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Bruno Belissimo, tra la disco e Alvaro Vitali

Oggi vi presentiamo in anteprima Ghetto Falsetto il nuovo album del producer italo-canadese, che dopo aver fatto ballare il SXSW ora riaccende la mirror ball nei club.

«Per Ghetto Falsetto ho lavorato più come un producer che come un bassista che fa musica elettronica, anche se le idee iniziano sempre sul mio basso poi arrivano tutte le influenze», dice Bruno Belissimo raccontando del suo nuovo album, in uscita il prossimo 4 maggio per La Tempesta/Stradischi. Un album che è un nuovo tassello nella carriera del musicista italo-canadese dopo il debutto omonimo targato 2016 con cui Bruno si è fatto conoscere al grande pubblico per il suo sound caleidoscopico, che dalla disco spazia verso la musica latina, dalla house fino al funky o alle colonne sonore dei film anni ’70.

Bruno Belissimo. Foto Erminando Aliaj.

Un disco, Ghetto Falsetto, che stava per non uscire: «Nel gennaio dell’anno scorso ho subito il furto del computer che conteneva alcuni provini ai quali stavo lavorando. Ho perso tutto, ma quando finalmente ho potuto ritornare in studio con un laptop nuovo, in meno di un mese avevo già scritto dieci pezzi, le stesse tracce che ora compongono il disco! Probabilmente per la frustrazione accumulata», racconta Bruno quasi scherzandoci su.

Bruno Belissimo. Foto Erminando Aliaj.

Tuttavia, a differenza dell’album precedente, il nuovo è decisamente più orientato al dancefloor: «Avevo ben chiaro fin dall’inizio dove avrei portato Ghetto Falsetto e fin dall’inizio l’ho composto per far ballare il pubblico durante i concerti, per l’album precedente ho fatto più di 100 concerti in cui praticamente ho riscritto i brani perché alcuni erano troppo lenti. Questa volta ho consapevolmente scritto per portare Ghetto Falsetto nei club».

Un sound che ha fatto ballare anche oltre oceano, al SXSW, il festival di Austin, mecca dell’indie internazionale: «Il mio ruolo era quello del party maker alla fine dei concerti, si è creata subito un’atmosfera di festa, il pubblico è molto spigliato – più di quello italiano – se c’è da ballare non si tira indietro nessuno, poi all’estero apprezzano molto di più il mio genere principale, l’italo-disco». Cioè? «In Italia l’italo-disco è vista quasi come un retaggio dei vecchi DJ, per me invece è un’ispirazione, voglio ricrearla attuale, per il 2018 e per il futuro, in modo che il mio suono sia subito riconoscibile».

Parlando di ispirazioni, viene in mente il disco precedente e quel richiamo a Pamela Prati con il brano Suavecito anche per Ghetto Falsetto i riferimenti ‘strani’ non mancano: «Per Soft Porn avevo in testa l’immagine di Alvaro Vitali mentre guarda un paio di tette nei b-movie, il lato grottesco del cinema italiano per cui creo delle nuove colonne sonore. Io di queste cose ci vivo».

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