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Courtney Barnett e i suoi testi così “normali”

La cantautrice australiana ha appena pubblicato uno degli album di debutto più attesi dell’anno, nel quale racconta con ironia dell'ansia e dell'ipocondria

Courtney Barnett, credit Mia Mala McDonald

Courtney Barnett, credit Mia Mala McDonald

Nell’autunno del 2013 Courtney Barnett è partita per il viaggio più importante della sua vita. La cantautrice australiana aveva appena pubblicato la raccolta di accattivanti pezzi garage-pop, The Double Ep: A Sea of Split Peas, quando è stata spedita a suonare al CMJ Music Marathon Festival a New York. «Ero già stata qualche volta in Nuova Zelanda, ma mai dall’altra parte del mondo», racconta. «Ero super eccitata ma anche angosciata: non riuscivo a dormire la notte».

Nei mesi a seguire la popolarità di Courtney negli Stati Uniti è cresciuta rapidamente, tanto da farla partecipare al Coachella l’anno scorso e quest’anno al Bonnaroo, e da farle pubblicare Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit (in uscita il 24 marzo), uno degli album indie più attesi di questo 2015.

La Barnett si è fatta notare per i testi che, dietro a racconti apparentemente banali, nascondono dei veri e propri flussi di coscienza di sottile ironia. «Mi piace scrivere su argomenti che normalmente vengono sottovalutati». Infatti la sua canzone più conosciuta, Avant Gardener, racconta di un pigro pomeriggio che si trasforma in una crisi allergica e poi in un attacco di panico.

Mentre nell’energica Dead Fox si chiede se il suo raffreddore da fieno le causerà un incidente mortale o meno. Ma così come è rilassata quando canta, Courtney racconta che l’ansia è uno stato d’animo che conosce molto bene: «Quando mi è capitato di non lavorare, stavo impazzendo».

La Barnett è cresciuta a un’ora da Sydney in un assolato paesino vicino alla spiaggia. Poi i suoi genitori hanno deciso di trasferirsi nella fredda e piovosa Hobart, in Tasmania.

A 20 anni, cercando una scena culturale più movimentata, Courtney si è trasferita a Melbourne, dove tutt’ora vive. La strada per diventare quello che sognava, cioè una cantautrice, non è stata facile. I pezzi, semplicemente, non le venivano. Finché nel 2012 scrive la prima canzone di cui andare fiera, I’ve got a Friend Called Emily Ferris. «Quando ho smesso di voler cercare di piacere a tutti i costi, sono arrivate le canzoni che finalmente mi piacevano».

Poi si è presa tutto il tempo necessario per il suo album di debutto, che ha finito la scorsa primavera. Ora lo vuole promuovere con un tour di alto profilo nei prossimi mesi: «Ci piace suonare ad alto volume e anche in modo grezzo. Sarà veramente divertente».

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