Bob Geldof ammira Macklemore, ma difende Sheeran: «Non spetta a me dire alla gente cosa pensare» | Rolling Stone Italia
Sir, che ne pensa?

Bob Geldof ammira Macklemore, ma difende Sheeran: «Non spetta a me dire alla gente cosa pensare»

Non è vero che «essere apolitici significa prendere comunque una posizione politica, non mi aspetto che i Rolling Stones si mettano a parlare di Gaza. A vergognarsi non dovrebbe essere lui, ma Robert Kraft e il promoter»

Bob Geldof ammira Macklemore, ma difende Sheeran: «Non spetta a me dire alla gente cosa pensare»

Bob Geldof

Foto: Hannes Magerstaedt/Getty Images

Bob Geldof, anzi Sir Bob Geldof ha lodato Macklemore e allo stesso tempo difeso Ed Sheeran. Il primo è diventato l’eroe pop delle ultime settimane per essersi espresso a favore della Palestina e contro i crimini di guerra di Israele e Gaza, e a causa di ciò essere stato escluso dal tour americano del cantautore. Sheeran è villain della storia e anche se non è stato lui a “licenziare” Macklemore, ma il promoter su pressione del miliardario Robert Kraft, non ha difeso con vigore la libertà di parola e non ha preso una posizione nettamente proPal.

Geldof è stato al centro di varie iniziative benefiche e politiche a partire dagli anni ’80, tra cui ovviamente il Live Aid, ed è da allora uno dei punti di riferimento per quanto riguarda l’intersezione tra pop e impegno. È stato a sua volta al centro di aspre discussioni e critiche da parte di artisti più di sinistra. Intervistato dal Belfast Telegraph, Geldof dice di ammirare Macklemore perché «sollevare un polverone è sempre una cosa buona». Ammira anche gli artisti che hanno lasciato il tour, «che non è una cosa facile, stavano facendo un po’ di soldi per la prima volta nella loro vita. Kraft dovrebbe vergognarsi. Il promoter dovrebbe vergognarsi. Ma non dovrebbe vergognarsi Sheeran».

Pur non essendo uno che si è mai tirato indietro nelle esternazioni, Geldof difende la libertà di Sheeran di non usare i concerti per esprimere posizioni politiche. Gli artisti dovrebbero essere liberi di decidere se e come usare la propria fama. «Un artista ha il diritto assoluto di scegliere cosa vuole dire e quando vuole dirlo. C’è chi sostiene che, a un certo livello di popolarità, evitare di prendere una posizione politica sia di per sé una scelta politica. Non è vero. La fama è una valuta e dipende da come si sceglie di usarla. Non mi aspetto che i Rolling Stones si mettano a parlare di Gaza. Perché non è una cosa che fa per loro, anche se sono piuttosto sicuro che Mick Jagger abbia un’opinione sulla cosa».

Geldof porta l’esempio del boicottaggio del Sud Africa da parte degli artisti occidentali, simboleggiato dal singolo Sun City (ne abbiamo scritto qui a proposito di Graceland di Paul Simon). Geldof era dalla parte del boicottaggio, «ma altri artisti come Elton John sono comunque andati a suonare a Sun City. È una loro prerogativa. Non spetta a me dire alla gente cosa pensare e in cosa credere». È esattamente il contrario di chi, come Greta Thunberg che si è espressa sul caso Sheeran dicendosi convinta che non assumere una posizione netta su quanto accaduto a Gaza significa essere complice di un genocidio.

«Sheeran è tipo riflessivo, è una brava persona, ha un suo punto di vista, la colpa è del promoter. I due artisti sul palco hanno agito in linea con le loro convinzioni. Entrambi dovrebbero essere sostenuti dal promoter che ha messo in piedi i concerti e dai proprietari degli stadi. Quel che un artista fa non sono certo cazzi loro. Il pubblico non è lì per il proprietario dello stadio o per il promoter. Sono una vergogna».