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Cesare Cremonini a Milano: «Questo spettacolo è un gol da centrocampo»

Proprio come i veri campioni è più interessato a superare i suoi traguardi che quelli altrui. Lo abbiamo incontrato per la tappa milanese del suo "Più Che Logico Tour"

Cesare Cremonini, 35 anni - Foto Prandoni

«Per tenermi in forma più che fare provo a non fare. Cerco di ridurre quello che farei, di limitare la mia ingordigia per la vita«. Ma nonostante la pancetta da “ingordo della vita” Cesare Cremonini è uno sportivo, e la sua (ormai) lunga e (sempre) fortunata carriera è stata guidata da una forma di sanissimo agonismo, una competitività che non si misura con il numero di dischi venduti né con la risposta di pubblico al suo Più Che Logico Tour (vittoria facile con due date sold out al Forum).

mi sono confrontato
solo con me stesso, che è la cosa più difficile


Cesare Cremonini è uno sportivo vero perché compete innanzitutto con sé stesso, e proprio come i veri campioni è molto più interessato a superare i suoi traguardi che quelli altrui. Per capire basta sentirlo parlare del nuovo tour: «Questo spettacolo è un gol da centrocampo, una rovesciata al volo. Una cosa difficile, che proprio per questo mi dà molta soddisfazione: a solo un anno di distanza dall’ultimo tour c’era un grandissimo rischio di ripetersi, così mi sono impegnato per far sì che chi venisse a vedermi vedesse uno spettacolo completamente nuovo. Per farlo mi sono confrontato solo con me stesso, che è la cosa più difficile. C’è la stessa quantità di gente dello scorso tour, ma non volevo che fosse un pareggio. Volevo che fosse una vittoria, per questo ho fatto in modo che ci fosse tanto di più». E i numerosissimi fan che hanno visto il formidabile concerto di Milano, capace di accostare pezzi che sono ormai di fatto dei classici ai nuovi inediti grazie ad un massiccio lavoro di riarrangiamento, non possono che dargli ragione, e decretare in massa questa vittoria tanto cercata.

Cesare Cremonini, 35 anni - Foto Prandoni

Cesare Cremonini, 35 anni – Foto Prandoni

Ci hai detto che ci saranno tante novità rispetto allo scorso tour.
In scaletta ci sono ventitré singoli su ventiquattro canzoni. Per fortuna abbiamo lavorato tanto in questi anni per mettere insieme una buona rosa di giocatori, perché le grandi squadre sono quelle che hanno anche i campioni in panchina, non solo in campo. Ci sono delle riscoperte bellissime come Maggese e Le Tue Parole Fanno Male accanto a canzoni nuovissime. È uno spettacolo che rimane sostanzialmente musicale: nonostante gli schermi a fondo palco siano ancora più grandi dell’anno scorso la musica non viene mai messa in secondo piano, è uno show che funzionerebbe anche se rimanessimo solo io e la mia band senza niente intorno. Sarà anche molto fisico… Insomma, sono di quella scuola lì.

Dopo il tour invece? Programmi per il futuro?
La mia intenzione è quella di fermarmi: voglio che il prossimo disco sia il più bello della mia vita. Per me poi ”fermarmi” non vuol dire fermarmi davvero, ma mettermi a scrivere. Chiaramente mi riposerò anche un po’ per vivere, perché nelle canzoni c’è dentro anche quello, anzi, soprattutto quello. Però ecco, vorrei stare tranquillo per un paio di anni per scrivere un disco che spero sia il più bello della mia carriera. Da oggi in avanti il mio avversario principale sarò io stesso, nel fare concerti come nello scrivere. Sono arrivato a trentacinque anni con tutte le cose che servono al posto giusto: ci sono stati momenti in cui avevo l’appoggio delle radio ma ero carente sui live, momenti in cui la discografia mi seguiva ma non avevo un pubblico così vasto. Oggi credo che tutti i tasselli siano andati al loro posto, per questo credo che il prossimo disco sarà davvero molto importante.

voglio che il prossimo disco sia il più bello della mia vita

Il confronto con te stesso e con i notevoli successi già raggiunti non è mai stato un blocco?
Ma no, credo di aver imparato che “una cosa la so fare”, come dice la canzone (ride). Ho sempre fatto un disco ogni due anni, un tour all’anno, insomma, tantissima roba…adesso invece sono più tranquillo e consapevole dei miei mezzi. E poi sono circondato da una squadra davvero molto molto buona. Non dobbiamo mai dimenticare che intorno al mio lavoro e a quello di ogni altro artista c’è sempre e in ogni caso una grande squadra. Persone che mi sanno guidare, che mi aiutano a scegliere il momento giusto per ogni cosa. Persone che scrivono e arrangiano insieme a me le canzoni che faccio, che riescono a rendere visibili le cose che immagino. Io sono solo la punta di una piramide che sta bene in piedi, e questo è molto importante.

Parliamo un attimo del web: tu ne fai un uso molto corretto ed elegante, ma può capitare che ci si rivolti contro, provocando conseguenze quasi disastrose. Penso alla storia di Gianni Morandi e del social media ad esempio.
Aspetta, posso assicurare che Gianni Morandi fa tutto in casa, puoi scriverlo, te lo dico io! Lo so perché lo conosco, la sua è un’azienda del tutto familiare. Pensa che io ho avuto anche l’onore di essere fotografato da Anna! Beh, innanzitutto secondo me il primo motivo per cui siamo un po’ tutti attratti dai social è la vanità. Siamo tutti ammalati di questa malattia, non riesco a trovare altri motivi. Però credo anche che in qualche modo ne siamo tutti consapevoli. Ecco, io non ho il social media. Ma voglio rimanere illuso che quando leggo qualcosa di chiunque sia sempre proprio lui a scrivere, ecco, non mi rovinate tutto. È un po’ come la televisione, è tutto scritto ovviamente. Dov’è la verità alla fine? Chi la vuole, soprattutto.

E come si traduce in termini di scrittura questo rapporto con la verità?
Beh, bisogna essere molto presuntuosi per ritenere di avere la verità..

Mi pare che in passato tu abbia detto che nella prima parte della tua carriera c’era, a livello tematico e di scrittura, una ricerca quasi ossessiva della verità, mentre adesso accetti di più i compromessi. Vero?
Semplicemente ci sono stati dei momenti in cui la fantasia era al massimo, e ho raccontato storie cinematografiche, come La Nuova Stella Di Broadway: non mi sono mai vestito da stella di Broadway, quindi non c’è verità in senso stretto, ma una sorta di verità fantasiosa. Ci sono poi pezzi come Marmellata: tutte le volte che penso a quella canzone ho l’immagine di me sul divano di casa mia vecchia, le scarpe della mia ex davanti e lei che non c’era più. Un’immagine quasi fotografica quindi. Ci sono invece canzoni come Logico #1 che richiedono epicità, un’esplosione che non posso certo dirti assomigli a quando mi sveglio alla mattina e bevo una spremuta, ecco. Oppure Lost In The Weekend: lì racconto un mondo totalmente esterno a me, forse perché è meno noioso. Possiamo dire che ogni fase abbia la sua caratteristica, e siano tutte vere.

E questa voglia di autosuperamento? La vivi più nel live che nella scrittura?
Bah, in tutte e due in realtà.. Ma non è neanche questione di autosuperamento, di stimoli piuttosto. Sai, dopo 50 Special e Un Giorno Migliore ho fatto Bagus, che è il mio primo disco solista e contiene PadreMadre. Quella canzone ha riscosso un certo successo, ma piace anche a chi mi ha scoperto molto dopo. Vuol dire che c’è qualcosa in quella canzone. In quel periodo lì molti mi hanno chiesto perché stessi facendo pezzi così diversi da prima. Adesso invece quella successione racconta una storia che si può leggere dall’inizio alla fine, come un libro diviso in capitoli. Certe canzoni non hanno neanche più bisogno di me, fanno parte del background della gente, hanno vita propria. E io non posso far altro che accompagnarle. Non vorrei dirlo io, ma è il momento in cui un brano diventa un classico. E questa è una cosa bellissima: ci sono ragazze ai concerti che cantano canzoni che ho scritto quando non erano neanche nate. Ho la sensazione che davvero certi pezzi non abbiano più bisogno di me, un po’ come dei figli diventati grandi. È questo il grande premio che ti dà la musica se hai fortuna.

ci sono ragazze ai concerti che cantano canzoni che ho scritto quando non erano neanche nate

Ma nei live hai sempre voglia di rimetterti in gioco e cambiare gli arrangiamenti dei tuoi classici, ad esempio.
Ci sono alcune canzoni che è giusto che abbiano lo stesso vestito, innanzitutto perché non si è sgualcito, e poi perché è bello così. Ci sono invece dei pezzi come Una come Te, o Gli Uomini E Le Donne Sono Uguali che durante il concerto vengono interpretate in chiave jazz, perché sono un po’ matto e ho voluto provare a fare anche questo: in location grandissime come il forum creare un ambiente intimo, più da jazz club che da palasport. Questo non perché voglia essere forzatamente creativo in tutto quello che faccio, ma perché vengo da Bologna, una città in cui il jazz è stato molto importante. Lì i musicisti jazz vengono su come i funghi, e io voglio raccontare anche il posto in cui vivo: un posto pieno di musica, di gente che vuole suonare, di negozi di dischi, di sale prova, di club… Questo spiega un po’ come lavoro. Non cerco di fare quello che è figo o va di moda oggi, sono uno che cerca di portare ad altissimo livello quello che ha nel sangue e sotto la pelle. Da buon bolognese sono amante delle tradizioni, e cerco di portarle al massimo dello splendore, in altre vesti e altri ambienti.

Parli dei momenti al pianoforte?
Quello è un momento molto bello. È uno dei pochi momenti del live in cui riesco a rilassarmi del tutto; non propongo fisicità, quindi gli occhi hanno tutto il tempo di concentrarsi su quello che mi capita di fianco. Quando sei da solo con un pianoforte e ci sono diecimila persone che cantano la tua canzone per un istante ti sfiora l’incredulità. Dopo rientri in te stesso e torni a fare il tuo mestiere, perché devi essere presente. Ma quando vedi tutto questo muoversi intorno a te e tu sei lì fermo hai il tempo di concentrarti su quello che sta accadendo, e sta accadendo una cosa meravigliosa. Ti chiedi quasi come sia possibile, perché è quello che sognavi da piccolo, e si è realizzato.

Per concludere mi parli un po’ del cofanetto che hai in mano?
Questo è un confanetto in edizione limitata. Uscirà il 27 Novembre e contiene tre dischi, Logico, Più Che Logico e i nuovi inediti, è accompagnato da booklet fotografici autografati che raccontano un po’ tutto quello che è successo quest’anno; il grande lavoro che abbiamo fatto che non è soltanto musicale ma anche estetico. Non è rivolto al grande pubblico né una trovata commerciale, ma un’edizione limitata rivolta soprattutto ai collezionisti. Anche questo è stato molto importante per me, perché ci sono stai momenti in cui avrei voluto pubblicare qualcosa del genere, ma la mia casa discografica non era troppo dell’idea. Adesso succede perché c’è evidentemente una grande fiducia nei miei confronti, e questa è una cosa che fa bene a chi scrive canzoni…guarda, sembra lo slogan di un supermercato ma è così: per me vuol dire fiducia.

Ecco le prossime date del Più Che Logico Tour in Italia:

19 novembre 2015 Padova – Kioene Arena
21 novembre 2015 Conegliano – Zoppas Arena
22 novembre 2015 Trieste – Palatrieste
24 novembre 20215 Verona – Palasport

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