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Achille Lauro: «Voglio entrare nell’Olimpo della musica»

Un libro di visioni autobiografiche, un docufilm in cui racconta il suo passato e il prossimo futuro con Sanremo: «Non ho paura dell'Ariston, porterò il nuovo rock 'n' roll».
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Foto di Daniele Cambria

Entra in sala elegantissimo, Lauro De Marinis, in arte Achille Lauro; completo grigio su misura, camicia rosa pallido e cravatta slacciata, appoggiata sulle spalle. «Questa è la mia prima conferenza stampa», ringrazia senza un briciolo di timidezza. L’occasione, d’altronde, è ricca: Achille presenta il suo prossimo futuro, tra un libro uscito oggi (Sono io Amleto, edizioni Rizzoli), Sanremo, il nuovo album e un film autobiografico, Achille Lauro No Face , primo capitolo di una trilogia, in arrivo nelle sale il prossimo autunno.

«Non sono spaventato dall’Ariston, porteremo il nostro passato sul palco, dai momenti punk all’introspezione, vi faremo divertire», racconta il rapper con il consueto plurale maiestatis con cui si riferisce al team formato insieme all’inseparabile producer Boss Doms. «A Sanremo porteremo il nuovo rock ‘n’ roll», aggiunge, anticipando le sfumature del brano Rolls Royce, in gara per la 69esima edizione del Festival. «Durante la nostra carriera abbiamo sempre cercato di portare qualcosa di innovativo: con la trap siamo stati tra i primi, poi siamo andati oltre quelle sonorità. Con Rolls Royce presenteremo un nuovo esperimento, influenzato dagli anni ’70, senza autotune, fatto per piacere sia ai ‘pischelletti’ che a un pubblico più adulto. Farà parlare, ve lo assicuro».

Foto di Daniele Cambria

Achille è un fiume incontrastabile: racconta della collaborazione con Anna Tatangelo – «una regina del pop che lavorava insieme a me, che sono uno strumento scordato» – fino al passato, negli anni in cui, da pioniere indiscusso, fondava un’estetica che ancora oggi domina – «la moda si fa co’ du stracci, siamo stati i primi a mettere gli occhiali da donna, ora nella trap lo fanno tutti». Nel mezzo il nuovo disco di inediti che vedrà la luce in primavera, anch’esso figlio del ritrovato amore di Lauro per il passato: «Ultimamente sto in fissa con i Beatles, con Elvis, e il nuovo album sarà molto più orientato in quella direzione, molto più suonato e arrangiato, Boss Doms ha ripreso finalmente in mano la chitarra. Vogliamo entrare nell’Olimpo della musica italiana». Esempio incontrastato di self confidence “tra il surrealismo e Duchamp“, come cantava nel tifone Thoiry, autoritratto con cui ha remixato il singolo di Quentin 40, lanciandolo in orbita.

E ancora, il libro e il film, specchio l’uno dell’altro, “come pianeti che si allineano”, si dice durante la conferenza stampa. La periferia romana di San Basilio, sullo sfondo le notizie di cronaca nera del quartiere, la droga, lo spaccio, l’incontro con Boss Doms nella casa famiglia gestita dalla madre, il riscatto attraverso le rime; un percorso trasferito sullo schermo con la metafora di una gestazione, dal “concepimento” con i primi 1000€ guadagnati per le strade, fino all’esordio con la musica, “il parto”.

Achille si racconta in prima persona, tra le riflessioni allucinate messe su pagina e le citazioni a Jim Morrison nelle scene in bianco e nero di No Face, diretto e narrato da lui come fosse una versione romana dell’Odio in cui Lauro ha preso il posto di Cassel e Kassovitz n un colpo solo. «La mia vita è come un romanzo educativo a lieto fine, degli anni passati a dormire tre ore a notte per inseguire un sogno e sfuggire dai problemi della periferia, dalla droga, perché invece di quelle stronzate abbiamo scelto la musica e abbiamo lavorato duramente per raggiungere il successo».

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