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Bruce Springsteen: «L’ICE deve togliersi dai cogli*ni a Minneapolis»

Durante l’evento benefico Light of Day ha criticato le «tattiche da Gestapo» delle forze dell’ordine federali anti-immigrazione, ha dedicato ‘The Promised Land’ a Renee Good, ha detto che non è miliardario

Foto: Rob DeMartin

«ICE should get the fuck out of Minneapolis», l’ICE deve togliersi dai coglioni a Minneapolis. È il messaggio inviato da Bruce Springsteen al Light of Day, evento non-profit per i malati di Parkinson a cui partecipa da anni e che si è tenuto sabato al Count Basie Theater in Red Bank, New Jersey, lo stesso teatro dove il musicista ha filmato la versione dal vivo di Nebraska uscita l’anno scorso.

«È probabilmente una delle canzoni migliori che ho scritto», ha detto introducendo The Promised Land che ha suonato durante il set con Joe Grushecky and The Houserockers. «Ho scritto questa canzone come un’ode al senso di possibilità americano, per il Paese meraviglioso ma imperfetto che siamo e per il Paese che possiamo diventare. Viviamo tempi incredibilmente critici. Gli Stati Uniti, gli ideali e i valori che hanno rappresentato per 250 anni sono messi alla prova come mai prima in epoca moderna. Quei valori e quegli ideali non sono mai stati tanto in pericolo come lo sono adesso».

«Se credete nella democrazia e nella libertà… se credete che la verità conti ancora e che valga la pena prendere posizione e lottare… se credete nella legge e nel fatto che nessuno sia al di sopra di essa… se vi opponete a truppe federali armate e col volto coperto che invadono le città americane usando tattiche da Gestapo contro i nostri concittadini… se credete di non meritare di essere uccisi per aver esercitato il vostro diritto di protestare… allora mandate un messaggio a questo presidente». E ancora: «Come ha detto il sindaco della città: l’ICE deve togliersi dai coglioni a Minneapolis. Questa canzone è per voi e per la memoria di Renee Good, madre di tre figli e cittadina americana».

Springsteen ha fatto una quindicina di pezzi, anche con Willie Nile e Gary U.S. Bonds («Ha 86 anni, dieci più di me!»). Prima di interpretare Savin’ Up, un pezzo del 1983 dato a Clarence Clemons e di fare un discorso sul fatto che una volta morto San Pietro non ti chiederà qual è il conto in banca ma il “conto dell’amore”, Springsteen ha fatto un breve discorso sulla ricchezza.

«Stavo guardando la CNN e a un certo punto dicono che una quinta persona si è aggiunta alla lista dei miliardari del rock’n’roll musica ed è Beyoncé. E io penso: ok, la quinta cazzo di miliardaria, ma chi sono gli altri quattro? Il primo che dicono è Paul McCartney e so per certo che lui un miliardo di dollari ce l’ha. Poi c’era credo Paul Simon e potrebbe avere un miliardo di dollari. Però poi fanno il mio nome e quello che mi fa incazzare è che dicono che io ho un miliardo di dollari quando invece non ce l’ho. Magari ce l’avessi. E continuano a dirlo e quello che non capiscono è che ho dei soci: qualcuno ha mai sentito parlare della E Street Band? Io ho dei soci, cazzo. Non ho un miliardo di dollari!».

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