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Cosa insegna la vicenda di Ke$ha sui rapporti artista/etichetta

Ke$ha ha accusato il suo producer di manipolazione psicologica e violenze, ma né lui, né la casa discografica vogliono rescindere il contratto

Ke$ha, nome d'arte di Kesha Rose Sebert

Ke$ha, nome d'arte di Kesha Rose Sebert

Se ci pensate bene, è un da un bel po’ che non sentite alla radio o in tv la robotica voce di Ke$ha. Sorvolando sul fatto che qualcuno possa gioire di questa notizia, le ragioni sono tutt’altro che divertenti. Quello che è successo alla cantante nell’ultimo periodo spiega le dinamiche di forza che a volte possono caratterizzare il rapporto artista-etichetta.

Nell’ottobre dello scorso anno Ke$ha ha fatto causa al suo produttore, Dr. Luke. La cantante ha accusato Łukasz Sebastian Gottwald (questo il vero nome) di manipolazione, violenza psicologica e anche di averla violentata dopo averle fatto assumere droga. Accuse pesanti, a cui Dr.Luke ha risposto con una denuncia per estorsione e diffamazione.

Oltre a quello che (ancora presumibilmente) è successo, Ke$ha in questo momento si trova in una fase di stallo. È ancora legata contrattualmente a Dr. Luke e, a quanto pare, né lui né la Sony hanno alcuna intenzione di scindere il contratto. Ke$ha quindi non può lavorare a nuova musica, non può andare in tour, non può avere sponsor. Insomma, non può fare assolutamente niente senza passare da loro: «Se si trova in questa condizione è solamente colpa sua. La prossima volta, prima di muovere false accuse, dovrà pensarci meglio» ha dichiarato un portavoce di Luke.

La questione è stata inoltre resa ancora più complessa col tentativo, da parte di Gottwald, di spostare il caso dalla giurisdizione di L.A. a quella di N.Y. Un insieme di rallentamenti burocratici che significano solo una cosa: la distruzione della sua carriera. La cosa più importante nel music business è la visibilità. Venendo questa a mancare, tra pochi mesi il “brand” Ke$ha sarà praticamente morto. L’unica sua possibilità per non finire nel dimenticatoio è continuare a lavorare con Dr. Luke, ma la cantante ha dichiarato: «Non posso lavorare con un mostro del genere».

La Corte non si è ancora espressa, non sappiamo chi abbia ragione e chi no, e non sappiamo come andrà a finire. Ma quello di Kesha Rose è sicuramente un caso che fa riflettere.

Intanto sul web, i fan si stanno attivando. Dopo il lancio di un’attività su Twitter (con l’hashtag #FreedomForKesha), a questo indirizzo è possibile firmare una petizione per convincere la Sony a scindere il contratto con la cantante, in modo che possa tornare alla sua normale attività. «Il rifiuto della Sony di liberare Ke$ha è un chiaro messaggio di quanto siano più importanti i soldi del benessere di un’artista» ha dichiarato Rebecca Pimmel, la ragazza che ha lanciato l’iniziativa.

Sono già state raccolte 53.000 firme.

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