Crookers, non è un mixtape per vecchi

«Da una parte c’è il mondo techno, molto scuro, dall’altro quello di Gianluca Vacchi. Adesso io in quel mondo lì mi sento fuori posto», Phra racconta un clubbing che non c'è più, attraverso le voci di Guè, Dargen e tantissimi ospiti.

Phra aka Crookers. Foto di Mattia Borgioli.


Un paio di mesi fa mi sono trovato con i Major Lazer – colossi del gran circo della musica elettronica – al completo per un’intervista. Alla domanda, «Cosa ascoltate di italiano? Conoscete qualcosa?», oltre ai Sud Sound System, Diplo ha risposto orgogliosamente: «Phra, cioè Crookers. È il mio rapper preferito. Gli ho scritto un sacco di volte, ma non risponde alle mie mail». Ecco, per chi non conoscesse il carattere di Phra, meglio noto come Crookers, basterebbe questo aneddoto.

Gli sticker, le foto alle feste, gli occhiali colorati, i giacchini fluo, i gin tonic e la vodka al caramello. È un breve recap per chi è under 20 o over 50 per raccontare un’epoca pre-Expo in cui Milano era al centro del mondo del clubbing, la stessa in cui volevi solo limonare. Limonare, limonare. Era un luogo differente perché esisteva un suono da esportazione, una sorta di bouncy house, infarcita di hip hop, creata dai Crookers più o meno consapevolmente, che prenderà il nome di fidget e volerà per i fatti suoi poco dopo. Crookers – che dal 2012 ha perso un membro del duo, Bot, lasciando al solo Phra l’utilizzo del nome – ha lasciato una traccia profonda nel mondo della musica da ballo, partendo da un mixtape.

Era uscito in allegato a Groove, defunta rivista hip hop italiana, e conteneva la crème del rap indie di allora (Ghemon, Bassi Maestro, gli Amari…) ma soprattutto una evidente scintilla della genialità creativa dei Crookers. «Suonava assurdo», dice ora Phra. «Era tutto sbagliato, ma funzionava. Potevi intuire cosa c’era dietro: l’ho riascoltato di recente e funziona ancora. Aveva lo stesso spirito di questo, i beat erano fuori da quello che funzionava, ma erano perfetti». Ora è arrivato il momento di Crookers Mixtape: Quello Dopo, Quello Prima, il numero 2, il seguito, chiamatelo come vi pare. «Non è stata un’idea mia, negli anni la gente che trovavo in giro mi diceva, “Bellissimo dj set, ma quando fai il mixtape?”. Per la prima volta nella mia vita ho ascoltato la gente. Ci ho messo un anno, ma ce l’ho fatta». Quello dopo è uno sguardo al futuro, con beat e spunti futuristi totalmente fuori dalle logiche di mercato attuali, oltre a un’astrazione che conquista.

Tra i collaboratori ci sono Gué Pequeno, Dargen D’Amico, Ensi, Mudimbi, Egreen, un misterioso Golaphra (se siete di Milano sapete decifrare facilmente questo nome)… Un sacco di amici vecchi e nuovi. «Non ho pensato più di tanto chi coinvolgere», dice. «Ho aperto un gruppo Whatsapp con alcune persone, ho chiesto idee, ho ascoltato tutti i nomi che sono stati proposti. Non c’è stato nulla di studiato, esattamente come il primo mixtape. Allora c’era dentro gente che non pensava neanche alla musica, era solo la presa bene della ballotta (ride, dandosi del vecchio per i termini usati, nda). È stato tutto molto naturale». Non poteva esserci un mixtape senza Rido MC – anagrafe Maurizio Ridolfo, già collaboratore di queste pagine – nono- stante all’apparenza abbia appeso il mic al chiodo. «In realtà non ne parliamo mai, sono amico suo e di Supa, ma non parliamo mai della carriera. Non potevo fare senza, un mixtape senza Rido non è un mixtape».

Quello dopo è anche un’esigenza dirottura rispetto alla routine. Phra produce di tutto, dalle hit pop a un sacco di tracce house, ma è in un momento di stallo. «Da una parte c’è il mondo techno, molto scuro, dall’altro quello di Gianluca Vacchi. Se non guardi solo al portafogli ma vuoi fare qualcosa di artistico, se ci tieni davvero, ti senti fuori posto. Ecco, adesso io in quel mondo lì mi sento fuori posto», dice. La settimana precedente l’uscita del mixtape, Crookers e il suo entourage hanno messo in piedi una serie di attività bizzarre per il lancio: a partire da una cena offerta al cinese (citazione di Afrotutto, secondo singolo estratto), passando da un dj set in un mercato domenicale, uno in un party, un’apecar in giro per Milano e un sacco di bizzarre trovate che sono state riprese non poco sui social. Un canale che non è sempre stato proprio dei Crookers.

«Per anni, la pagina Facebook aveva scritto soltanto “Ciao”, figurati quanti ci fregava dei social!», ricorda. «Ma tutto era partito anche da lì. C’era MySpace, lì siamo stati contattati da Annie Mac che allora gestiva una serata nella sala 2 del Fabric. Era il 2009, siamo volati a Londra, ci hanno dato 250 euro per pagarci volo e albergo, siamo andati in pari ma era stata una figata». E chissà, magari tutto torna. «Diplo, a cui ho ripreso a rispondere alle mail, mi ha mandato dei pezzi che suonano come i Crookers nel 2005. Magari ricominciamo tutto da capo»