Bob Dylan ha incontrato Leone XIV | Rolling Stone Italia
I due papi

Bob Dylan ha incontrato Leone XIV

Sì, aveva la testa coperta dal cappuccio come nel concerto di lunedì sera. In mano un ombrello. «Prevost è cresciuto con la musica americana di quegli anni»

Bob Dylan ha incontrato Leone XIV

Dylan incontra Leone XIV

Foto: dal profilo Instagram dell’Osservatore Romano

Oggi Bob Dylan ha incontrato Papa Leone XIV. A Roma per il concerto che terrà domani sera, seconda delle tre tappe del breve tour italiano, Dylan è stato ricevuto nel pomeriggio nel Palazzo Apostolico dal Pontefice.

È stata un’udienza breve, riporta Vatican News, con scambi di battute seduti al tavolo. C’è stato uno scambio di doni: Dylan ha ricevuto un rosario, il Papa una copia dell’autobiografia Chronicles – Volume 1. Nelle foto, Dylan appare con l’ormai classica felpa nera, col cappuccio tirato su e in mano un ombrello, sempre nero.

Nella prefazione del libro Disarmata e disarmante. La pace è un dono Leone XIV citava un pezzo inedito anni ’60 di Dylan scritto per Izzy Young, Go Away You Bomb del 1963: “I hate you cause you’re man made and man owned and man handled”, “Ti odio perché ti ha fatto l’uomo e l’uomo ti possiede e l’uomo ti maneggia”.

 

 
 
 
 
 
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L’incontro è stato organizzato da Antonio Spadaro. Erano presenti anche Carlo Feltrinelli e Susan Pullman. Scrive Spadaro: «Con il direttore dell’Osservatore Romano l’ho accompagnato al Palazzo apostolico, con l’emozione di un incontro che ha il sapore della storia e la sensazione che, a ogni passo, sarebbe potuta accadere qualunque cosa. Parlando di pace, Leone ha ripreso Go Away You Bomb. Nel 1963 Izzy Young, che al Greenwich Village teneva il Folklore Center, preparava un libro di canzoni contro la bomba atomica: Dylan gli portò il testo il giorno dopo, battuto a macchina. Un uomo parla alla bomba, la insulta, le ordina di andarsene. Il libro non uscì e Dylan non la incise mai. Nel 2014 il foglio andò all’asta da Christie’s senza trovare compratori, ma i versi furono pubblicati, e così una canzone mai cantata è arrivata sulla scrivania di un papa, accanto a Dorothy Day, Giorgio La Pira e Stanislav Petrov, l’ufficiale sovietico che nel 1983 non trasmise un allarme missilistico che i computer davano per certo».

«Leone è agostiniano. Nel 1967, in John Wesley Harding, Dylan aveva sognato quel santo: in I Dreamed I Saw St. Augustine il narratore vede Agostino cercare chi ha già venduto la propria anima, assiste al suo martirio e si scopre, con orrore, parte della folla dei carnefici. Si sveglia solo, in lacrime. Il modello era la ballata su Joe Hill, il sindacalista fucilato nello Utah nel 1915; Dylan mise al suo posto il vescovo di Ippona e trasformò l’invito alla lotta in una confessione involontaria sulla nostra tendenza a mettere a tacere chi porta la verità».

 

 
 
 
 
 
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«Nato a Chicago nel 1955, Prevost è cresciuto con la musica americana di quegli anni», scrive ancora Spadaro. «Jim Musselman, suo compagno di studi a Villanova e ammiratore di Dylan, racconta che parlavano molto di musica e che fu lui a fargli leggere un saggio che indicava in Dylan il talento poetico della sua generazione. Il papa che dalla Loggia si è presentato come “un figlio di sant’Agostino” conosce la musica di Dylan, e Dylan era contento di conoscere il papa americano».

L’altro grande precedente è naturalmente l’esibizione di Dylan al XXIII Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna, nel 1997, di fronte a Papa Giovanni Paolo II.

Bob Dylan and Pope John Paul II