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Afterhours, Manuel Agnelli racconta ‘Foto di Pura Gioia’

Una raccolta che nasce per testimoniare la rabbia e il suono con cui fu scritta la storia dell'alternative italiano durante 30 anni di carriera, un concerto ricco di ospiti per celebrare questa storia insieme al pubblico seguendo l'esempio di Nick Cave

Afterhours. Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Ho questa foto di pura gioia/ È di un bambino con la sua pistola/ Che spara dritto davanti a se/ A quello che non c’è“, è a queste parole che Manuel Agnelli affidava le prime note di Quello che non c’è, uno dei brani più iconici dei suoi Afterhours, ed è proprio quella stessa foto, che lo ritrae da bambino con un cinturone da cowboy e lo sguardo da aspirante John Wayne, a campeggiare sulla copertina della raccolta antologica nata per celebrare i 30 anni di carriera della band che ha scritto la storia dell’alternative italiano.

S’intitola, infatti, Foto di Pura Gioia l’opera in uscita il prossimo 17 novembre, sopravvissuta all’incendio che aveva distrutto il loro studio di registrazione. Tutto sembrava perso, ma nel tentativo di salvare il salvabile è tornata fra le mani la memoria. Ed è anche grazie a quelle fiamme che nasce una raccolta di 4 dischi, 76 brani tra grandi classici e master mai pubblicati, addirittura alcuni inediti degli esordi, il tutto corredato da un libro scritto da Federico Fiume che tra immagini mai viste, interviste e aneddoti, ripercorre i ricordi e la vita degli Afterhours durante i tre decenni di attività. «Quella foto per me significa tantissimo – ha detto Manuel Agnelli durante la presentazione dell’antologia – mi ha aiutato ad uscire da un periodo di crisi profonda, che ho vissuto mentre scrivevo Quello che non c’è, l’album in cui ritrovai me stesso. In quella foto cercavo le mie radici, ciò che ero prima della crisi, la mia vita felice prima del dolore che in quegli anni mi perseguitava».

Quelle stesse radici che si era strappato di dosso in Germi, il disco che segnò l’addio all’inglese per riscrivere l’estetica del testo in italiano: «Erano anni di rivoluzione, sembrava che il mondo stesse cambiando – Mani Pulite, il crollo del muro di Berlino, i Nirvana primi in classifica in Italia – e in quel momento era sensato provare a scrivere in italiano perché c’era un pubblico con cui aveva senso iniziare a dialogare, ed è stato una figata scoprirlo, iniziare a conoscerci».

Quello stesso pubblico che per 30 anni si è raccontato attraverso le canzoni degli Afterhours, e che il prossimo 10 aprile riempirà il Mediolanum Forum di Assago per celebrarli: «Ci saranno molti ospiti, sarà strutturato a momenti precisi ma non sarà un concerto fiume. Ci piacerebbe avvicinarci alle atmosfere del live di Nick Cave: un vero concerto e non uno spettacolo, senza led wall o effetti scenici, ma con un contatto profondo e viscerale tra il pubblico e chi sta sul palco».

Chi, quasi certamente, salirà sul palco è Carmen Consoli, con con gli Afterhours ha dipinto di colori nuovi Bianca, il brano scelto per promuovere Foto di Pura Gioia. «Con Carmen abbiamo percorso strade diverse, ma parallele, ma in tutti questi anni non avevamo mai fatto nulla insieme. Abbiamo scelto lei perché volevamo una voce ‘antica’, potente e impossibile da non riconoscere, che regalasse la sua eleganza a un brano già molto delicato».

Foto di Pura Gioia è quindi innanzitutto una testimonianza, realizzata dagli Afterhours in primis per loro stessi, per ritrovare, appunto, le proprie radici e per testimoniarle a una scena musicale, come quella contemporanea, che sembra aver perso l’impeto che Manuel e soci incarnavano in note. «Andare in televisione mi ha fatto capire quanto poco abbiamo passato alla generazione successiva rispetto a quello che la precedente aveva dato a noi: la controcultura, l’autoproduzione, il vivere la musica senza la psicosi della fama, tutto questo oggi non significa più nulla».

«In questo ‘mattone’ c’è la nostra vita, la nostra identità al di fuori della televisione o degli stadi pieni – continua Agnelli – 30 anni al di fuori dei media, del mercato e del mainstream. È la testimonianza di un periodo che cerchiamo di trasmettere, e se questa antologia potrà trasmettere anche solo una briciola della rabbia e del suono che sono stati gli Afterhours, allora sarò contento».

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