Home Musica News Musica

Il bassista dei Rage Against the Machine: «Scusateci per i Limp Bizkit»

«Mi sento in colpa per aver ispirato una merda del genere», dice Tim Commerford

I Rage Against the Machine al completo

I Rage Against the Machine al completo

Verso la fine del live dei Limp Bizkit al Best Buy Theater di New York l’anno scorso, il gruppo si è lanciato in una cover del classico dei Rage Against the Machine Killing in the Name, una canzone che hanno eseguito più di cento volte in carriera.

«Questa è dedicata alla band rap-rock che ha dato inizio a tutto», ha detto Fred Durst prima di attaccare il primo verso. Più avanti, ha aggiunto, «Quando ho sentito per la prima volta questo pezzo, questa merda mi ha colpito proprio qui», indicando il cuore. «E questa parte (quando Zach de la Rocha urla “Fuck you!/I won’t do what you tell me!”, ndr) ha cambiato la mia vita!»

Come, però, racconta il bassista dei Rage Against the Machine Tim Commerford a Rolling Stone in una lunga intervista, il sentimento non è ricambiato.

«Chiedo scusa per i Limp Bizkit», dice Commerford. «Davvero. Mi sento male al pensiero di aver ispirato una merda del genere».

«Sono andati», aggiunge il bassista, apparentemente ignorando che la band è ancora in tour. «È questa la cosa bella. Siamo rimasti solo noi e per quanto mi riguarda, siamo gli unici che contiamo qualcosa».

Commerford ha anche ricordato uno dei suoi più importanti momenti in carriera: quando ha invaso il palco e si è arrampicato sul backdrop durante il discorso dei Limp Bizkit negli MTV Video Music Awards del 2000. Quando Durst e compagnia sono saliti per ritirare il premio per il “Best Rock Video” con Break Stuff, battendo Sleep Now in the Fire dei Ratm, Commerford si è arrampicato a più di cinque metri d’altezza, facendo dondolare la gigantesca struttura sullo sfondo, mentre la sicurezza guardava divertita prima di mettersi a scalare.

«Invecchia bene come il vino», dice Commerford del fattaccio. «Quello che era un po’ amaro nel 2000, ora mi piace. Ho più persone dalla mia parte adesso. Nel 2000 tutti mi dicevano “Hey, ti ho visto, ma che volevi fare?”. Adesso, invece, “Hey, ti ho visto, è stata una figata, cazzo!”. Mi sento più a mio agio a parlarne ora piuttosto che prima».

Alla domanda se avesse mai avuto qualche rimorso a riguardo, che gli costò una notte in prigione, Commerford dice di averne solo uno.

«Avrei voluto buttare tutto il fondale a terra e spaccarlo», dice. «Se dovessi farlo di nuovo, spaccherei tutto, sicuro».

Leggi anche