Cesare Cremonini: «Sentivo un mostro dentro di me. Era schizofrenia» | Rolling Stone Italia
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Cesare Cremonini: «Sentivo un mostro dentro di me. Era schizofrenia»

«Lo psichiatra mi ha fatto vedere il mostro. Venivo da due anni di ossessione feroce per la musica. Il lavoro era la causa», ha detto il cantautore in un’intervista al ‘Corriere della Sera’

Cesare Cremonini sul palco del Forum di Assago

Foto di Kimberley Ross

«Sentivo dentro di me una figura estranea. Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola. Mi sembrava quasi di vederlo. E lo psichiatra me lo fece vedere. La diagnosi era: schizofrenia. Percepita dalla vittima come un’allucinazione che viene dall’interno. Un essere deforme che si aggira nel subconscio come se fosse casa sua». Così Cesare Cremonini in un’intervista al Corriere della Sera, rilasciata in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Let Them Talk. Il cantautore racconta di essere andato dallo psichiatra per accompagnare un’altra persona, ma che finì per raccontargli cosa stava provando, i sintomi crescenti, i due anni di «ossessione feroce per la musica» che l’avevano fatto sprofondare.

«Ero sempre chiuso in studio, anche la domenica. Smisi di tagliarmi la barba e i capelli», racconta. «Mangiavo due pizze pure a cena. Superai i cento chili. Non facevo più l’amore, se non da ubriaco. Lo psichiatra mi chiese cosa mi faceva sentire meglio. Risposi: camminare. Non lavorare, il lavoro era la causa». Cremonini ha detto anche di aver preso dei farmaci – «cose leggere di cui non parlo per rispetto a chi ha dovuto fare cure pesanti» –, e che quel periodo ha ispirato Nessuno vuol essere Robin. «L’ho scritta in quattro minuti: “Fammi un’altra domanda, che non riesco a parlare”. La mia prima ammissione».

Nell’intervista Cremonini racconta anche com’è nata la sua passione per la musica, il successo incredibile e inaspettato dei Lunapop – «mi spettava l’1% degli incassi, ma arrivò lo stesso un assegno da 60 milioni» –, la storia d’amore con Malika Ayane, cosa succederà alla musica italiana dopo la pandemia. «Ci sarà un forte ritorno alla territorialità, alla strada, allo scambio».

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