Com’è nata la copertina di “Kill ‘Em All”?

«Volevamo chiamarlo "Metal Up Your Ass" e mettere in copertina un cesso con un braccio che spunta con una lama in mano» ha raccontato James Hetfield. Meno male che Cliff Burton poi ha salvato la situazione.

Fra i fan dei Metallica è abbastanza risaputo che il primo disco inizialmente si sarebbe dovuto chiamare Metal Up Your Ass, non di certo Kill ‘Em All. In effetti il nome iniziale non è un granché, anzi è proprio brutto “Metallo su per il culo”. Ma, come ha spiegato Hetfield nell’intervista caricata sul sito ufficiale della band nel 2008 per i 25 anni dell’album (proprio oggi sono 35, tanti auguri!), il nome l’ha deciso quando era solo un ragazzino.

«Sai, avevamo dei sogni. Ho sempre saputo quello che avrei fatto da grande, con le chitarre e tutto. Ricordo di me a scuola che disegnavo la mia band e la copertina del disco. Sapevo già come chiamarlo: Metal Up Your Ass» ha raccontato James. «In copertina volevamo un cesso con un braccio che spunta con una lama in mano.»

Come sarebbe dovuta essere la copertina di "Metal Up Your Ass"

Come sarebbe dovuta essere la copertina di “Metal Up Your Ass”

I Metallica avevano le idee ben chiare, ma ben presto scontrarono con un ostacolo immenso: i distributori. Fosse stato per la Megaforce, etichetta nata apposta per pubblicare Kill ‘Em All, la cosa si sarebbe anche potuta fare. Erano i distributori ad aver mostrato segni di incertezza. Così, per paura di essere esclusi dai negozi, la band scelse un altro nome. Ma quale? La frustrazione era parecchia. Voglio dire, non è facile trovare il nome del primo album, specie se come James e banda hai parecchie aspirazioni sulla carriera che verrà.

«Why can’t we just kill ‘em all?» A risolvere l’empasse è stato Cliff Burton, con la sua proverbiale diplomazia. Ammazziamoli tutti, così possiamo scegliere il nome che volevamo. Battuta che deve aver fatto ridere sul momento, ma che poi non è sembrata così male. E così è stato: Kill ‘Em All.

La custodia originale del disco, fronte e retro

La custodia originale del disco, fronte e retro

Ora, il nome c’era, non mancava che la copertina. Ma se l’ostacolo dei distributori era stato superato, adesso se ne presentava uno ancora più grande, vale a dire la censura. Come fare a raggirare i censori, senza però doversi abbassare a mettere dei fiorellini in copertina? «Volevamo qualcosa che scioccasse chiunque, eccetto i nostri fan» ha raccontato nel 1984 Lars Ulrich. «Una volta deciso il titolo, era ovvio avere una copertina con un sacco di sangue sopra. Non ci è voluto molto nemmeno perché ci mettessimo un’arma.»

Abilissimi ormai a raggirare la censura, la band pensò sì a una scena violenta, ma spostando tutto nell’istante successivo al gesto violento. La mano infatti sta mollando frettolosamente il martello a terra, mentre la macchia di sangue ormai si espande sul pavimento. Non c’è nessun corpo dilaniato, né immagini splatter di sorta. Eppure la scena è chiarissima. «C’è un non so che di cartone animato che smorza tutta la violenza» ha concluso Ulrich. «Dopotutto, se non mostri violenza, chi può censurarti? Così in un modo nell’altro sia noi che l’industria discografica ne siamo usciti soddisfatti.»