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Con Jeff Bridges sulle tracce del capolavoro segreto di Bob Dylan

L'attore del Grande Lebowski ci porta sui luoghi dei "Basement Tapes" (un tesoro nascosto che Rolling Stone racconterà sul prossimo numero in edicola)

Bob Dylan, foto via facebook

Bob Dylan, foto via facebook

From The Village to the Basement, mini clip narrata da Jeff Bridges, ci accompagna in automobile dai luoghi del primo Dylan fino a una casetta vicino a Woodstock, soprannominata “Big Pink”.

Il tempio dei leggendari Basement Tapes, là dove nacquero la maggior parte delle canzoni che His Bobness e The Band registrarono nel 1967 e di cui è appena uscita una mega ristampa.

Il video, scritto e diretto da Tom Mullen e con la voce narrante di Jeff Bridges, è disponibile dal sito ufficiale dell’artista e dalla sua pagina Facebook. Eccolo qui:

 

Per coinvolgere lo spettatore, al volante dell’auto durante il road trip virtuale, il regista, esperto di tecniche digitali e social, ha usato Hyperlapse, la app di Instagram che trasforma magicamente lo smartphone in una Steadicam e rende possibile l’effetto time-lapse, tipico della “steady”.

12.000 foto assemblate per 180 secondi di durata. Due ore effettive di percorso in macchina.

Dal marciapiede di fronte al Washington Square Hotel nel Greenwich Village, Manhattan, diritti fino al vialetto d’accesso della celebre casetta bucolica di legno con la facciata dipinta di rosa. Dalla Grande Mela, andando su, verso nord, in direzione West Saugerties, civico 2188, Stoll Road. Oggi Big Pink è al 56 di Parnassus Lane.

«È una sorta di pellegrinaggio», dice Mullen a Mashable. E la guida spirituale è Jeff Bridges che racconta con naturalezza e coinvolgimento il viaggio on the road che spinse un acciaccato Dylan, reduce dal noto incidente motociclistico, a parcheggiare il suo centauro in campagna e riprendere in mano i canovacci della musica popolare americana (rammenta Bridges: “country, folk, rockabilly, bozzetti di canzoni e idee varie”) assieme ai suoi sodali ex compagni di tour, gli Hawks, che arrivarono alla spicciolata. E che diventarono, semplicemente la band del loro condottiero “ferito”: The Band.

«Immaginate di guidare a fianco di Jeff Bridges che ti racconta la storia dei Basement Tapes», aggiunge Mullen.

Pur essendo solo demo, canzoni non destinate alla pubblicazione, era sorto un interesse generale. «Ciò che accadde dopo – racconta Jeff Bridges – colse tutti di sorpresa». «Nel 1969 – prosegue – uscirono i primi bootleg della storia del rock, intitolati Great White Wonder». «Alla fine, nel 1975, su richiesta plebiscitaria, furono pubblicati ufficialmente ed ebbero un grande successo». Eppure non è bastato. «Sono passati 47 anni da quel viaggio di due ore che Bob Dylan e la Band fecero da New York fino a Big Pink e la gente ne vuole ancora saper di più!».

Nei secondi finali di From The Village to the Basement la porta di Big Pink si apre, invitandoci quasi a entrare in uno dei luoghi sacri dell’epopea dylaniana. Nello script originale doveva comparire sull’uscio l’attuale proprietario delle mura ma alla fine si è preferito chiudere con un’inquadratura più mistica e meno privata.

Mullen precisa che l’utilizzo di This Wheel’s on Fire come colonna sonora del mini filmato è stato frutto di una scelta meticolosa di Jeff Rosen, manager di Dylan. E rivela: «Da questo progetto ho capito che quel luogo è una reale meta di pellegrinaggio e significa molto per chi lo intraprende».

Lo deve aver capito anche la Sony che ha realizzato un’opera di restauro monumentale. The Bootleg Series Vol. 11 contiene 138 brani di cui 118 mai pubblicati prima.

Una vera leccornia per tutti i fan del menestrello di Duluth di cui Rolling Stone vi svelerà inediti risvolti nel numero in edicola, la prossima settimana.

 

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