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Claudio Baglioni “dittatore artistico” per un Sanremo sessantottino

Ecco cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova edizione del Festival: niente eliminazioni, niente politica e ospiti internazionali costretti a celebrare la tradizione italiana

Claudio Baglioni, foto Alberto Terenghi / IPA

Niente eliminazioni, cover o ammiccamenti ai talent show; ospiti internazionali “costretti” a omaggiare la tradizione italiana, canzoni più lunghe – addirittura quattro minuti, per qualcuno un’eternità televisiva – e una nuova centralità per la tradizione musicale italiana. Questo è il Sanremo pensato da Claudio Baglioni, che ha accettato la direzione artistica del Festival a condizione di avere pieni poteri e autonomia totale.

«Qualcuno mi ha detto che voglio fare il “dittatore artistico”, e io l’ho preso molto sul serio. C’è più responsabilità, sì, ma anche più potere, che non guasta», dice durante la conferenza stampa di questa mattina. «Ho sentito la necessità di dare un segnale di demarcazione, che non vuol dire per forza diversità. Per questo abbiamo scelto di rimettere al centro “la canzone italiana”. La canzone, lo sapete meglio di me, è un intruglio magico tra parole e musica, è un’arte povera e breve, ma con una forza evocativa che supera altre forme d’arte o espressione, almeno dal punto di vista della memoria collettiva».

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E l’edizione 2018 per Claudio Baglioni vale almeno due anniversari: i suoi 50 anni di carriera e della stagione del ’68, che il cantautore ha ricordato convertendo lo slogan dei movimenti studenteschi in “L’immaginazione al Festival”. «È la 68ma edizione e il 1968 vuol dire anche flower power, quando tutto il mondo pensò che il futuro potesse essere una gran bella cosa. Noi dobbiamo fare sogni, stupirci, tutto il resto c’é già. Capisco di aver fatto un bel pistolotto, ma vedrete che Sanremo sarà diverso, una bella festa».

Certo, a parole son bravi tutti, e rileggere la lista dei cantanti in gara non aiuta a credere a Baglioni – Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, Luca Barbarossa, Ron… un Sanremo con una specie di reunion dei Pooh non fa certo venire in mente l’amore libero e le università occupate. Comunque, cerchiamo di mettere da parte scetticismo e pregiudizi e andiamo a vedere come si svolgerà questa ennesima edizione del Festivàl.

La settimana

Si parte il 6 febbraio: la prima serata sarà l’occasione per presentare tutti e 20 i “campioni” in gara, che nelle due puntate successive si alterneranno con le otto nuove proposte, già selezionate nella trasmissione Sarà Sanremo con modalità fin troppo vicine ai meccanismi dei talent show – la giuria, la “pila” in CGI che si riempiva con i voti -, una maratona malriuscita e dalla durata estenuante che per fortuna verrà accantonata per il Festival vero e proprio.

«Sanremo non deve subire marcamenti da altre zone del mondo musicale», ha detto Baglioni a proposito della scelta di allungare i brani in gara e di cancellare le cover, sostituite dai “duetti” e da versioni riarrangiate delle canzoni in gara. I 20 big si esibiranno tutte le sere – «Ho deciso di non usare la parola “eliminazione”; siamo in un mondo dove le parole vengono usate con violenza: è stato asfaltato, è stato umiliato», ha detto Baglioni – fino alla finale, quando verrà incoronato il vincitore di questa edizione.

I superospiti

Liam Gallagher, foto via Facebook

Per quanto riguarda gli ospiti internazionali e non, invece, confermati Liam Gallagher, Laura Pausini e Sting. Tutti costretti a suonare qualcosa che abbia una «matrice italiana. Non vogliamo trasformarci in una passerella per musica di altri artisti. Questa è l’occasione per riportare Sanremo agli anni d’oro, quando Armstrong e i gruppi beat partecipavano a una rassegna di musica italiana».

Conduttori e sorprese

Un’immagine di Pierfrancesco Favino dal film “Suburra”

Spazio anche a Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino. La showgirl svizzera si è detta «gasatissima», e ha detto che proverà a portare sul palco dell’Ariston una “versione italiana” di quanto fatto ai Golden Globes – dove le star si sono presentate vestite di nero per dimostrare la loro solidarietà alle vittime di molestie . «Faremo qualcosa, sì, ma niente retorica», ha detto. «Dobbiamo snocciolare il tema in maniera diversa, speranzosa. Mi è piaciuta Oprah ma in Italia abbiamo altri temi che riguardano il mondo femminile».

Favino, invece, l’ha presa come una sfida: «Il fatto di essere su un palco teatrale mi tranquillizza molto relativamente. Io non mi voglio limitare. Sono felicissimo di stare qui, è una cosa completamente nuova per me. Quando avevo 6 anni stavo davanti alla tv e sognavo di entrare in quel mondo, l’ho fatto in un altro modo ma adesso sono qui. A proposito, Claudio, vuoi dire ancora qualcosa? Sei partito bello stringato, finiremo per dare la linea direttamente a Uno Mattina».

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