Il capo d’occhio è notevole. Non tanto quello offerto dai video fatti inquadrando il palco costruito per l’occasione, coi colori tipici della band, ma quelli che permettono di vedere il pubblico e sullo sfondo il Monumento a Washington, l’obelisco di 169 metri di altezza che è uno simboli della capitale.
È stato un successo il concerto dei Turnstile al National Mall, il viale monumentale di tre chilometri circa che collega il Campidoglio al Lincoln Memorial dove sabato 24 ottobre la band ha attirato 60mila persone.
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Lo show, pensato come data finale del tour di Never Enough, era gratuito e organizzato per raccogliere fondi per Human Concern International e in particolare per le sue attività in Palestina, Sudan e Libano. Sono stati raccolti 220mila dollari, più del doppio dei 100mila che si aspettava di ottenere.
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«Il concerto si svolge nel cuore della capitale, che in un certo senso è il centro del Paese… Ma per noi questo è un po’ come casa nostra», ha detto il cantante Brendan Yates al Washington Post prima dello show. I Turnstile vengono da Baltimore, Yates è originario di Burtonsville, Maryland, più o meno a metà strada tra le due città. È cresciuto con gruppo hardcore e punk-rock della capitale come Fugazi e Bad Brains. «È la scena che ci ha cresciuti, il luogo da cui proveniamo è la nostra principale fonte di ispirazione».
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Per Yates la musica «riflette le persone che la creano, ma anche e soprattutto il mondo che le circonda». Al centro del gruppo, ha detto a febbraio, «non c’è l’individuo, ma una ricerca collettiva di un filo conduttore in un mondo in cui quei fili ci vengono nascosti». E ancora: «Non apparteniamo a nulla e apparteniamo a tutti».
«Oggi» ha detto una volta salito palco «siamo qui per riunirci attorno alla musica e celebrare l’umanità. Ma anche per lottare in suo nome. Urlate così forte da farvi sentire fino alla Casa Bianca».
Lo show dei Turnstile si allaccia una tradizione di concerti di protesta al National Mall comprendono anche due esibizioni dei Fugazi, gli eroi underground locali.
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