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Alberto Bastianelli: «La mia musica è la dimostrazione che si può avere una vita normale»

Alberto è presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC) per la regione Emilia Romagna e ha subito un trapianto polmonare. Questa sera è in concerto a Rimini

La copertina dell'album "Unpredictable" di Alberto Bastianelli

La copertina dell'album "Unpredictable" di Alberto Bastianelli

Unpredictable è il nuovo disco di Alberto Bastianelli, cantante rock che questa volta collabora con l’Hot Boogie trio, per un progetto diverso, più vicino ai Fifties che all’hard rock.

Ma Alberto è anche il presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC) per la regione Emilia Romagna. Lui stesso, malato di fibrosi cistica, ha dovuto subire un trapianto di polmoni. Questa sera, venerdì 22, Alberto sarà sul palco del Teatro Ermete Novelli di Rimini dove, oltre a presentare il suo album dal vivo, devolverà l’incasso per finanziare una borsa di studio di un medico specializzato presso il Centro Fibrosi Cistica di Cesena. Questa è tra le prime iniziative dell’anno patrocinate dalla LIFC che godranno anche del sostegno dell’azienda farmaceutica Mylan, da sempre attiva in favore della ricerca sulla Fibrosi Cistica.

Il concerto è anche l’occasione per festeggiare il decimo anniversario del doppio trapianto polmonare subito da Alberto Bastianelli.



Com’è nata questa iniziativa nell’ambito di Rimini dona la vita?
Il concerto in realtà è stato un veicolo per lanciare questa giornata. Mi sono proposto io al sindaco di Rimini, che conosco, per parlargli di una giornata dedicata alla sensibilizzazione riguardo la donazione. Subito ha appoggiato l’iniziativa. Ho pensato che poteva essere bello fare un concerto per dare una conclusione a questa giornata.

Secondo te, mostrarsi in prima persona è un modo giusto per sensibilizzare le persone?
Sono sicuro! Sono passato anche io da quella strada. Nel momento in cui ti si prospetta l’idea di fare un trapianto, nel mio caso uno di polmone nascono una serie di paure. La prima, non per essere cinico, è quella che l’operazione non vada bene e finisci per non risvegliarti più. La seconda è che non sai come sarà la tua vita dopo. Riuscirò ad avere una vita normale? A conoscere persone? Quello che cercavo io era un esempio e ho avuto la fortuna di averlo, conoscendo una ragazza che era passata dalla mia stessa operazione. Con questo concerto ho voluto rendere il regalo che mi era stato fatto, dare una dimostrazione pratica che si può fare una vita normale. In più, il fatto di cantare è un paradosso ancora più grande per uno che ha subito un trapianto di polmone, vale più di tante parole.

E come è nata la tua collaborazione con il Trio?
Da quando avevo 18 anni sono stato un cantante rock e hard rock, ma ho sempre avuto una grande passione per la musica anni Cinquanta, principalmente per Elvis. Due anni fa mi ha chiamato l’Hot Boogie trio, un gruppo che proponeva swing e boogie, per introdurre delle parti vocali. Abbiamo messo in repertorio standard e pezzi degli anni Sessanta e Settanta. Mi sono divertito a imparare un genere meno affine con il mio. Il produttore è stato contento di questa contaminazione che ho creato, cercando di non snaturare la mia natura rock.

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