Cesare Cremonini: «I Coldplay hanno coraggio, scrivono ancora canzoni universali» | Rolling Stone Italia
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Cesare Cremonini: «I Coldplay hanno coraggio, scrivono ancora canzoni universali»

Il cantautore ha scritto un post su Instagram per parlare di ‘Coloratura’, il brano di 10 minuti pubblicato dalla band. «È analogica e digitale, ha dentro un po’ di Beatles e un po’ di Pink Floyd»

Cesare Cremonini, foto: Kimberley Ross. I Coldplay, foto: James Marcus Haney

A qualche mese dall’uscita, i Coldplay hanno pubblicato un altro estratto dal loro nuovo album Music of the Spheres. Si tratta del brano di chiusura, una suite intitolata Coloratura.

Il brano dura circa 10 minuti e riprende il tema “interstellare” di tutto il disco. Il testo è una sorta di viaggio panoramico nel cosmo, con Chris Martin che nomina vari corpi celesti come Galileo, Oumuamua e Betelgeuse. “È un mondo assurdo, è vero”, canta nel finale, dopo un assolo di chitarra. “In questo mondo assurdo, voglio solo te”.

Considerando la durata, Coloratura è più un regalo ai fan che un singolo, che secondo quanto dice la band arriverà a settembre, un mese prima dell’uscita del disco. L’operazione è piaciuta molto a Cesare Cremonini, che ha pubblicato un post su Instagram per commentare il pezzo e spiegare perché «è musica pop che prova a guardare ancora molto lontano». Ecco cosa ha detto.

«Il nuovo singolo dei Coldplay, Coloratura, dura 10 minuti. Al di là dei gusti personali e di questa canzone che ha dentro i Coldplay sia analogici che digitali, il bravissimo Davide Rossi, un po’ di Beatles e un po’ di Pink Floyd, mi ha fatto venire voglia di scrivervi una cosa molto semplice che lascio nelle nostre mani», racconta il cantautore.

«Quando si ha il coraggio di proporre ancora canzoni, oggi, melodie che si sono nutrite di visioni universali, si fa una cosa sempre più rara ma molto importante che va al di là dei gusti: provare a tenere ancora insieme un pubblico frammentato che fa fatica a comunicare tra generazioni diverse, tra analogico e digitale per l’appunto. E forse anche una discografia che vive ossessionata dai numeri indecifrabili dello streaming e che domani chissà chi o cosa inseguirà», spiega, aggiungendo poi che gli artisti hanno il dovere di unire «come intorno a un fuoco», e che operazioni come questa fanno bene alle radio, ai grandi live e all’informazione, «oggi considerati mondi che non comunicano più tra loro, che si inseguono creando improvvisi imbarazzi e a volte piccoli disastri».

«Per questo motivo vi parlo sempre di musica pop come di visioni», conclude Cremonini. «Solo così alcune canzoni potranno provare a guardare ancora molto lontano (e forse anche l’industria discografica)».

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