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Chi sono le Moranbong, la girl band di Kim Jong-un

La Corea del Nord non è solo quella dei test nucleari. È anche la patria di un gruppo di ragazze che canta l'amore per lo stato e per l'esercito flirtando con la musica occidentale
Le Moranbong in concerto nel 2014, foto Kcna/Xinhua/ZUMA Wire

Le Moranbong in concerto nel 2014, foto Kcna/Xinhua/ZUMA Wire

Per capire l’esistenza delle Moranbong, bisogna conoscere il concetto base della politica nordcoreana. La Repubblica Popolare Democratica di Corea è fondata sul principio di Juche, inventato dal primo Presidente Kim Il-sung. Lo Juche, o “autosufficienza”, è un’ideologia basata sulla lotta delle masse come strumento per l’indipendenza, sull’autodeterminazione e sulla sottomissione al leader. Il Leader è ovviamente Kim Il-sung (diventato “Presidente Eterno” alla morte), il cui anno di nascita, il 1912, è diventato l’anno 1 del calendario nordcoreano. Kim Jong-il, il figlio che l’ha succeduto nel 1994 come Supremo Leader della RPDC, si è beccato a sua volta un titolo post mortem: Segretario Generale Eterno del Partito dei Lavoratori di Corea. Poi è arrivato Kim Jong-un, terzogenito di Kim Jong-il, nominato Leader Supremo il 28 dicembre 2011.

La terza generazione della dinastia Kim si fa presto riconoscere con minacce di attacchi verso la Corea del Sud e test nucleari, ma il primo passo del nuovo capo di Stato è trovare un nuovo sound per la Corea del Nord. Sotto Kim Jong-il si ascoltavano le opere liriche composte dal leader stesso, ispirate ai compositori italiani e a Tchaikovsky; Jong-un invece vuole la sua band pop, simile a quelle della Corea del Sud, che suonasse la musica elettronica che tanto piace in Occidente. Il Leader va personalmente alla prestigiosa Università di musica Kim Won Gyun di Pyongyang e sceglie le migliori musiciste, tutte ragazze. Così nascono le Moranbong, nell’anno 101 del calendario Juche, parte di “un grandioso piano per portare una svolta nell’arte nell’anno che segna l’inizio di un nuovo secolo della Corea Juche”.

Le Moranbong insieme a Kim Jong-un e la moglie Ri Sol-ju. Foto EPA/Rodong Sinmun


Debutto in società
Il primo concerto delle Moranbong è del 6 luglio 2012. Il gruppo si esibisce davanti a Kim Jong-Un e a un gruppo di ufficiali. Sul palco salgono 18 musiciste capitanate da Seon-u Hyang-hui, bellissima violinista ex membro della Samjiyon Band. Gli strumenti sono principalmente elettrici: due violini elettrici, una viola elettrica, un violoncello elettrico, due tastiere, un sassofono, un pianoforte, una batteria elettrica, una chitarra elettrica, un basso elettrico. Le ragazze indossano abiti occidentali – a parte le sei coriste che su un paio di brani portano abiti tradizionali, per la prima e unica volta – e parte del repertorio è composto da pezzi stranieri, tra cui il tema di Rocky e un medley di motivi della Disney. È un evento senza precedenti nella storia della Corea del Nord, un’esibizione tecnicamente perfetta, salutata dal Leader con un pollice su. È il battesimo della prima girl band nordcoreana, più vicina alle Girls’ Generation e alle ragazze del K-Pop piuttosto che alle grandi orchestre principalmente maschili della tradizione.
Sembra che l’intento di Kim Jong-un con le Moranbong sia doppio: creare un nuovo stile musicale che porti avanti i messaggi del regime attirando il pubblico internazionale, e definire un nuovo modello di donna della nazione. Fino a quel momento, l’archetipo femminile era la “madre della rivoluzione”, ovvero Kang Ban-sok, la madre di Kim Il-sung, e sulla stessa linea Kim Jong-Un ha santificato la madre Ko Young-hui in un film biografico. Ma queste donne hanno valore solo in quanto buone madri e brave mogli legate ai Leader, mentre le Moranbong sembrano ragazze moderne, con abiti scintillanti e una bellezza tutt’altro che dimessa. Ma la vita delle donne nordcoreane è piena di limiti a livello economico e sociale – gli ultimi diritti concessi sono indossare i pantaloni e i tacchi. Ovviamente, le Moranbong non sono qui per promuovere il Girl Power, sono scelte e controllate dal Leader, e la loro funzione è fare propaganda. Ci riescono: dopo un’esibizione, diventano gli idoli delle masse.
Nello stesso mese, dall’altra parte della zona demilitarizzata, è uscito il singolo di PSY Gangnam Style. Per alcuni analisti, questa corrispondenza di date non è un caso.


Esibizione del capodanno 2013 del brano Without a Break

Fine dell’innocenza
Si segnala tra le esibizioni quella del primo dell’anno del 2013, in cui in una sezione dedicata alle “musiche dal mondo” il gruppo esegue ben tre brani italiani: Soleado del Daniel Sentacruz Ensemble, il tema di Romeo e Giulietta di Nino Rota per il film di Zeffirelli e Funiculì Funiculà – purtroppo solo strumentale, niente “Jamme Jà”. Nello stesso concerto viene presentato un nuovo brano, Without a Break, un pezzo dance-epico alla The Final Countdown dedicato al lancio del missile spaziale Unha-3 del 12 dicembre 2012, il primo entrato in orbita dei tre lanciati fino a quel momento. Durante l’esecuzione del brano, nello schermo alle loro spalle viene proiettato il filmato di un missile che fa esplodere la Terra. Il pubblico – composto da alti funzionari del partito – impazzisce. Sul sito Morandisco, il blog che recensisce i concerti delle Moranbong, l’esibizione di capodanno è descritta come “l’ultima del primo periodo di ‘innocenza’”. Dopo questo concerto, tutte le componenti vengono messe a dieta, iniziano a indossare completi militari (tutte assumono gradi dell’esercito, da ufficiali a luogotenenti) e a portare una versione femminile del taglio di Kim Jong-un. Le canzoni proposte sono quasi solamente dedicate alla grandezza del Leader e della dinastia Kim, con tanto di proiezioni del discorso del Presidente Eterno. Qualsiasi riferimento estetico a un benessere borghese viene eliminato.
Nell’autunno del 2013 l’atmosfera attorno alle Moranbong diventa ancora più fredda. Al primo concerto del 2014 quattro membri, compresa la leader Seon-u, non sono presenti, pare per la loro vicinanza a Chang Sung-taek. Chang è lo zio di Jong-un, ex vicepresidente della Commissione di Difesa Nazionale e in odore di carica a Leader alla morte di Jong-il, diventato famoso in tutto il mondo per essere stato sbranato da 120 cani per ordine del nipote (le vere modalità di esecuzione non si sanno, ma l’esecuzione è stata confermata con accusa di devianza) insieme a tutta la sua famiglia. La sparizione delle quattro Moranbong non è passata inosservata, e ha fatto temere il peggio. Si è detto che fossero state uccise anche loro, si è detto che abbiano assistito all’esecuzione di alcuni membri dell’Orchestra Unhasu, ma alcune immagini ufficiali le ritraggono in vacanza in montagna.

Le Moranbong arrivano a Pechino il 13 dicembre 2015 per la loro prima data fuori dalla Corea del Nord. Il concerto viene annullato senza una dichiarazione ufficiale il giorno stesso. Foto Xinhua News Agency / eyevine

La Cina è vicina
Dopo nove mesi di pausa da settembre 2014 ad aprile 2015, al ritorno l’atmosfera non è molto solare. I virtuosismi hanno lasciato spazio a molte più parti cantate, seguendo gli insegnamenti di Kim Jong-Il secondo cui l’arte deve servire a portare un messaggio. Prosegue l’uso propagandistico della band: le Moranbong si esibiscono davanti a un gruppo di rappresentati cubani, e il 9 dicembre tutte le musiciste vengono accompagnate alla stazione di Pyongyang per prendere un treno verso Pechino per un concerto che sancisca l’amicizia tra Corea del Nord e Cina. Sorpresa delle sorprese: la nuova leader della band è la ex fidanzata di Kim Jong-un, Hyon Song-wol. Ex performer della Pochonbo Electronic Ensemble, prima band elettronica della Corea del Nord, si diceva che fosse stata giustiziata perché aveva girato un “film porno”. Non solo il porno non esiste, ma lei è viva e vegeta, e il 10 dicembre è insieme alle sue colleghe in una soleggiata Pechino. Il concerto doveva essere solo su invito, ma alcuni cinesi sono disposti a pagare 2.000 dollari per assistere. Peccato che nella mattinata del 12 dicembre, giorno dell’evento, le ragazze vengano accompagnate all’aeroporto per tornare a casa. Un breve messaggio delle autorità cinesi spiega che, a causa di “problemi di comunicazione a livello lavorativo”, il concerto non si terrà. La spiegazione più plausibile di questi “problemi” sta nel discorso che Jong-un ha tenuto il 9 dicembre in una storica fabbrica di armi di Pyongyang: «Le armi che lui [Kim Il-sung] ha fatto qui hanno reso la Repubblica Popolare Democratica di Corea una potenza nucleare pronta a detonare la sua bomba A e bomba H per difendere la propria sovranità e dignità di nazione». Qualsiasi passo avanti diplomatico della Corea del Nord è diventato un doppio passo indietro dopo questo discorso. Nonostante la girl band e la musica elettronica stile anni ’80, il motto della Corea di Jong-un resta il solito: mai una gioia.

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