Björk si è rivolta ai groenlandesi nella bufera scatenata da Trump: «Dichiarate l’indipendenza» | Rolling Stone Italia
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Björk si è rivolta ai groenlandesi nella bufera scatenata da Trump: «Dichiarate l’indipendenza»

The Donald minaccia nuovamente di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti, l'artista risponde. Ricordando che, prima di tutto, le popolazioni devono avere il diritto di autodeterminarsi

Björk si è rivolta ai groenlandesi nella bufera scatenata da Trump: «Dichiarate l’indipendenza»

Björk

Foto: press

«Il colonialismo mi ha fatto rabbrividire più e più volte. E il solo pensare che i miei fratelli della Groenlandia potrebbero passare dalle mani di un colonizzatore crudele a quelle di un altro risulta brutale, troppo brutale».

Non è un politico ad aver pronunciato queste parole, nei giorni in cui Donald Trump ha riacceso le sue mire espansionistiche verso la Groenlandia, subito dopo l’attacco al Venezuela e all’arresto di Nicolás Maduro. Ma l’islandese Björk, che ieri, a ruota delle dichiarazioni proprio del Presidente degli Stati Uniti e di quelle della premier della Danimarca, sotto la cui corona rimane la Groenlandia, ha condiviso un post sul suo profilo Instagram, condannando entrambe le parti in causa e riportando l’attenzione su quello che, per l’artista, è il fulcro della questione: il popolo della Groenlandia e la sua libertà.

«Ci serve assolutamente la Groenlandia», così Trump ha dichiarato all’Atlantic, che lo ha intervistato il 4 gennaio. Proseguendo poi nel descrivere il territorio formalmente indipendente, ma ancora legato al Regno di Danimarca e quindi alla NATO, come «circondato da navi russe e cinesi».

La reazione di Mette Frederiksen, primo ministro della Danimarca, non si è fatta attendere (come riporta il Corriere della Sera): «Non ha alcun senso che gli Stati Uniti parlino della necessità di prendere il controllo della Groenlandia. Abbiamo un accordo di difesa con gli USA che garantisce loro un accesso alla Groenlandia. E abbiamo investito significativamente per aumentare la difesa nell’Artico. È tempo che gli Stati Uniti mettano fine alle minacce nei confronti di un alleato storico, e nei confronti di un Paese e di un popolo che hanno detto, con molta chiarezza, di non essere in vendita».

Posizione ribadita dal premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen: «Ora basta. Basta pressioni. Basta insinuazioni. Basta fantasie di annessione. Siamo aperti al dialogo. Siamo aperti alle discussioni. Ma questo deve avvenire attraverso i canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale». Gli ha fatto subito eco, ancora una volta, Frederiksen: «Se gli Stati Uniti attaccassero un Paese della Nato, sarebbe la fine di tutto.Tutto si fermerebbe. Compresa la nostra NATO e quindi il sistema di sicurezza istituito dalla fine della Seconda Guerra Mondiale».

È nel mezzo di questa bufera piuttosto preoccupante che Björk ha voluto dire la sua. Partendo dalla sua identità di islandese (anche l’Islanda ha affrontato una storia coloniale legata alla Danimarca, da cui si è completamente affrancata nel 1944): «Mando a tutti i groenlandesi una benedizione nella loro lotta per l’indipendenza. Gli islandesi sono estremamente sollevati di essere riusciti a liberarsi dei danesi nel 1944, non abbiamo perso la nostra lingua (i miei figli ora parlerebbero danese) e ho provato compassione per i groenlandesi, ripetutamente, soprattutto quando è emerso il caso della contraccezione forzata, dove 4500 bambine dai 12 anni in su hanno ricevuto la spirale senza che ne fossero a conoscenza tra il 1966 e il 1970. … hanno la mia età o sono più giovani… senza figli… e ancora oggi nel 2025 i danesi trattano i groenlandesi come se fossero esseri umani di seconda classe, togliendo i bambini ai loro genitori!».

Prosegue: «Il colonialismo mi ha fatto rabbrividire più e più volte. E il solo pensare che i miei fratelli della Groenlandia potrebbero passare dalle mani di un colonizzatore crudele a quelle di un altro risulta brutale, troppo brutale. “Úr öskunni í eldinn” (dalle ceneri al fuoco, ndr), come diciamo in islandese. Cari groenlandesi dichiarate l’indipendenza!!!! Auguri di solidarietà dai vostri vicini». E poi, in chiusura del messaggio, accompagnato da una cartina geografica della Groenlandia, due link a fonti giornalistiche per supportare le affermazioni fatte (si tratta di articoli del Guardian).

 

 
 
 
 
 
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