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Come Jim Morrison profetizzò la nascita della musica elettronica nel ’69

In una serie di interviste del 1969, Morrison parlò di alcune "estensioni di un sintetizzatore Moog"

Nel 1969, Jim Morrison parlò del futuro della musica

Nel 1969, Jim Morrison parlò del futuro della musica

Gli ultimi anni dalla vita di Jim Morrison furono notoriamente sfortunati per il cantante che una volta veniva descritto come “il primo vero sex symbol dalla morte di James Dean e dalla pancia di Marlon Brando”. Foto di lui con la barba sfatta, i capelli che scoprono le tempie e la carne molle vicino alle ascelle ricordano, guardandole ore, più T.J. Miller che Father John Misty. È l’alcolizzato sfatto che Val Kilmer interpreta nell’iconico film di Oliver Stone, The Doors.

Ma in una serie di interviste del 1969 con il fidato corrispondente di Rolling Stone, Jerry Hopkins, Morrison fu molto tagliente. Anche se le conversazioni tra i due vedevano la partecipazione di parecchi giri di whiskey, scotch e birre, le sue risposte diedero l’impressione di un artista impegnato e pensieroso, che cercava in tutti i modi di realizzare la piena estensione della sua già incredibile potenza espressiva. Leggeva molto, scriveva poesie, era interessato al filmmaking, tutto mentre moriva dalla voglia di riconnettersi con l’esplosiva energia data dal suonare in piccoli locali e club come il Whiskey a Go Go.

Niente, però, racconta meglio la portata della visione di Morrison come quando profetizzò l’arrivo della musica dance e dell’elettronica. «Molte persone come Mozart erano dei prodigi; scrivevano opere brillanti quando erano molto giovani», disse, riflettendo sul futuro della musica. «È probabilmente quello che succederà: qualche ragazzino brillante arriverà e sarà popolarissimo. Riesco a immaginare degli artisti da soli, con un sacco di nastri e macchinari… come delle estensioni di un sintetizzatore Moog – una tastiera con la complessità e la ricchezza di un’intera orchestra, capisci? C’è qualcuno là fuori, che lavora in qualche cantina, che sta inventando una nuova forma musicale».

Riguardo a questo inedito strumento elettrico, dalle potenzialità orchestrali, e riguardo all’arrivo di questi prodigi solitari, Morrison aggiunse, «Ne sentiremo parlare tra un paio d’anni. Chiunque esso sarà, vorrei che fosse davvero popolare, che suonasse a concerti affollati, non solo in studio – in posti come Carnagie Hall…»

Incredibile, no? Ci sarebbe voluto un decennio prima che una traccia dance completamente creata con un sintetizzatore arrivasse su un dico. Norman Cook (a.k.a. Fatboy Slim) aveva sei anni. E Skrillex – che ha collaborato nel 2012 con gli allora tre membri ancora vivi dei Doors sul pezzo Breakin’ a Sweat, che includeva un campione vocale di Morrison – sarebbe nato 19 anni dopo.

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