Adesso chiamatelo #Beychella

Ecco i 10 momenti che ricorderemo per sempre del ritorno trionfale di Beyoncé al Coachella, che ora - grazie alla solita fantasia di DJ Khaled - sarà costretto a cambiare nome.

Foto via Facebook


«Grazie per avermi fatto diventare la prima donna di colore headliner del Coachella», ha detto Beyoncé sabato notte. «Ain’t that ‘bout a bitch?». Un’evento senza precedenti per la storia del festival: la 19esima edizione ha una lineup composta per un terzo da donne – e il corteo è guidato da Queen Bey in persona. Le vecchie generazioni vedono in Woodstock un momento fondamentale per la cultura americana; ora, nel 2018, ecco il nostro Woodstock, il nostro Monterey Pop, il set di Beyoncé al Coachella.

«Dovevo suonare l’anno scorso, ma ero incinta», ha spiegato alla folla di fan. «Quindi ho avuto tempo di sognare, sognare e sognare con due meravigliose anime dentro di me. E ho sognato questo momento».

Maternità a parte, il ritorno di Beyoncé è stato uno spettacolo degno di ogni minuto d’attesa. Tutto è stato preparato con disciplina spartana – secondo TMZ Beyoncé ha assunto 100 nuovi ballerini, con cui ha provato 11 ore al giorno, tutto solo dopo aver firmato un’infinità di documenti per non diffondere nessuna informazione sulla performance. A parte qualche leak sugli ospiti – soprattutto sulla reunion delle Destiny’s Child -, Bey e il suo team sono riusciti a mantenere segreto il grosso della performance, per la fortuna dei 125,000 del Coachella e dei milioni connessi sullo streaming di YouTube. Per tutti gli altri, ecco i 10 momenti più spettacolari del suo set:

Un post condiviso da Beyoncé (@beyonce) in data:

Care matricole, inchinatevi

Diciamo le cose come stanno: Beyoncé si sarà pure presa un anno sabbatico, ma quella di sabato è stata una lezione dove la regina ha scolarizzato la massa. È apparsa sul palco come una reincarnazione della Regina Nefertiti, con un abito nero e un diadema dorato. Il resto l’ha fatto l’attacco, Crazy in Love e il rallentato fino a Pomp and Circumstance.

L’orchestra, la band e i ballerini sono stati incredibili

Vestiti di giallo e strass, i Buzz, la band di Beyoncé, sanno fare tutto: suonano, ballano, twerkano. Ci sono anche i gemelli del ballo preferiti da Queen Bay, “Les Twins” Laurent e Larry Nicolas Bourgeois, accolti con un boato dai fan più devoti.

Scenografie e costumi impeccabili

Quella che all’inizio sembrava una piramide brutalista si è aperta in due e Bey è apparsa indossando una specie di stemma da liceo: sul simbolo una pantera nera, un busto di Nerfertiti, un pugno a simboleggiare il black power e un’ape. Sommersa da nuvole di fumo rosa, Beyoncé si è fermata e ha cantato Drunk in Love. Dissipata la nebbia rosa, il set si è rivelato in tutta la sua forza pirotecnica: per Don’t Hurt Yourself Beyoncé si è presentata come una femme fatale in similpelle, circondata da fiamme mentre cantava “Who the fuck do you think I is?”.

Killer Queen vs the Bugaboos

I Bugaboos sono un gruppo di ballerini vestiti da membri di una confraternita, protagonisti di un’intermezzo esilarante a danno dei maschilisti. «Bugaboos», ha comandato Beyoncé, «fatemi ridere». A questo punto i ballerini hanno mostrato il meglio del repertorio, ma la reazione di Beyoncé e delle altre è piuttosto tiepida. «Sorelle», ha detto al pubblico. «Siamo intelligenti? Forti? Ne abbiamo avuto abbastanza?», una pausa per ascoltare il boato del Coachella. «SUCK», ha gridato scandendo ogni sillaba. «ON. MY. BALLS».

DJ Khaled cambia nome al Coachella

Un minuto di silenzio per l’headliner del prossimo anno – non sarà facile superare Beyoncé e questo festival è ormai di sua proprietà. DJ Khaled non era sul palco, ma la sua voce è finita comunque sul palco quando ha detto: «Il Coachella dovrebbe chiamarsi Beychella», ha proclamato. «NEW NAME ALERT!».

L’omaggio alla cultura nera

Il set di Bey non è stato solo una retrospettiva sulla sua incredibile – e ventennale – carriera. Non è stato solo un corso di aggiornamento sul suo repertorio, ma anche sulla tradizione musicale degli afroamericani. Dopo Freedom ha suonato l’inno nazionale dei neri, Lift Every Voice and Sing di James Weldon Johnson e John Rosamond Johnson. Lilac Wine di Nina Simone e Zombie di Fela Kuti sono diventati splendidi intermezzi, e Single Ladies – in versione New Orleans – ha accompagnato la fine del set.

Le perle nascoste

Bey non si è limitata a cantare le sue hit più famose, ha inserito in scaletta diversi regali per i suoi fan più affezionati. I Care, e soprattutto il medley tra Sorry e Me, Myself and I hanno mandato il pubblico fuori di testa. Poi la canzone preferita della piccola Blue Ivy – Mi Gente di J Balvin -, mescolata con Mine e Baby Boy.

Una questione di famiglia

Se n’è parlato per mesi e tutti ci chiedevamo se il set avrebbe ospitato qualche celebrità. In realtà, è stata una festa di famiglia. Solange è apparsa all’improvviso per Get Me Bodied, poi il caro Jay-Z per Dejà Vu, un trailer del prossimo On The Run II tour, con tanto di primo piano sull’anello di fidanzamento.

La reunion delle Destiny’s Child

Due decenni dopo l’uscita del debutto omonimo delle Destiny’s Child, ecco finalmente le tre muse di nuovo insieme per le nozze di smeraldo. Kelly Rowland e Michelle Williams sono salite sul palco come le Charlie’s Angels mentre il discorso femminista di Chimamanda Ngozi Adichie risuonava in platea. Il trio ha suonato un medley di Lose My Breath, Say My Name e Soldier.

Love on Top chiude il cerchio

Nel 2011, durante la performance di Love on Top ai VMA, Beyoncé ha sorpreso i fan di tutto il mondo mostrando il pancione. «Voglio che sentiate l’amore che mi cresce dentro», disse al suo pubblico. Sette anni dopo la stessa cosa è successa con il Coachella: nessun annuncio familiare, certo, ma un finale stellare con lo stesso brano. Siamo tutti d’accordo, è questo il meglio del Coachella 2018.