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Bugo è pronto per la resistenza contro la musica creata dall’intelligenza artificiale

«Mi immagino una situazione spaccata in due. Da una parte i robot che fanno tutto, AI che scrivono canzoni, le cantano, fanno concerti con ologrammi, dall’altra parte gli umani che si radicalizzeranno formando band con chitarre, basso e batteria»

Foto: Federico Sorrentino

Le canzoni create con l’intelligenza artificiale non sono solo un divertissement, un modo per sentire un ipotetico duetto tra Drake e The Weekend o ascoltare un album degli Oasis riformatisi grazie all’IA. I generatori vocali rappresentano la superficie del fenomeno. La vera partita si gioca altrove, ovvero sulla possibilità che l’IA diventi uno strumento fondamentale nella creazione e nell’esecuzione di musica inedita, con un esito negativo dal punto di vista legale, con la difficoltà nell’identificare ciò che è originale e tutelabile dal punto di vista del diritto d’autore e ciò che non lo è, e dal punto di vista artistico con la eliminazione di ciò che nella musica è riconducibile all’esperienza umana e la sostituzione con una sua imitazione.

Già oggi, secondo una ricerca condotta su 1500 produttori che non ha valore scientifico ma un’indicazione la dà, emerge che uno su tre usa strumenti alimentati dall’intelligenza artificiale e che l’86% pensa che tool di questo tipo rimpiazzeranno gli strumenti oggi a disposizione per creare musica.

Utopia o distopia? Non significa che non ci saranno più musicisti in carne e ossa, ovviamente, ma che il processo di standardizzazione cominciato con la digitalizzazione diventerà sempre più importante.

In questo scenario, Bugo immagina in una serie di tweet un mondo in cui tra programmazioni, intelligenza artificiale e ologrammi (si veda il caso clamoroso degli ABBA), il rock torna ad essere una musica di resistenza «quasi illegale, minoritaria, in segreto». È l’elogio dell’imperfezione e della musica fatta da esseri umani (e che si sente che è fatta da esseri umani) contro l’omologazione delle macchine.

«Se davvero l’intelligenza artificiale può anche scrivere una canzone, allora mi ritiro», scrive Bugo in modo provocatorio. «I programmatori di computer saranno le rockstar del futuro, aiuto. In questo scenario apocalittico in cui i computer scriveranno canzoni, mi immagino allora una situazione spaccata in due: da una parte i robot che fanno tutto, AI che scrivono canzoni, le cantano, fanno concerti con ologrammi, mentre dall’altra parte gli umani che si radicalizzeranno formando band con chitarre basso e batteria, in una sorta di resistenza, quasi illegale, minoritaria, in segreto. Un po’ sembra già così».

«Il rock and roll è l’unica forma vera di resistenza possibile adesso. Guitar music vs AI. Le imprecisioni, le stonature, gli errori contro la perfezione noiosa e piatta delle macchine. FANCULO I SOFTWARE».

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