Che il Primavera Sound abbia inizio!

Arctic Monkeys, A$ap Rocky, Nick Cave, Bjork, The National, Mogwai, Migos, Father John Misty, Beach House, Tyler the Creator e tantissimi altri. Le novità dell'edizione 2018:
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Nuovi palchi e ancora più artisti: è la crescita infinita del Primavera Sound di Barcellona, 15 palchi sparsi per il meraviglioso parco urbano Parc del Forum affacciato sul mare (in cui si arriva in metropolitana) e oltre 200 concerti in quattro giorni, da mercoledì 30 maggio a sabato 2 giugno.

Quando un festival musicale riesce a generare attesa e domande significa che è diventato un punto di riferimento della cultura contemporanea.
Il Primavera Sound è qualcosa di più: è la definizione di uno stile, è un contenitore di influenze e derivazioni, è la più completa raccolta di tutto quello che di interessante sta succedendo nella musica in questo momento (in tutta la musica, dal pop al rap, dal rock classico all’indie fino all’elettronica), ed è semplicemente unico per il numero di proposte, idee, scoperte e conferme.

L’attesa si diceva: il Primavera Sound gioca tutto sulla sorpresa, crea un hype spasmodico, riesce nell’impresa di dare ad una generazione di giovani divoratori musicali esattamente quello che cercano per definirsi eclettici. Tutto è cominciato a dicembre con il video dell’annuncio misterioso della line-up dell’edizione 2018: nessun nome, solo le reazioni estatiche di dieci frequentatori abituali del festival provenienti da paesi diversi, piazzati davanti ad un computer. Grida, entusiasmo, delirio. Esagerato, ma molto efficace. Poi sono arrivati i nomi: Arctic Monkeys, A$ap Rocky, Nick Cave, Bjork, The National, Mogwai, Migos, Father John Misty, Beach House, Tyler the Creator, Vince Staples, Haim, Charlotte Gainsbourg, Cvurches, Cigarettes After Sex, Ibey, War on Drugs, Thundercat, The Breeders, Grizzly Bear, Public Service Broadcasting, The Internet, Ty Segall, Belle and the Sebastian gratis nella serata inaugurale di mercoledì, Spiritualized con orchestra e coro nell’Auditorium più un mare di elettronica, da Lindstorm a Four Tet, da Floating Points a Oneohtrix Point Never, da Jon Hopkins a Black Madonna.

A questo punto sono cominciate le domande: come saranno suddivisi nelle tre giornate? Dove sono i nuovi palchi? Come si fa a vedere più artisti possibili? Chi si esibirà nell’Hidden Stage di Heineken in cui l’anno scorso c’erano gli Arcade Fire? È questo a rendere il Primavera Sound un’esperienza unica: nella line-up c’è tutto, ma tocca a te capire cosa ti interessa. Si scopre così che National e Mogwai suonano alla stessa ora nella serata di venerdì, che bisogna scegliere tra Thundercat e Ibey, che sabato sera A$ap Rocky e Beach House salgono sul palco nello stesso momento e che devi correre per vedere Lorde e Grizzly Bear. L’annuncio degli orari precisi di ogni palco arriva solo pochi giorni prima dell’inizio del festival. Il messaggio è chiaro: crearsi un percorso del tutto personale in un fiume di suoni così diversi è il vero divertimento in questa fase nella storia della musica in cui tutto scorre insieme e velocemente. Allo stesso tempo, niente può essere separato dal resto perché l’importante è la narrazione. Non è solo musica, è la forma di cultura giovanile più forte del presente, ed è in continuo movimento: «Ogni nome è stato scelto con cura e gioca un ruolo fondamentale, la line-up non può essere compresa solo attraverso le sue singole parti» hanno detto gli organizzatori.

Al Primavera Sound non esistono limiti, quindi la novità di quest’anno è il grande spazio dato ai nomi forti dell’hip-hop contemporaneo, da A$ap Rocky ai Migos (la domanda è semplice: quando vi ricapiterà di vederli?) e all’elettronica che diventa un festival all’interno del festival con l’isola dance del Primavera Bit (che avrà anche una radio in diretta su una app) e un nuovo palco al chiuso, Warehouse, un rifugio techno con gli showcase di diverse etichette tra cui la Warp e l’esordio del progetto Liminal creato da Jonsi dei Sigur Ros.

Nella lista dei consigli su come muoversi al Primavera Sound c’è soprattutto quello di non andare in giro a caso da un palco all’altro senza un piano preciso, non arrivare tardi perché i concerti al tramonto sul mare sono una meraviglia (e spesso sono quelli degli artisti che fra un anno conosceranno tutti) e pensare che un evento così grande è nato 18 anni fa intorno all’idea semplice di un gruppo di quattro amici che organizzavano feste nella discoteca Apolo sul Parallel, in centro a Barcellona: portare la musica internazionale nella propria città. Uno dei fondatori, Abel Suarez (che ogni anno veste i panni di Dj Coco e chiude l’ultima serata con un dj set indie imperdibile) lo ricorda sempre: il primo concerto della prima edizione del Primavera Sound nel 2001 è stato quello dei Sr.Chinarro, band di culto dell’indie spagnolo, che hanno suonato davanti a 7000 persone. Nel 2018 il Primavera Sound ha esaurito da mesi gli oltre 200.000 abbonamenti, ha invaso la città con una formula alla South by Southwest (con i sette palchi di Primavera a la Ciutat e la programmazione parallela di Primavera al Raval e Primavera als Clubs oltre ai concerti gratis al CCB alla domenica) e gli artisti in cartellone sono in totalte 257. Tutti insieme, tra flow, classici, sperimentazioni, voci femminili e casse dritte creano un discorso collettivo (“Senza scritte in piccolo” come dicono da Barcellona) sulla musica contemporanea.