5 canzoni spensierate che in realtà parlano di eroina

E pensare che una di queste è stata pure inserita nella puntata pilota di "Una Mamma Per Amica"
U2 al Live Aid 1985

U2 al Live Aid 1985


Ve la ricordate There She Goes Again? Quel pezzaccio britpop degli La’s che è praticamente un unico ritornello che si ripete all’infinito? Dai, con quei coretti e i tre accordi maggiori che ti si conficcano in testa senza stancarti mai? Era pure nella puntata pilota di Una Mamma Per Amica, presente? Ecco, parla di eroina.

E chissà quante volte ci siamo ritrovati a canticchiare canzoni che in realtà riguardano una delle piaghe più pericolose e devastanti degli ultimi 200 anni. Vediamo cinque di questi pezzi, ancora più insospettabili perché spensierati.

“There She Goes Again” di La’s (1988)

“There she goes again / racing through my brain / pulsing through my vein / no one else can heal my pain” ovvero “Ecco che (lei) lo fa di nuovo / scorre nel cervello / pulsa nella mia vena / nessun altro può curare il mio dolore”. Soffermandoci un po’ di più sul testo scritto da Lee Mavers, il frontman dei La’s, la realtà è abbastanza chiara. E per quanto nel video ci sia ogni tanto una bella ragazza che guarda in camera, è l’amore a essere la metafora, e non viceversa. Eroina o meno, There She Goes Again rimane un pezzo cardine del rock inglese, precursore dell’era Britpop che arriverà da lì a poco, look e taglio di capelli inclusi.

“I’m waiting for my man” di Velvet Underground (1967)

Su Youtube c’è un bellissimo filmato che ritrae i Velvet Underground intenti a fare le prove. L’ha girato Andy Warhol e la colonna sonora è Waiting For My Man, un pezzo scritto da Lou Reed nel ’65 e poi incluso in The Velvet Underground & Nico del 1967: un pezzo strumentalmente allegro, con tempo sostenuto e un pianoforte brillante che scandisce il ritmo con un tamburello. Quanto al testo, è la storia di uno studente bianco che per trovare una dose di eroina si spinge fino ad Harlem, quartiere newyorchese storicamente nero. In totale crisi d’astinenza e con in mano 26 dollari, viene notato da un uomo afroamericano, che con toni poco amichevoli comincia a fargli domande. Il ragazzo eroinomane si salva per il rotto della cuffia quando lo spacciatore finalmente arriva, calmando le acque.

“Under The Bridge” di Red Hot Chili Peppers (1991)

Nonostante il piglio amichevole e radiofonico, Under The Bridge racconta proprio di quel periodo in cui Anthony Kiedis era tutto l’opposto di amichevole. Parla dell’oblio in cui era caduto verso la fine degli anni Ottanta per colpa della dipendenza da cocaina, eroina e speedball, ovvero un miscuglio delle due. Anni dopo, Blood Sugar Sex Magik, alcuni membri dei Red Hot tendevano a fumare erba isolandosi un po’ da tutto e tutti, cosa che una sera Kiedis soffrì più del solito. “La solitudine che sentivo mi ha ricordato i tempi in cui stavo con Ione [Skye, l’ex fidanzata]” racconta Kiedis nell’autobiografia Scar Tissue. “Avevo questo angelo di ragazza che voleva darmi tutto il suo amore e io, invece di godermelo, stavo in centro con dei cazzo di gangster a spararmi speedball sotto un ponte”. Da lì il titolo del brano.

“Bad” di U2 (1984)

Ariosa e scintillante come molti pezzi degli U2, Bad tratta di un tema un po’ meno piacevole delle sue cugine. «Ho scritto il testo su un mio amico» presentò così il brano durante la tappa svedese del tour nel 1987. «Il suo nome era Gareth Spaulding e, per festeggiare il suo 21esimo compleanno, lui e i suoi amici hanno deciso di iniettarsi abbastanza eroina da ammazzarlo.»

“Dead Flowers” di Rolling Stones (1971)

Così come i Velvet Underground con Heroin, anche gli Stones hanno firmato pezzi palesemente dedicati alla Regina degli oppiacei, da Brown Sugar a Sister Morphine. Dead Flowers non fa eccezione, per quanto il significato sia nascosto piuttosto bene da un mood positivo e un testo criptico: “And I won’t forget to put roses on your grave” cioè “non dimenticherò di mettere delle rose sulla tua tomba”. In realtà però i “fiori morti” protagonisti del titolo sono i papaveri, con cui si ricava l’oppio grezzo da raffinare fino a ricavare eroina.