«Ciao a tutti! Una domanda: che problema hanno le persone coi telefoni? Perché mai devono sapere quanti passi fanno al giorno? Che differenza fa? Ma soprattutto: perché le persone devono filmare o fare foto ai concerti o nei musei? Perché???».
Inizia così una sorta di lettera ai fan pubblicata sui social da Chrissie Hynde. Prendendo spunto da un concerto di Emmylou Harris a cui è andata e da varie conversazioni con colleghi, la cantante dei Pretenders (il suo ultimo album è Duets Special e contiene duetti con Mark Lanegan, Dave Gahan e molti altri) spiega cosa si prova quando si è sul palco e ci si trova di fronte gente che scatta foto e fa video con lo smartphone. Inviare le persone a non farlo non basta, nemmeno se sei un musicista leggendario come Bob Dylan.
«Puoi pure tappezzare una sala di cartelli con la scritta “No Cameras”, ma la gente non li rispetta. È come se si sentisse autorizzata a farlo anche se l’artista ha chiaramente chiesto di evitare (si tenga presente che non parlo di cantanti pop che incoraggiano questa pratica perché vogliono finire sui social). Bob Dylan fa sigillare i telefoni in una custodia prima dell’inizio del concerto. Uno pensa che a un artista del suo calibro basti fare una semplice richiesta e che il pubblico la rispetterà… manco per sogno. La gente riesce comunque a introdurre di nascosto macchine fotografiche e telefoni».
Per la rocker, è una «strana compulsione che la gente non riesce a controllare. Mi fa venire in mente le scimmie che si masturbano davanti alle persone radunate attorno alla loro gabbia… e francamente in quel caso le persone meritano di assistere alla scena, perché le scimmie non dovrebbero stare in una gabbia… ma un artista su un palco? E a quanto pare nessuno sembra comprendere il motivo per cui agli artisti questa cosa non piace. Se vi è mai capitato di avere una zanzara che vi ronza intorno alla testa mentre cercate di addormentarvi, avrete una vaga idea di cosa significa avere delle persone che filmano il tuo concerto o che scattano fotografie mentre sei sul palco».
Hynde cita il concerto dei Emmylou Harris che ha visto alla Royal Albert Hall. «Un tizio davanti a me ha cominciato a fare video col telefono e così tutto il concerto è stato nascosto dalla luce del suo schermo (alla fine qualcuno gli ha detto che era maleducato e che i suoi video distraevano, al che ha risposto “fatti gli affari tuoi”)». Hynde si lamenta che la cosa succede ovunque, anche nei musei. «Non vado quasi più alle mostre dopo un’esperienza da incubo alla retrospettiva dedicata a Van Gogh. Idioti tenevano il telefono alzato davanti ai capolavori, impedendo agli altri di vederli. Mi veniva da piangere…».
«La mia conclusione è questa: se Gesù Cristo entrasse in una stanza oggi, la prima cosa che farebbero tutti quanti sarebbe tirare fuori il telefono. Qualcuno me lo può spiegare, gentilmente?».















