Bellamy spiega la cessione di @Muse a Meta di Zuckerberg: «È un tipo a posto» | Rolling Stone Italia
Simulation Theory

Bellamy spiega la cessione di @Muse a Meta di Zuckerberg: «È un tipo a posto»

La band ha lasciato il suo storico username al nuovo agente AI di Meta e il frontman ha raccontato di averne discusso direttamente con il CEO. Ma con alcune condizioni: «Gli ho detto: non toccate la musica e il merchandising»

Bellamy spiega la cessione di @Muse a Meta di Zuckerberg: «È un tipo a posto»

Matt Bellamy dei Muse

Foto: RMV/Shutterstock

Il paradosso di una band che ha passato anni a cantare di controllo attraverso la tecnologia non poteva che essere quello di arrivare a cedere il proprio nome sui social a un’intelligenza artificiale. Un vero e proprio cortocircuito, che però è accaduto davvero ai Muse.

Il gruppo ha infatti abbandonato lo storico @Muse, passando a @museband su Instagram e @Musetheband su X. A prendere possesso del vecchio username è stato Muse, da qualche giorno, il nuovo agente AI di Meta, lanciato negli Stati Uniti a settembre e pensato per svolgere attività che vanno dalla gestione delle email e degli impegni fino agli acquisti e all’organizzazione dei viaggi.

Ma non è stata Meta a prendersi @Muse senza chiedere permesso, perché Matt Bellamy ha raccontato a iHeartRadio di averne parlato direttamente con Mark Zuckerberg: «Mi ha invitato a incontrarlo e ne abbiamo discusso». Prima del lancio, secondo quanto ha riferito il cantante, il CEO di Meta gli aveva anche mandato «la versione beta dell’AI». Il giudizio di Bellamy su Zuckerberg? «È a posto, non è male».

La questione riguardava soprattutto il marchio: «Gli ho detto: “Non toccate la musica, non toccate il merchandising”», ha spiegato Bellamy. Che ha sottolineato: «Così posso vendere magliette Muse AI, ma sostanzialmente non posso creare una Muse AI». L’aspetto più curioso, e anche che gli ha portato molte critiche, è che in brani come Simulation Theory e Drones raccontavano visioni distopiche e paure legate a una tecnologia capace di prendere il controllo sull’umanità. E, almeno per questa volta, su @Muse il mondo digitale sembra aver vinto.