Alex Kapranos: «I musicisti ossessionati dall’arte e non dai selfie vengono ignorati» | Rolling Stone Italia
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Alex Kapranos: «I musicisti ossessionati dall’arte e non dai selfie vengono ignorati»

Il cantante dei Franz Ferdinand spiega che cosa non va nel music business. «Contano più i like di quel che avviene in studio o sui palchi. Che i musicisti facciano musica, non marketing»

Franz Ferdinand

Foto: David Edwards

«I musicisti facciano musica, non marketing». Il cantante dei Franz Ferdinand Alex Kapranos ha spiegato in una serie di tweet che cosa non va secondo lui nel music business oggi. In pratica: prima di metterli sotto contratto oggi si guardano i numeri che gli artisti fanno sui social e si ignorano i musicisti davvero ossessionati dall’arte. Col risultato che, in questo sistema, alcuni fra i grandi artisti degli ultimi 60 anni non avrebbero avuto alcuna chance di emergere.

«Oggi le etichette discografiche spesso mettono sotto contratto gli artisti più per i numeri che fanno che per il loro effettivo potenziale», scrive Kapranos. «Conta più la presenza sui social media di quel che sanno fare sul palco o in sala d’incisione. La differenza la fanno i like e non l’impatto della musica sugli ascoltatori».

«Questa cosa è miope. Dimostra solo le abilità nel campo del marketing. È come se una scuderia di Formula 1 ingaggiasse un pilota non in base ai risultati che ottiene in pista, ma in base alla velocità con cui cambia gli pneumatici ai box. I musicisti dovrebbero fare musica, non marketing».

«Provate a immaginare chi viene ignorato così facendo: i musicisti ossessionati dall’arte e non dai selfie. Prendete in considerazione i grandi artisti degli ultimi 60 anni e calateli in questo contesto. Molti sarebbero stati bravi sui social, altri però non avrebbero riscosso alcun interesse. Perché molti grandi dischi sono stati prodotti grazie alla fiducia, all’istinto e a un buon lavoro di A&R».

«Non sto dicendo che oggi funziona tutto così», scrive ancora Kapranos che porta come esempio virtuoso i Wet Leg, ma «quando parlo con artisti giovani che vogliono portare la loro arte in giro per il mondo, mi dicono che l’unica cosa che conta per le etichette sono i numeri».

«Fin da quando ero bambino», conclude Kapranos, «ho provato la voglia irrefrenabile di scrivere e fare musica. Lo stesso vale per gran parte dei miei coetanei. Non ho mai provato una voglia irrefrenabile di occuparmi di marketing. Pubblichiamo per la Domino da 18 anni. È un’etichetta che amo e che rispetto. Loro hanno un ufficio marketing. Io no».

Il cantante ha poi commentato stanotte le tante risposte ricevute dicendosi ottimista, «ma forse è più a causa del buon bicchiere di whisky che ho bevuto che per l’eterna battaglia fra la musica come arte e prodotto».

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