Brian Eno critica Ed Sheeran per la gestione del caso Macklemore, escluso dalle date americane del suo Loop Tour dopo aver gridato «Free Palestine» durante un concerto nel New Jersey: «Ed, secondo me, è stato debole». A opporsi alla presenza del rapper i responsabili di alcuni stadi, che hanno imposto agli organizzatori di escluderlo. Sheeran ha spiegato di aver cercato una mediazione, ma per Eno non basta.
«Le persone contro cui dovremmo davvero puntare il dito sono quelle che non hanno permesso che lo spettacolo andasse avanti», ha dichiarato all’Associated Press, intervistato in occasione del rilancio della sua etichetta Opal Records. E ha spiegato meglio il suo pensiero: «Ed, secondo me, è stato debole. Avrebbe potuto dire: “Sono un artista. Mi avete ingaggiato come artista. Questo significa che dovete accettare le mie decisioni su come debba essere composta la band e su chi debba suonare con me”. Avrebbe potuto insistere su questo punto».
Il musicista, però, riconosce anche le insidie della situazione: «È una decisione molto difficile da prendere quando decine di migliaia di fan hanno già comprato i biglietti e organizzato i viaggi, prenotato gli alberghi e tutto il resto. Quindi non è una cosa facile da fare per lui. Ciò nonostante, avrebbe dovuto reagire in qualche modo».
Eno, che ha organizzato il concerto benefico Together for Palestine, lega il proprio attivismo anche alla sua storia personale: «Sono nato il 15 maggio 1948, il giorno della Nakba. È il giorno in cui i palestinesi furono costretti a lasciare le loro case in Israele e fu detto loro che non appartenevano più a quel luogo. Quindi ho un legame molto lungo con questa vicenda, un legame che dura da tutta la vita».















