Albert Hammond Jr. racconta i chitarristi dietro il suono degli Strokes

Da Lou Reed a John Lennon passando da Eric Clapton e Joe Strummer

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I just wanted to be one of The Strokes, canta Alex Turner in Star Treatment, brano con cui si apre Tranquility Base Hotel & Casino, l’ultimo album degli Arctic Monkeys, ovvero la band che forse più di altre ha raccolto le sonorità che furono marchio di fabbrica della band newyorkese guidata da Julian Casablancas.

E se certamente furono i riff di Nick Valensi e la voce sgolata del cantante a diventare il tratto distintivo degli Strokes, a uno sguardo più attento la vera eredità trasmessa dalla band fu un’altra. Già, perché furono quegli accordi chiusi e serrati suonati da Albert Hammond Jr. a diffondersi a macchia d’olio, quello stile semplice e immediato ad essere adottato da tutte la band che, in sala prove, ascoltavano This Is It sognavando di essere uno degli Strokes, proprio come racconta Alex Turner.

Una tecnica essenziale, ridotta all’osso, ed è proprio il chitarrista a raccontare gli artisti e i musicisti che più di altri hanno influito sul suo stile minimale: «Non sono proprio la persona giusta con cui parlare di grandi chitarristi», racconta Hammond con modestia, a poche ore dal concerto che stasera lo vedrà impegnato sul palco del Magnolia, per il tour del suo nuovo album solista Francis Trouble. «I chitarristi che mi hanno influenzato durante la mia carriera sono tutti diversi tra loro, alcuni per il loro stile, altri per il semplice fatto di essere esistiti, per la magia che hanno portato alla musica, per il modo in cui suonavano ma soprattutto per la loro personalità. Ciò che tutte le volte mi emoziona è ascoltare l’unicità di tutti questi grandi artisti e cercare di fonderle insieme in musica».

Lou Reed

Ho sempre pensato che il ritmo in cui riusciva a suonare gli accordi trasmetteva una sensazione unica di aggressività , era incredibile.

Joe Strummer e Mick Jones

Li prendo come Per come riuscivano a scegliere melodie e spazi, a fraseggiare tra loro.

Mike Campbell

Fra i chitarristi solisti, il mio preferito.

Freddie King

Il primo da cui ho imparato, avevo appena dieci anni quando ho iniziato a strimpellare sui suoi brani.

Eric Clapton

Fui subito stregato dall’assolo su While My Guitar Gently Wheeps, diventai immediatamente un suo grandissimo fan.

Bonus

Brian May

Elliott Easton

John Lennon

Buddy Holly