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20 grandi pezzi poco noti di David Bowie

Tracce perdute, B-side, remix e singoli persi in album passati in sordina: le gemme che solo i fan più accaniti conoscono.

David Bowie sulla cover di "Low" del 1977, il primo album della cosiddetta "trilogia berlinese" composta da, per l'appunto, questo disco, "Heroes" e "Lodger"

David Bowie sulla cover di "Low" del 1977, il primo album della cosiddetta "trilogia berlinese" composta da, per l'appunto, questo disco, "Heroes" e "Lodger"

A pochi giorni dall’uscita del suo ultimo e tanto atteso album, David Bowie ci ha lasciati. È retorico dirlo, ma la sua musica è davvero qui per restare per sempre, comprese alcune sue tracce meno celebrate ma di immenso valore. Ne abbiamo raccolte venti.

20. “London Bye Ta Ta”

Questo pezzo, ispirato ai Kinks, doveva uscire come nuovo singolo dopo il successo di Space Oddity, ma Bowie ha spinto perché venisse pubblicato The Prettiest Star, che è stato un fallimento. London Bye Ta Ta non era destinato a diventare una grande hit, ma è una canzone che meritava di stare dentro a un album – invece ha dovuto aspettare la prima compilation/greatest hits Sound + Vision.

19. “Holy Holy”

Bowie ha registrato Holy Holy con i futuri membri dei Spiders From Mars poco dopo le sessione di The Man Who Sold the World. Non andava bene come singolo, ma Bowie credeva nel pezzo così un anno dopo ci rimise mano nelle sessions di Ziggy Stardust. È migliorata tantissimo rispetto all’originale, più veloce e con la chitarra decisamente più adatta di Mick Ronson. Poche tracce sono altrettanto direttamente ispirate ai T. Rex, e il testo mostra chiaramente la fascinazione per Aleister Crowley.

18. “Moonage Daydream” (Arnold Corns Version)

Se vi siete chiesti come mai la storia di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars non abbia coerenza, è perché molte canzoni erano state scritte prima che Bowie avesse una trama nella sua testa. Moonage Daydream è stata registrata nel febbraio del 1971 per il side-project (durato poco) Arnold Corns. Era più lenta e non aveva tutti gli assoli di Mick Ronson, ma il cuore della canzone è già lì.

17. “Andy Warhol”

L’altro lato di Hunky Dory è un tributo di Bowie ai suoi artisti preferiti. Ha dedicato Queen Bitch a Lou Reed, Song For Bob Dylan a Dylan e Andy Warhol al fondatore della pop art. Warhol ha odiato così tanto quel pezzo che è uscito dalla stanza in cui Bowie glielo stava facendo ascoltare. “Credo pensasse che la canzone lo denigrasse” ha detto Bowie nel 1977. Bowie ha anche interpretato il ruolo di Warhol nel film Basquiat, anni dopo la morte dell’artista.

16. “Stay”

Station to Station è un disco che va ascoltato tre o quattro volte prima di apprezzarne la vera genialità, e forse è per questo che i fan hardcore sono molto legati a questo album mentre gli ascoltatori casuali non ne conoscono neanche l’esistenza. Tutti i pezzi sono incredibili, ma la canzone meno considerata è Stay, un brano tendente al soul di 6 minuti che sicuramente è il risultato di un mix di sostanze e poco riposo. Ci sono delle parti di chitarra incredibili di Earl Sick. Il pezzo si trova anche nel repertorio live di Bowie del 1999.

15. “Always Crashing in the Same Car”

Durante le sessions di Low nel 1976, Bowie stava girando sulla sua Mercedes degli anni ’50 dentro un garage di Berlino. “Giravo intorno al garage dell’hotel,” ha scritto. “Avrò toccato i 94 all’ora”. Inutile dirlo, è andato a sbattere e ha rischiato di rimanerci. Ha trasformato l’incidente in una metafora sulla sua carriera per il pezzo Always Crashing in the Same Car, sulla sua temerarietà nel saltare da un progetto all’altro alla velocità della luce. È una delle tracce migliori di Low, e suona benissimo nei live del tardi anni ’90.

14. “Heathen (The Rays)”

La title track di Heathen è una canzone molto dark che chiude un disco molto dark. “È sul sapere che morirai,” ha raccontato Bowie. “È un uomo che ha capito che la vita è una cosa finita, e che inizia a sentire la vita che se ne va, che tramonta, l’età che si indebolisce”. Bowie era in perfetta salute quando il pezzo è uscito, a 55 anni, ma un paio di anni dopo avrebbe rischiato la vita per un attacco cardiaco.

13. “Width of a Circle”

The Man Who Sold the World parte con una traccia stellare di esplorazione spirituale, legata alla sua breve avventura nel buddismo nel 1967. Bowie era ancora considerato un artista-meteora quando è uscito Space Oddity, che ha avuto poco successo quando è uscito, ma Bowie è andato avanti con questo pezzo, che nei live arrivava a durare 16 minuti per dargli tempo per un cambio d’abito.

12. “Something in the Air”

Chi frequentava molto i cinema all’inizio del millennio riconoscerà subito “Something in the Air” Questo pezzo da Hours… è stato usato in American Psycho e Memento, due cult movie dell’epoca. È una canzone tormentata che non è passata tra i singoli dell’album, ma che continua a vivere ogni volta che qualcuno recupera uno di quei filmoni.

11. “She’s Got Medals”

Bowie ha avuto la sfortuna di pubblicare il suo LP omonimo di debutto nel 1967 lo stesso identico giorno in cui è uscito Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band. Probabilmente non avrebbe comunque fatto il botto, ma competere con l’album più acclamato del decennio sicuramente non ha aiutato. È un album estremamente inglese e bizzarro, che oggigiorno suona un po’ datato. La canzone più interessante è She’s Got Medals, la strana storia di una donna che si traveste da uomo per entrare nell’esercito per poi scappare quando sente le prime bombe. Non sarà l’ultima canzone gender-bending dell’artista.

10. “Fantastic Voyage”

Non esistono album brutti di Bowie degli anni ’70. È stato sulla cresta dell’onda dall’inizio alla fine del decennio. Detto questo, l’album più debole è del 1979, Lodger. Lavorava come un pazzo da così tanti anni che era comprensibile uno scivolone. La traccia di apertura, Fantastic Voyage, è stata scritta insieme a Brian Eno ed è rivolta ai personaggi coinvolti nella Guerra Fredda. È la migliore traccia dell’album, con al mandolino Adrian Belew dei King Crimson. “La lealtà è preziosa,” canta Bowie, “ma anche le nostre vite sono preziose.” Bowie ha fatto risorgere questa canzone nel 2003 all’inizio della guerra in Iraq.

9. “Looking for Satellites”

Life on Mars non si occupa in maniera diretta della vita aliena sugli altri pianeti. Bowie se ne è occupato invece nel pezzo del 1997 Looking for Satellites, scritta nel periodo in cui la stampa iniziava a parlare ossessivamente della possibilità di vita sul pianeta rosso. “Dove andiamo da qui?” canta Bowie in una delle tracce di spicco di Earthling, “C’è qualcosa nel cielo/Che brilla nella luce/girando lontana.”

8. “Teenage Wildlife”

All’inizio degli anni ’80, Bowie aveva timore di aver fatto il suo tempo. Artisti New Wave come Gary Numan avevano enormi fan base e alcuni vedevano Bowie come un dinosauro. Si è scagliato contro gli imitatori con Teenage Wildlife, forse la migliore canzone di Scary Monsters (And Super Creeps). Non ci ha neanche provato a nascondere il suo pensiero nei testi: “Sei un magnate col naso rotto/ uno dei ragazzi della new wave/una cosa vecchia in nuovi vestiti.” Ouch.

7. “Like a Rocket Man”

Bowie scrive canzoni sullo spazio dal 1969. Il suo album di ritorno del 2013 aveva dentro Born in a UFO, The Stars (Are Out Tonight) e Dancing Out in Space, e il pezzo Like a Rocket Man come bonus track. Questa è stata una mossa strana dato che è un pezzo migliore di molti altri nell’album. Come molte altre sue canzoni spaziali, la traccia in realtà parla di droghe. Si parla di Wendy Cocaine e c’è un narratore che non l’ha mai pagata per un grammo. Per quello che sappiamo, questo è il prequel perduto di Space Oddity.

6. “Criminal World”

Let’s Dance è stato l’ultimo grande successo commerciale di Bowie, che si apre con il meraviglioso trittico di Modern Love, China Girl e Let’s Dance, e probabilmente molti ragazzi che sono arrivati a lui da MTV non si sono preoccupati di girare il lato dell’LP. Si sono persi Criminal World, un fantastico pezzo anni ’80 con una chitarra di Stevie Ray Vaughan. È l’unica traccia non scritta da Bowie – è della band Metro.

5. “Thursday’s Child”

Fino a ottobre 1999, Bowie ha pubblicato una serie di album abbastanza deludenti, e molta gente non ha dato il giusto peso all’uscita di Hours…. Il pezzo migliore è la traccia di apertura, Thursday’s Child. Il titolo viene dal libro pubblicato nel 1956 da Eartha Kitt. Negli Stati Uniti il disco non è mai stato sopra la 47esima posizione, era il periodo in cui Korn, Backstreet Boys e Britney Spears la facevano da padroni. Bowie era considerato roba passata, anche se negli anni successivi sarebbe tornato con Tony Visconti per due dischi impossibili da ignorare.

4. “Slip Away”

All’inizio del nuovo millennio, Bowie decise di incidere un album che mischiasse nuove canzoni con riarrangiamenti di brani d’inizio carriera. Le sue canzoni prima di Space Oddity non hanno avuto la giusta attenzione e pensava che la produzione non fosse stata quella giusta. Ha intitolato l’album Toy e l’aveva praticamente finito, ma in seguito decise di pubblicare Heathen. (Finì online nel 2011) Una delle poche tracce a passare da Toy a Heathen Uncle Floyd, reintitolata Slip Away. E un pezzo struggente sul tempo che passa, costruito su un riferimento allo show degli anni ’70 Uncle Floyd. È stato uno degli highlight del Reality Tour del 2003/04.

3. “New Killer Star”

David Bowie ha lavorato per molti anni consecutivi prima dell’uscita di Reality nel settembre 2013, e molte persone lo davano ormai per scontato. È stato il suo secondo dico in poco più di un anno, e pochi gli hanno dato la giusta attenzione. Peccato per loro. Reality è un album pazzesco che parte con una traccia incredibile su New York dopo l’11 settembre. Bowie viveva molto vicino a Ground Zero e la tragedia lo aveva toccato direttamente. Aveva detto riguardo alla canzone: «Non sono un commentatore politico, ma penso che ci siano periodi nei quali sono “costretto” ad inserire dei riferimenti all’attualità nel materiale che scrivo.»

2. “Bring Me the Disco King”

Bring Me the Disco King è una delle canzoni di Bowie con la gestazione più lunga. Ha iniziato a lavorarci nel 1993 durante le session di Black Tie White Noise, ma non riusciva a concluderla. Ci a riprovato quattro anni dopo per Earthling, ma ancora non funzionava. La canzone ha finalmente trovato una quadra per Reality, nel 2003, e il segreto è stato rallentarla. I suoi 8 minuti chiudono il disco. È stata l’ultima nuova canzone di Bowie per 10 anni, e quel verso “pugnalami nel buio, fammi sparire” sembra un addio.

1. “Hallo Spaceboy” (Pet Shop Boys remix)

In un certo senso, gli anni ’90 sono gli “anni perduti” di Bowie. Dopo decenni ad anticipare mode, sembrava all’improvviso antiquato – mentre persone che aveva ispirato, come Trent Reznor, prendevano il controllo delle classifiche. Sembrava anche che più si impegnava, peggio andava, soprattutto quando è tornato al lavoro con Nile Rodgers e Brian Eno. Un’eccezione è stata Hallo Spaceboy del disco Outside del 1995. L’originale ha una forte impronta Nine Inch Nails, e la canzone è migliorata ancora di più quando ci hanno messo mano i Pet Shop Boys. Ne hanno fatto un pezzo ballabile, con qualche tocco alla Space Oddity. Non molte persone si sono filate la canzone, che non andò tanto bene, ma è una delle poche canzoni che Bowie ha continuato a proporre anche dopo il nuovo millennio.