrice con Dustin Kensrue (secondo da destra)

I Thrice con Dustin Kensrue (secondo da destra)

Di solito funziona così: passi una decina di anni a gonfiarti il fegato d’alcol, a farti di ogni droga possibile, ti svegli in case che non sono la tua, intanto nei rari momenti di lucidità ti trascini da un palco all’altro in preda a postumi senza fine; finché il piano non comincia a inclinarsi, scollini i 30 e fatichi a riconoscere il tuo riflesso nello specchio, gli amici smettono di rispondere alle telefonate, il tuo faccione disastrato compare con più frequenza sui tabloid che sulle riviste musicali; a quel punto capisci che forse è il caso di smetterla. Ma siccome sei pieno di soldi, ti paghi un alloggio di lusso in una clinica di riabilitazione e, dodici passi dopo, una volta ripulito, per scongiurare facili ricadute ti aggrappi al crocefisso.
È successo a gente come Dave Mustaine dei Megadeth e Brian Welch dei Korn, persino Alice Cooper a un certo punto ha sostituito la bottiglia col rosario (e la mazza da golf). Ma c’è anche chi Dio non l’ha trovato alla fine di un tunnel. È il caso di Dustin Kensrue, frontman dei Thrice, una delle band più interessanti e promettenti della scena post-hardcore anni ’90. Dopo quindici anni di carriera, quando ormai i Thrice occupavano la parte alta del cartellone nei festival più importanti del globo, nel 2012, a sorpresa Kensrue annuncia lo scioglimento della band. Il motivo: sta per diventare pastore di una delle congregazioni evangeliche più influenti di Seattle.

Dustin Kensrue nasce il 18 novembre del 1980 a Orange County, California. È il classico bravo ragazzo: studia sodo, si tiene lontano dai guai, la domenica va a messa e onora il padre e la madre che ce lo accompagnano. Ti aspetti che un tipo del genere non sopravviva indenne alle prime sbronze, ai corridoi del liceo, alla scoperta del punk e dell’hardcore, e invece Dustin attraversa l’adolescenza senza graffi sull’armatura della sua fede. A 18 anni, insieme ad alcuni compagni di scuola, fonda una band chiamata Thrice e si getta a piedi uniti nella scena emo-core californiana.

È il periodo dei Glassjaw e degli At The Drive In, dei Refused e dei Blood Brothers, i Thrice sono gli ultimi arrivati alla festa e l’unica cosa che possono fare è mettersi in coda. Comincia allora la solita trafila: concerti in locali semivuoti, notti insonni schiacciati nel furgone del tour, tonnellate di canzoni scritte e scartate; insomma, la classica gavetta. Ma a differenza delle legioni di altre band che non arriveranno mai a pelo d’acqua, è chiaro che i Thrice hanno qualcosa di speciale, a cominciare dalla voce di Kensrue che, statuaria almeno quanto il suo proprietario, sembra riuscire a divincolarsi tra i riff distorti e i ritmi in tempo dispari senza perdere un grammo di autenticità.
Il primo ad accorgesene è Louis Posen della Hopeless Records che nel 2001 manda in stampa il primo disco dei Thrice, Identity Crisis, e manda Dustin e soci in tour con i Samiam. Da qui in avanti le cose accelerano: nel 2002 i Thrice pubblicano il loro secondo album, Illusion of Safety; nel giro di pochi mesi il loro nome comincia a circolare ai piani alti della Island Records, e nel 2003 la band è pronta a pubblicare il primo disco con una major.

A questo punto Dustin ha 23 anni, il suo sogno di vivere di musica si sta realizzando sotto i suoi occhi, ma l’armatura della sua fede mostra i primi segni di cedimento. Dustin è uno sveglio. Troppo sveglio, forse: è il classico bravo ragazzo dallo spirito inquieto, e la sua attitudine curiosa si sposa male con le risposte vaghe e dogmatiche che i testi sacri gli forniscono. A un certo punto comincia a rendersi conto di nutrire troppi dubbi, ha studiato teologia ed è abituato a fare lavorare il cervello, il che lo porta a porsi domande per le quali non trova risposta.
È a tanto così da abbandonare il crocefisso, ma poi, appunto perché è uno sveglio, trova il modo di proteggere la propria fede dalla propria ragione. “A un certo punto mi sono reso conto che, invece di venerare Dio, stavo venerando il mio intelletto.” scrive nel suo blog “Ho capito che non avevo nessun diritto di giudicare Dio.” Ed è così, con un tuffo logico carpiato, che Dustin recupera la fede; per sicurezza si fa tatuare su un braccio un passo dei Proverbi (“Il timore del SIGNORE è il principio della sapienza.”) e torna in tour con la coscienza pulita.

The artist in the ambulance è il disco della svolta, merito di un singolo, Stare at the sun, il cui testo è una sorta di testimonianza delle nuove convinzioni teologiche maturate da Kensrue. La canzone finisce nella colonna sonora del videogioco SSX3 e proietta la band fuori dal ristretto steccato del post-hardcore per farla atterrare direttamente nell’accogliente bacino del rock alternativo da classifica. Per la prima volta nella loro carriera, i Thrice hanno l’occasione di diventare una band di massa, gli basterebbe smorzare i toni e sfornare qualche clone di Stare at the sun per prenotarsi un posto sicuro nelle playlist delle discoteche; ma a Kensrue non interessa battere cassa, lui è in missione per conto di Dio. Così, mentre i fan aspettano un seguito che si incastri nel solco del vecchio disco, nel 2005 i Thrice pubblicano Vheissu, un concept album ispirato al romanzo i di Thomas Pinchon, un disco sperimentale in cui, di fianco alle immancabili cavalcate punk-hardcore, figurano brani più morbidi ed elaborati, il tutto corredato da richiami biblici e spirituali sempre più espliciti.

È l’inizio di una nuova fase creativa, in cui lo spettro compositivo si amplia e i distorsori lasciano gradualmente il passo ad archi e Fender Rhodes, tra il 2006 e il 2008 i Thrice pubblicano 4 mini-album, uno per ogni elemento alchemico, che poi verranno raccolti nel cofanetto The Alchemy Index, e nel 2009, quando ormai qualcuno comincia a temere che la band di Orange County stia virando verso l’alternative rock da camera, i Thrice piazzano il capolavoro: Beggars è il disco che segna il culmine creativo della band, uno scrigno di perle che consente ai Thrice di scrollarsi di dosso l’etichetta di emo-band e che induce la critica ad acclamare Kensrue come uno dei migliori songwriter in circolazione.

Dovrebbe essere un periodo positivo per Dustin, il successo è finalmente arrivato, i Thrice vengono celebrati anche da chi per anni ci aveva spalato sopra letame, e invece il bravo ragazzo di Orange County è ancora inquieto. Molte cose sono cambiate negli ultimi dieci anni: si è sposato, ha avuto tre figlie, la vita in tour gli va sempre più stretta, ma soprattutto: la sua passione per la teologia ha ormai eguagliato quella per la musica. Dustin sente di dovere fare qualcosa di più importante che fare pogare ragazzini ai festival, vuole avvicinarsi ancora di più a Dio, e portare più gente possibile con lui. È così che nella primavera del 2012, dopo aver concluso il tour per l’ultimo disco della band Major/Minor (altro successo di critica), Kensrue annuncia che i Thrice si scioglieranno e che lui diventerà il “worship leader” della Mars Hill Church, una chiesa evangelica da molti criticata per le sue posizioni bigotte e maschiliste.

La Mars Hill è tecnicamente una megachurch, così vengono chiamate quelle confraternite che contano diverse migliaia di fedeli. Qui Dustin non è esattamente un pastore, il suo ruolo non è snocciolare sermoni, ma piuttosto usare la musica per avvicinare fedeli alla dottrina evangelica. In poco più di un anno, l’ex-leader dei Thrice fonda una nuova band (The Modern Post), pubblica un disco solista di musica religiosa (Water and Blood) e diventa la punta di diamante di un’etichetta specializzata in alt-rock cristiano, la Mars Hill Music, che annovera nel suo roster band come i Citizen, i Ghost Ship e i Kenosis.

L’idea dei capoccia di Mars Hill è astuta, per non dire diabolica: hanno arruolato uno dei musicisti più quotati della scena alternative per svecchiare il concetto stesso di musica religiosa e, possibilmente, rastrellare nuovi adepti tra i giovani. Tuttavia, la luna di miele tra Dustin e la megachurch, per quanto intensa, dura poco. Nel marzo del 2014, dopo aver scoperto che il leader della Mars Hill, Mark Driscoll, ha investito 25.000 dollari per manipolare i dati di vendita di un suo libro, nove pastori decidono di abbandonare la chiesa, tra loro c’è uno sconsolato Dustin Kensrue.

Ma Dustin non è tipo da lasciarsi abbattere, e un’estate basta e avanza a leccarsi le ferite di una simile delusione. Nel dicembre del 2014, a sorpresa, sul sito web dei Thrice compare l’immagine di un mixer accompagnata dalla scritta “Thrice 2015”. Nel giro di pochi mesi la band torna in tour e in studio di registrazione. Stremati da quattro anni di inni sacri e lodi al signore, i fan di vecchia data pregano a mezza bocca che la band si decida a sfornare un nuovo disco. Le loro preghiere vengono esaudite: lo scorso marzo i Thrice hanno confermato che il nuovo disco è pronto, si intitolerà To Be Everywhere Is To Be Nowhere e uscirà il prossimo 27 maggio.

Oggi Dustin Kensrue vive in California con la famiglia, continua a studiare le sacre scritture e non sembra intenzionato ad abbandonare del tutto la musica religiosa (i The Modern Post, tecnicamente, sono ancora in attività.) Quando però gli chiedono di parlare della Mars Hill, lui si trincera dietro un dignitoso no comment. E quando gli chiedono se coi Thrice non si tratti della classica reunion strategica, fa orecchie da mercante: a sentire lui la band non si è mai sciolta veramente, hanno già in programma altri dischi, altri concerti, altre sfide compositive. Se tutto va bene, insomma, i Thrice sono tornati a essere quelli di sempre. Almeno fino alla prossima crisi mistica.

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