Camila Cabello, da Cuba con amore

Ha mollato le Fifth Harmony per diventare una star al 100%. L’ascesa irresistibile di un cuore latino, ma con l'anima a Miami.

Camila Cabello è nata nel 1997 a Cuba. Nel 2012 ha partecipato a X Factor con le Fifth Harmony. Il suo primo album solista si intitola Camila.


La pop star più in ascesa del 2017 è seduta nel backstage della Capital One Arena a Washington D.C., mangia patatine piccanti e sta cercando di capire cosa fare con il poco tempo libero a disposizione. Fra tre ore, Camila Cabello starà volteggiando sul palco, con un corsetto e stivali al ginocchio, ma al momento è vestita come una studentessa del college, con un maglione grigio oversize, leggings e i capelli castani raccolti. È lunedì, siamo a metà dicembre, il tipo di giornata fredda in una città altrettanto fredda che fa venire a Camila nostalgia di Miami, casa sua. Ma c’è sempre Netflix. «Vuoi guardare le repliche di Friends?», chiede, e suona genuinamente esaltata dall’idea.

In questo momento, Cabello è esaltata praticamente per qualsiasi cosa, e chi potrebbe dire il contrario? Da un anno ha lasciato le Fifth Harmony, girl group sforna-hit creato a X Factor Usa (quando esisteva ancora) dai giudici dell’edizione 2012, Simon Cowell compreso. Ora buttarsi in una carriera solista sembra essere stata una grande idea, ma al tempo aveva fatto arrabbiare i fan (lasciando anche il gruppo, ora formato da quattro ragazze, con un nome che non ha senso). Cabello ha un singolo di successo che viene dal suo cuore: l’irresistibile Havana, in collaborazione con Young Thug, «un’ode alle mie radici, alla mia cultura», nata con una semplice nota sul suo iPhone.

La traccia – che finalmente rende giustizia alla sua voce calda – è un omaggio alla capitale di Cuba, dove è nata da padre messicano e madre cubana; quest’ultima è con noi nel camerino proprio ora. Il successo della canzone ha anche aiutato Cabello a trovare una direzione per il suo prossimo album: il singolo successivo, la rockeggiante Never Be the Same è ugualmente particolare, con un ritornello di grande respiro che la fa arrivare quasi al limite del suo registro (e dal vivo, su questo pezzo, suona la chitarra elettrica). La famiglia Cabello è immigrata negli Stati Uniti quando lei aveva 6 anni, cosa che regala un’aura poetica al suo successo nell’era di Trump. «Non avevo mai realizzato», ha detto di recente, «quanto razzismo ci fosse nel nostro Paese». Quando arrivò a Miami, non sapeva nemmeno parlare inglese – ed era anche molto timida – quindi provò a conquistare nuovi amici mettendo sul suo boombox canzoni a tutto volume. «Era il mio modo di comunicare», racconta. «Mia nonna diceva sempre che avevo un mondo interiore enorme».

Da quando ha 15 anni, si divide tra tour e registrazioni, praticamente dai tempi delle audizioni di X Factor – a cui è andata contro il volere dei suoi genitori, che comunque hanno finito per accompagnarla sul palco – ispirata da un videoclip di consigli degli One Direction (anche loro creati da Cowell, ma nell’edizione Uk del programma). Con l’arrivo del successo, qualcosa si è rotto all’interno delle Fifth Harmony. Ed è diventato evidente quando lei stessa ha infranto il protocollo del pop per pubblicare tracce soliste, tra cui il suo duetto hit con Machine Gun Kelly, Bad Things, prima di lasciare definitivamente la band.

Ma Cabello, che ha iniziato a scrivere i suoi pezzi a 16 anni, non è ancora pronta a raccontare tutto, dicendo di non voler creare drammi né intristire i fan. Non dice nemmeno se è stata una sua scelta, quella di lasciare le Fifth Harmony. «Molti miei fan erano fan del gruppo, o lo sono ancora», dice perdendo il solito entusiasmo, quando tocca il suo argomento meno gradito. «Non voglio rovinare il sogno a nessuno. Hanno creduto in qualcosa di bello. Sono sicura che anche con gli One Direction nessuno vada a scavare dietro le quinte. Vedi solo il sogno». Sta crescendo così velocemente che ha cambiato il titolo e lo stile del suo primo album, uscito il 12 gennaio, mentre ci stava lavorando. All’inizio, avrebbe dovuto avere un titolo melodrammatico, The Hurting, the Healing, the Loving con una traccia più triste ad anticipare il disco, I Have Questions, uscita a maggio. Il testo potrebbe parlare della fine di una relazione oppure, forse, della disfatta di un gruppo di cinque ragazze. “I gave you all of me”, dice il testo. “My blood, my sweat, my heart and my tears”.

Ma questo succedeva a maggio. Il disco poi si è chiamato semplicemente Camila ed è molto più positivo di quanto programmato. «All’inizio pensavo che sarebbe stato un album di canzoni tristi», dice. «Poi, più passava il tempo, più è migliorato. Mi sentivo felice, ero più equilibrata». Il 2018 sarà pieno di promo e tour. Ma Camila vuole essere sicura di non perdere di vista la sua vita personale. «Il modo in cui ho lavorato finora», dice, «rende complicate le relazioni, le amicizie e mette a dura prova anche la salute». La mancanza di tempo potrebbe essere una delle ragioni per cui non ha mai avuto una storia d’amore seria. Detto questo, «ho sempre delle cotte per qualcuno», dice. «Sono fatta così! Sarebbe noioso altrimenti, una ragazza deve sognare a occhi aperti».

Quando ha registrato le tracce per il suo disco a L.A., si è sentita un po’ alla deriva, isolata. «Mi piace dimenticarmi che sono una cantante o qualcuno di famoso», dice. E non poteva farlo sicuramente a Los Angeles. «Era difficile trovare persone che mi guardassero come una ragazza di 20 anni. Mi sentivo come se non avessi una vera vita fuori dallo studio». Si immagina sempre come potrebbe essere da «super vecchia» e come guarderebbe la sua vita. Per questo molti dei suoi sogni non hanno niente a che fare con la musica. «Mi piacerebbe andare in Italia, vivere in Spagna», dice. «Voglio comprare casa a New York e innamorarmi». Ma oggi è già tempo di meet & greet (con le briciole di patatine ancora sulle dita), interviste radio e poi il concerto dentro un’arena piena di fan urlanti. Ma riesce comunque a immaginare un’altra vita. «Vorrei vivere davvero», dice. «Mi piacerebbe essere semplicemente una ragazza, ogni tanto».