Bono chiede la liberazione del leader palestinese Barghouti: «La pace si fa con i nemici» | Rolling Stone Italia
L'appello

Bono chiede la liberazione del leader palestinese Barghouti: «La pace si fa con i nemici»

Il frontman degli U2 spiega che «senza il consenso di chi ha fatto la guerra, non c’è costruzione». E mette in guardia Israele: «Ucciderlo significa giustiziare il processo di pace»

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Bono dal vivo con gli U2 al Forum di Assago nel 2018

Foto: Sergione Infuso/Corbis via Getty Images

Bono interviene sul conflitto tra Israele e Palestina e scrive un lungo articolo su The Atlantic dove mette insieme memoria irlandese, pragmatismo politico e una presa di posizione netta. Il frontman degli U2, infatti, chiede apertamente la liberazione di Marwan Barghouti, leader palestinese detenuto nelle carceri israeliane dal 2002 e condannato a cinque ergastoli, indicandolo come una figura chiave per riavviare un vero processo di pace.

«Abbiamo sbagliato a raccontare la pace come una favola fatta di colombe e strette di mano», premette Bono. «La pace è lavoro duro. È processo. E senza il consenso di chi ha fatto la guerra, non c’è alcuna costruzione possibile», aggiunge. È qui che, secondo lui, dovrebbe entrare in gioco Barghouti, figura controversa ma, secondo Bono, inevitabile: «Come Mandela, non è un uomo della nonviolenza, ma è un uomo che riconosce l’esistenza legittima dell’Altro».

Per Bono, rappresenta ciò che oggi manca drammaticamente: una leadership palestinese con credibilità reale, dentro e fuori il proprio popolo: «I paramilitari non depongono le armi su richiesta dei pacifisti o dei think tank», scrive senza giri di parole. E prosegue: «La credibilità appartiene a chi è stato sulle barricate, anche quando questo ci mette profondamente a disagio».

Il parallelo con l’Irlanda del Nord è esplicito. Come accadde con l’Accordo del Venerdì Santo, furono ex leader paramilitari a portare le comunità al tavolo: «Non si fa la pace con gli amici, ma con nemici molto sgradevoli», ricorda citando Yitzhak Rabin. E avverte: «Uccidere Barghouti, come auspicato dall’estrema destra israeliana, significa giustiziare il processo di pace». E la chiusura è una chiamata senza ritorno: «Senza processo non c’è pace. E oggi non c’è né l’una né l’altra»

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