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2P, il mio “Inferno 9” del rap

Abbiamo parlato con il producer di rap italiano, del suo nuovo album (con 19 featuring) e del duetto dell'anno tra Guè e Marra

Dj 2P è uno dei dj più noti del mondo rap italiano. È stato campione italiano di turntablism

È uscito da pochi giorni Inferno 9, l’album di 2P, uno dei produttori e DJ più noti dell’universo hip hop italiano. Nel disco sono stati coinvolti anche i principali nomi italiani, come Clementino, Emis Killa, Maruego, Gemitaiz & Madman, Ghemon e Ensi. L’elenco è lunghissimo, sono 19 in tutto. I primi due singoli, cattivissimi, sono Don Dada e In Coma.

Abbiamo parlato con il produttore di come è nato l’album, della scena italiana e della collaborazione del momento.

Intanto com’è nato questo album, sembra un lavoro molto lungo…
Sicuramente è stato un lavoro molto lungo. Ho avuto la fortuna di non avere troppo fiato sul collo per il disco ho voluto farlo con tutta la calma del caso, anche perché ero in giro per i live. Ho iniziato a lavorarci due anni fa e l’ho chiuso circa tre mesi fa. I rapper ci mettono tantissimo a scrivere i testi ma anche io me la sono vissuta abbastanza in relax.

Come hai scelto i nomi da coinvolgere?
Di base avevo in mente chi volevo tirare in mezzo perché con la maggior parte delle persone che vedi sull’album c’è già un rapporto lavorativo. Poi, in corso d’opera ho avuto la fortuna di ricevere i sì anche da parte di artisti con cui non avevo mai lavorato prima: Ghemon o Maruego, ad esempio. Anche quelli che conoscevo meno personalmente si sono prestati senza problemi, anzi, con entusiasmo.

Sono usciti due singoli belli tosti.
Sì, alcune canzoni nell’album sono un po’ dure e forti, e quelle che ho scelto lo sono particolarmente. Nell’album poi trovi episodi anche più leggerini: non ho voluto dare un’impronta cupa al disco, nonostante il titolo. È solo un gioco di parole perché vivo all’interno 9 di una casa.



Nel tuo album, ma anche nel mercato in generale, stanno uscendo molto cose interessanti, o almeno diverse dal solito. Sei d’accordo?

Sicuramente è un momento di fermento. Ci sono ottime sonorità nuove, stiamo raggiungendo un suono internazionale che è la cosa a cui bado di più, essendo un produttore. È giusto che esca chi ha qualcosa in più da dire, altrimenti mi annoio anche io.

È un bene che le generazioni si mescolino?
Credo sia una cosa buona. Butto un occhio spesso agli americani, dove gente che è in giro da decenni si mette a fare canzoni con debuttanti. Soprattutto, è buono vedere artisti di diverse estrazioni, mainstream o underground che siano, fare dei pezzi insieme.

A proposito di collaborazioni, che ne dici di quella tra Guè e Marra?
Ho avuto la fortuna di lavorare con entrambi: ho prodotto due basi all’interno dell’ultimo disco di Guè e ho accompagnato dal vivo Marra nel 2010. Conosco entrambi, ovviamente sono dei top player a livello italiano, hanno tanto da dire. Hanno un’esperienza e un bagaglio che molti dei giovani non hanno e soprattutto riescono a mettere in piedi una profondità lirica. Sono sicuro che il loro non sarà un album banale. Ci saranno ovviamente anche i pezzi dell’estate perché sono attenti a queste cose e conoscono bene il mercato. Ma mi aspetto delle grandi chicche.

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