Alex Cameron ci è o ci fa?

Con i suoi balletti e i selfie su Instagram, il cantante australiano dà tutta l'idea di essere un poser, ma ascoltando il suo nuovo album si capisce che dietro c'è qualcos'altro.

Alex Cameron è l’equivalente dell’amico simpaticissimo che però non si capisce quando scherza e quando è serio, non sai mai quando devi ridere e passi un’intera serata a disagio.

Nei videoclip dei singoli che durante l’estate hanno anticipato l’uscita di Forced Witness (Secretly Canadian), il filo conduttore sono i balletti – bisogna dire anche molto belli – e il trittico canotta bianca-jeans a vita alta-stivaletto (anche qui, nulla da eccepire) nei quali il biondo australiano si aggiusta i capelli con lo sguardo sexy.

Le cose non cambiano sull’account Instagram, quotidianamente e meticolosamente aggiornato con una media di una story ogni tre ore, dove è un trionfo di selfie e di pose da far impallidire qualunque rockstar fanatica: proprio mentre scrivo ha postato una foto dove se ne sta seduto sul cofano di una Volvo targata California, con l’immancabile sguardo da modello e l’estetica amatoriale tipica di Instagram, che trascende la fase promozionale di un album. Si vede chiaramente che ha detto a un amico: «no vabbè, fammi una foto qui, che la posto subito e ci faccio un sacco di like», proprio come facciamo tutti.

Okay, è un poser che se la tira tantissimo, come biasimarlo di questi tempi, Pitchfork l’ha addirittura definito “the modern, macho alpha male”, non di certo il migliore dei biglietti da visita. Ma poi ascoltando i testi delle sue canzoni – il culmine viene raggiunto in Marlon Brando, dove dice appunto “I feel like Marlon Brando”,“my hair looks nice and my face has a Beckham-like quality”, rivolgendosi in continuazione a qualche “pussy” di turno, è impossibile non essere assaliti dal dubbio: ma è davvero così stronzo?

A quanto pare, no e non poteva essere altrimenti. Questo non sorprenderà i (pochi) fan della prima ora: per promuovere il primo disco Jumping the shark – passato totalmente inosservato nel 2013 e ristampato l’anno scorso – “Alex Cameron” si trasforma appositamente in un personaggio provocatorio e misogino, con tanto di sito fittizio, dove mette a disposizione gratuitamente il disco. Personaggio che torna anche nel nuovo album, sotto forma di star decaduta, che se la cava come può in uno show-biz squallido e di serie b.
E così, tra le sonorità synth-pop – un po’ più Alan Vega e meno Suicide rispetto al passato – e un’estetica generalmente anni Ottanta, si nascondono uomini orribili che adescano minorenni, frequentano siti porno e hanno nickname fittizi dove flirtano “con donne su internet, anche se forse sono ragazzi nigeriani”. In tutto questo sguazza l’Alex Cameron pacchiano e orgogliosamente bugiardo “It’s hard being a liar/ ‘cos I love you my little darling/ but I also love these women online”, con la sua visione egotica e infantile dell’amore che fa diventare cinica anche Angel Olsen nel duetto Stranger’s kiss: “Don’t bother flying when we jump off the cliff, make sure it’s head first if you don’t want to deal with”.

Bisognerebbe quasi dire che Alex Cameron è uno spietato narratore della peggiore realtà che lo circonda, verrebbe dunque da complimentarsi per l’ottimo lavoro che gioca al limite tra finzione e realtà passando attraverso i social, anche se il dubbio rimane: ma non è che è davvero così stronzo?