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Cosa li commenti a fare: Calcutta e I Cani all’Alcatraz di Milano

L'hype di Calcutta poteva oscurare Niccolò Contessa, invece l'ora e mezza di live de I Cani è una lezione su come si può passare da fenomeno di nicchia a sottofondo per limoni felici davvero mainstream

Niccolò Contessa e Calcutta - Foto di Emiliano Colasanti

Niccolò Contessa e Calcutta - Foto di Emiliano Colasanti

Ieri sera all’Alcatraz c’era il rischio che il gruppo spalla si mangiasse il main act. Invece mettici la maturità del live dei Cani, mettici che Calcutta inizia alle 20.30 mentre parte del pubblico è ancora fuori a combattere con il ritiro biglietti, ma l’ora e mezza (con doppio bis) di concerto di Niccolò Contessa è una vera lezione su come si passa da nicchia a mainstream (ops) con le giuste tappe. Il pubblico, composto da studenti fuori sede (il «fuori sede» ce lo metto io deducendolo dal numero di macchine parcheggiate attorno all’Alcatraz, ridotto per un concerto sold-out – residente di zona mood: on), celebrità della scena indie, hipster e una buona parte della comunità romana a Milano, è in fibrillazione quando Calcutta intona i suoi sing-along amorosi e struggenti. Calcutta sembra minuscolo sul palco dell’Alcatraz mentre annuncia i pezzi dicendo intimorito «la prossima canzone è bellissima» e il pubblico gli sta dietro come davanti a uno navigato. A guardarlo con un po’ di malizia si potrebbe pensare che dopo un evento del genere potrebbe bruciarsi più velocemente di un petardo in mano a un tredicenne, ma sembra troppo incosciente per sentirsi arrivato.

Discorso diverso per Niccolò Contessa, che il posto all’Alcatraz se lo prende dopo tre album e svariati tour. Dai pezzi di Aurora alle collaborazioni fuori LP – come Asperger, brano tratto dall’EP insieme ai Gazebo Penguins – fino ai pezzi dei primi dischi che fanno saltare le corde vocali del pubblico, il concerto fila liscio come l’olio, con tanto di ragazze che urlano quando Niccolò verso la fine si toglie il berretto. Sembrerà ovvio tutto questo, ma quando cinque anni fa è apparso su YouTube I Pariolini di 18 anni sembrava qualcosa che finiva lì, nelle orecchie di qualche cultore di genere e pochi altri, così come il primo album sembrava esaurirsi nelle discussioni sulla «nuova scena romana» e nelle prese di posizioni che manco il conflitto israelo-palestinese. Invece mentre i commentatori commentavano, Niccolò è andato avanti fino al terzo disco che parla di amore e di spazio, lasciandoci davanti alla consapevolezza che per ogni 100 battute su Facebook a tema “Cani sì, Cani no”, una nuova coppia di ventenni limona felice sotto Come Vera Nabokov – e hanno ragione loro.

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