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Cancellato il concerto di Sizzla: «Le sue canzoni sono omofobe»

Dopo le proteste della comunità LGBT, gli organizzatori del Just Music Festival hanno annullato l'unica data europea dell'icona reggae, spesso protagonista di attacchi violenti contro le persone omosessuali

Sizzla

Sizzla

Dopo le tantissime proteste delle scorse settimane da parte della comunità LGBT, amplificate anche dalla manifestazione che domenica ha sfilato fra le strade della capitale per celebrare il Gay Pride, gli organizzatori del Just Music Festival si sono trovati costretti ad annullare il concerto di Sizzla, uno dei massimi esponenti del reggae giamaicano, previsto per il 2 luglio a Ex Dogana come unica data europea dell’artista.

Il motivo? Lo stesso per cui in passato il cantante è spesso finito sotto i riflettori, non tanto per la sua musica, quanto per i suoi testi spesso caricati da forti toni omofobi. L’annullamento del concerto romano è infatti solo l’ultimo di una serie di episodi che, negli anni, hanno visto come protagonista Sizzla e alcuni suoi brani, in cui l’artista giamaicano si scagliava senza mezzi termini in attacchi verbali molto violenti contro le persone omosessuali.

“Le lesbiche e i gay devono bruciare”, recitava il testo di un freestyle portato in scena nel 2013 da Sizzla sul palco del festival giamaicano Sting, probabilmente la vetrina più importante a livello mondiale per la scena reggae, da cui il cantante fu in seguito bandito proprio a causa di quella performance. Tuttavia, già nel 2004 a Sizzla era stato negato l’accesso in Gran Bretagna dopo che un’indagine voluta da Scotland Yard aveva evidenziato le parole cariche di violenza delle canzoni dell’artista, accusa aggravata anche dall’incitamento all’omicidio. Sempre nello stesso anno, inoltre, le prime proteste delle associazioni LGBT contro i contenuti omofobici nella musica portarono all’esclusione di Sizzla dagli MTV Video Music Awards oltre che a tantissime altre date annullate, fra cui quelle del 2009 a Bari e Bologna.

Poi il ‘pentimento’, forse più di facciata che altro, quando nell’aprile 2007 Sizzla e altri nomi di punta del reggae giamaicano come Buju Banton, Beenie Man e Capleton firmarono il “Reggae Compassionate Act“, un documento in cui i quattro si impegnavano a escludere contenuti violenti e omofobi dalle loro canzoni. Tuttavia, negli anni Sizzla ci è ricascato, prima difendendo quei tantissimi artisti reggae che, caricando i propri brani di tematiche religiose tratte da un’interpretazione letterale della Bibbia, sono ancora fortemente schierati contro l’omosessualità, poi degenerando nella performance del 2013 allo Sting, seguita da tanti altri attacchi diretti alla comunità LGBT.

Insomma, se in passato, come recita il comunicato diffuso dagli organizzatori, il Just Music Festival si è spesso distinto per aver portato sul palco “icone di comunità, scene e minoranze che trovano nella musica la loro voce” come Massive Attack o Public Enemy, questa volta si è preferito non alimentare il polverone e cancellare la data di Sizzla anche se, d’altro canto, non sono mancate le polemiche di chi, sottolineando l’impegno preso dall’artista con il Reggae Compassionate Act, vede l’esclusione come un atto di censura.

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