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Cosa pensa Bob Dylan della musica di oggi?

His Bobness s'è espresso in una rara intervista. Le canzoni? «Una parodia della quotidianità». Lo streaming? «Ha reso tutto troppo facile». Gli artisti? «Non trovi un cuore nemmeno coi raggi X»

Bob Dylan

Foto: William Claxton

Avere 80 anni ed essere Bob Dylan sono due condizioni che ti permettono di esprimere giudizi decisamente tranchant senza alcuna preoccupazione circa possibili ritorsioni o repliche. E questo il cantautore americano lo sa bene. Non che abbia dovuto aspettare l’arrivo degli 80 per mostrarci il suo caratterino, ma ogni suo commento ha il valore di chi ha fatto grande musica per 60 anni, aggiudicandosi anche un premio Nobel per la letteratura.

Lo scorso mese Dylan ha pubblicato Filosofia della canzone moderna, il suo ultimo libro che racconta alcune canzoni scelte, una per capitolo. Forse vi ricorderete che il marketing attorno all’operazione non è andato molto bene, ma ciò nonostante l’artista ha proseguito con la promozione dell’opera, concedendo una lunga intervista al Wall Street Journal nel quale ha condiviso varie sue idee sulla musica di oggi.

«Ascolto musica su CD, per radio e via streaming. Ma ciò che amo è sentire il suono del vinile, ho ancora lo stesso impianto che comprai in un negozio in Oregon trent’anni fa», ha raccontato il cantautore. «Le canzoni ai tempi erano facili, ma arrivavano da te e ti permettevano di vedere il futuro. Ora lo streaming ha reso la musica troppo facile e senza profondità. È tutto troppo facile, troppo democratico. Hai bisogno degli occhiali a raggi X per trovare il cuore di qualcuno che fa musica oggi, sempre ammesso che ce l’abbia».

Dylan ha poi parlato della difficoltà, odierna, di trovare canzoni in grado di diventare degli standard: «Chi scriverà degli standard oggi? Un rapper? Una che fa hip hop o una rockstar? Un raver, un producer che campiona, un cantante? Quella è musica istituzionale, easy listening. È musica che parodia la vita, una finzione. Lo standard deve essere di un altro livello per diventare un modello per le altre canzoni».

Dylan ha poi raccontato come viene a conoscenza di nuova musica, spesso «per caso» o grazie ad artisti e autori che gliela consigliano e che lo indirizzano in questa caotica ricerca personale. Ma ci sono artisti contemporanei apprezzati dal cantautore? «I fratelli Gallagher, Julian Casablancas, i Klaxons, Grace Potter. Ho visto i Metallica due volte. Mi sono anche impegnato per vedere Jack White e Alex Turner. Ultimamente ho scoperto Zac Deputy, uno che fa tutto da solo come Ed Sheeran ma che sta seduto mentre suona. Sono anche un fan di Royal Blood, Celeste, Rag’n’Bone Man, Wu-Tang, Eminem, Nick Cave, Leonard Cohen e chiunque porti dei sentimenti e delle emozioni attraverso parole e linguaggio, chiunque abbia una visione parallela alla mia».

Parlando infine del suo processo creativo, Dylan ha spiegato che per scrivere canzoni non ha una routine fissa preferendo invece essere sorpreso da un’emozione che lo colpisce. E se non è mai stato un simpatico è stato solo per farci ascoltare della buona musica: «Per essere creativi bisogna essere poco socievoli e rigidi. Non per forza violenti e terribili, ma solamente poco amichevoli e distaccati. Essere auto-sufficienti aiuta a rimanere concentrati».

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