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50 anni di ‘From Genesis to Revelation’, l’inizio della leggenda dei Genesis

«Non eravamo neanche una vera band», ha detto il chitarrista Mike Rutherford del primo LP del gruppo, «e non sapevamo suonare i nostri strumenti»

Cinquant’anni fa, a marzo, sugli scaffali dei negozi di dischi britannici apparve un disco dalla copertina nera, con un titolo stampato a lettere dorate: From Genesis to Revelation. Del nome della band nessuna traccia; secondo la leggenda, la maggior parte dei negozi gettò l’album nella sezione dedicata alla musica sacra, dove sparì senza lasciare traccia. Nessuno poteva prevedere che fosse l’esordio di una band che nei due decenni successivi sarebbe arrivata a fare quattro sold out al Wembley Stadium, mentre i rispettivi progetti solisti sbancavano le radio di tutto il pianeta.

Ma all’epoca di From Genesis to Revelation, i cinque membri dei Genesis erano un gruppo sconosciuto di teenager di un remoto collegio di Charterhouse, in Inghilterra. «Non eravamo neanche una vera band», ha detto il chitarrista Mike Rutherford, «e non sapevamo suonare i nostri strumenti». Ma quando il diplomato alla Charterhouse Jonathan King – un produttore pop che nel 1964 aveva lavorato alla hit Everyone’s Gone to the Moon – visitò la scuola per un weekend dedicato agli ex alunni, si ritrovò per le mani una demo del gruppo, consegnata da un amico dei giovani musicisti. «Ho subito pensato: “Questo ragazzino ha una voce splendida”», ha detto King decenni dopo a proposito del frontman Peter Gabriel. «Era piena di giovinezza ed entusiasmo».

King chiamò il numero di telefono scritto sulla cassetta, e dopo aver parlato con un sorpreso Peter Gabriel, convinse il gruppo a entrare nel roster di Decca Records. Propose anche il nome Genesis. All’epoca il quintetto aveva solo una manciata di canzoni e qualche apparizione in piccoli concerti, la scuola impegnava gran parte del loro tempo. «Abbiamo finito per fare un album, ma non sapevamo davvero suonare», ha detto Rutherford. «All’epoca, avere la possibilità di registrare un disco era piuttosto insolita. Non succedeva molto spesso a gente del nostro calibro».

L’album venne registrato in solo tre giorni ai Regent Sound Studio di Charing Cross Road, a Londra. Alle spalle dei ragazzi, King aggiunse a tutte le canzoni degli archi stucchevoli. Quando la band ascoltò la versione finita dell’album ne rimase scioccata, ma era troppo tardi per modificare gli arrangiamenti. «Sono andato nel panico», ha detto Anthony Phillips. «Una sensazione incredibilmente scoraggiante. Sembrava che il mondo ci stesse crollando addosso». (Ascoltate l’album in cima all’articolo, e giudicate da voi).

King iniziò a disinteressarsi del gruppo poco dopo il fallimento dell’album, e quando la loro musica si trasformò in complesso progressive rock, li abbandonò del tutto. «Capimmo subito che King non avrebbe mai voluto seguire la direzione che avevamo intrapreso», ha detto il tastierista Tony Banks. «Più la nostra musica diventava complicata, meno gli piaceva». Nel 1970, i Genesis entrarono nel roster di Charisma Records, e alla fine dell’anno si aggiunse al gruppo il giovane batterista Phil Collins. A quel punto avevano già abbandonato tutte le canzoni di From Genesis to Revelation, e non le hanno mai più suonate.

Tuttavia, i Genesis sono sempre stati grati a Jonathan King per l’idea del nome, e per avergli dato una possibilità quando in realtà non se la meritavano affatto. Quando sono tornati sul palco con Peter Gabriel per un concerto-reunion nel 1982, fu King a introdurli sul palco. Il produttore, poi, non si è mai stancato di ripetere che fu lui a scoprire i Genesis, e ha continuato anche quando nel 2000 è stato condannato a quattro anni di carcere per abusi sessuali su minorenni. Ha sempre dichiarato la sua innocenza, ma negli ultimi anni il suo nome è riapparso in vicende legali simili.

Nel frattempo, From Genesis to Revelation ha trovato un fan insolito: Noel Gallagher. Nei giorni di gloria degli Oasis il chitarrista era il primo a criticare gruppi come i Genesis, ma di recente ha scoperto il loro primo album, e pare che il suo brano del 2017 If Love Is the Law sia ispirato a The Conquerer, una delle canzoni più oscure di From Genesis to Revelation. «Sono ossessionato dai primi Genesis», ha detto, «ho pensato: diavolo, perché non ne parla nessuno?».

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