Home Musica News Musica

Che fine ha fatto (e che fine farà) il caro vecchio grime

Dalla rubrica "Don't Believe the Hype": i nuovi dischi di Deecee e P Money ci raccontano come sarà il grime del futuro

Il 24 febbraio 2016, nel picco più alto della montagna di hype generata dal successo mondiale di Hotline Bling, Drake firma per una minuscola etichetta di North London. È la Boy Better Know, collettivo nato nel 2005 e poco più tardi riconvertito in label apposta per pubblicare i lavori di Skepta, suo fratello JME, Wiley e una manciata di altri MC. Ora, se escludiamo Dizzee Rascal, che ormai si è sputtanato con una serie di manovre imperdonabilmente commerciali, stiamo parlando di quei quattro/cinque ex ragazzotti che nei primi vagiti del nuovo millennio si sono messi a rappare su basi 2-step e jungle, ignari così di essersi inventati un genere: il grime. Quindi se un big dell’hip hop mondiale appena consacratosi big del pop mondiale decide di metterci la faccia e scrivere il proprio nome su un contratto discografico con un etichetta grime, possiamo dire ufficialmente che il grime è tornato nella zona rossa dell’hype. Lo sapevamo già, ne è prova il successo di gente come Run the Jewels e di Azealia Banks, che come rappato si rifanno a piene mani all’aggressività extrabeat dei colleghi brit, ma ora è come se ci fossero le prove. Detto ciò possiamo prendere come esempio due dischi usciti da poco per farci un’idea di come potrà diramarsi il grime in futuro (e di come lo stia già facendo). EP di artisti piuttosto sconosciuti al di fuori dei confini inglesi — entrambi provengono da Lewisham, un sobborgo a sud est di Londra — ma ci tornano comunque utili per delineare due macro tendenze: una più conservatrice e una invece più aperta a contaminazioni esterne.

DeeCee non ha nemmeno 20 anni e raggiunge a stento i 200 follower su Facebook. È il tipico ragazzino della provincia londinese che incarna la figura del bedroom producer: manager, produttore e consulente dell’immagine di se stesso. Senza sgarrare di un solo millimetro, il suo nuovo EP, I Am DeeCee, percorre ad almeno 140 bpm i binari costruiti da Skepta e compagnia di cui sopra, unendo basi lo-fi super ritmate a testi smitragliati, ben più importanti di qualsiasi altro elemento. Dall’altra parte sta Thank You di P Money. Artista più grosso in termini di seguaci, è sicuramente meno propenso a mantenere una tradizione. Sotto il suo rappato grime infatti ci ritroviamo la trap, cosa che fa intuire un disegno espansionistico molto meno coraggioso di chi ancora spinge la dub e qualsiasi altra cosa abbiano importato le comunità black nel regno di Sua Maestà a partire dagli anni ’50. E nell’hype, la street credibility è tutto.

Altre notizie su:  Grime