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Albert: «Il mio rap tra Fabri Fibra e De Andrè»

Il rapper classe '97 torna oggi con il nuovo album ‘Orme’ e la scelta di andare contro alle mode per affidare il suo futuro alle parole dei suoi testi.

Albert, foto press.

«Mi chiamo Leonardo, ho 20 anni e ho iniziato a scrivere musica quando avevo 16 anni, quando è morto mio padre. Quel momento per me è stato l’input di tutto». Si presenta così il rapper in arte Albert, oggi di ritorno sulla scena musicale con il suo secondo album, intitolato Orme, lanciato ‘ufficialmente’ stasera su Real Time durante il programma Da qui a un anno. Un disco che segna una svolta profonda nello stile musicale di un artista ancora giovanissimo, ma che sa già perfettamente su quale strada lasciare le proprie orme, appunto.

«Quando ho iniziato a fare musica ero ‘diviso’: da una parte adoravo il rap, in particolare Fabri Fibra, anche se quando uscì Tradimento ero ancora alle elementari, non lo capivo molto ma ero affascinato da quel ritmo. Dall’altre, invece, c’è De Andrè e il cantautorato, i suoni e le parole che ascoltavo in macchina, durante i viaggi con mio padre», continua sicuro di sé Albert.

È da questo intreccio coraggioso tra Applausi per Fibra e Bocca di rosa, infatti, che nasce il progetto di Orme, un disco lontano dagli standard del rap di oggi, che all’attitude trap preferisce lo storytelling ‘tradizionale’. «Nel mio nuovo album ogni parola è pesata e misurata al millimetro nel suo significato, ho spogliato il testo di tutto ciò che non fosse strettamente necessario», aggiunge. «Ho scelto di uscire dai canoni del rap perché non sento mio l’immaginario che c’è ora attorno al genere: voglio cantare di cose mie, di ciò che mi appartiene, raccontare storie senza necessità di inserirmi nelle tematiche del rap. Oggi sento sempre di più una sorta di autocelebrazione nei testi dei rapper che io non mi sento di condividere».

Una scelta, quella di Albert, contraria a quanto ci si aspetterebbe da un rapper nato nel 1997, più accostabile ad artisti anagraficamente più vicini alla sua gnerazione che ai cantautori, ma non per lui: «Credo che oggi la commistione fra la rima e il contenuto si possa già vedere in artisti come Frah Quintale o Dutch Nazari, per me sono una grande fonte di ispirazione. Il mio sogno è quello di poter stare su un palco cantando rap ma accompagnato dalla mia chitarra».

Foto Press.

Insomma, a chi vede il rap delle nuove generazioni più impegnato sulle Instragam stories che nelle rime, Albert risponde con un connubio che vuole dire qualcosa, quanto meno raccontare una storia che sia parte del suo vissuto o della sua immaginazione. Come accade in Strada, uno dei brani più incisivi di Orme, dove al centro della scena c’è il ritratto di un senzatetto: «Il protagonista della canzone esiste davvero, è una persona che vedo da tantissimi anni vicino a casa mia, e che mi ha sempre affascinato per la sua gentilezza. Anche se il suo vero nome non è quello che uso in Strada, ho cercato di rappresentarlo in tutti i suoi dettagli, esattamente come l’ho sempre visto: perché, anche se non lo conosco, ho cercato di ritrarlo in una storia, perché è quello che amo fare.

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