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“1944”, il brano ucraino che ha vinto l’Eurovision fa insorgere la Russia

La canzone di Jamala racconta la deportazione dei Tartari di Crimea voluta da Stalin, e dal Cremlino hanno parlato di propaganda contro la Russia

Jamala con il premio dell'Eurovision Song Contest e la bandiera ucraina, foto Anna Vellkova via http://www.eurovision.tv/page/multimedia/photos?gal=225703

Jamala con il premio dell'Eurovision Song Contest e la bandiera ucraina, foto Anna Vellkova via http://www.eurovision.tv/page/multimedia/photos?gal=225703

Nonostante il tema del festival, “Come Together”, suonasse come un invito indirizzato ai paesi europei a riaffermare valori oggi più che mai messi in dubbio dall’avanzata, sempre più cospicua, di movimenti politici anti-europeisti, l’Eurovision Song Contest appena conclusosi a Stoccolma ha suo malgrado ribadito le tensioni diplomatiche fra Ucraina e Russia.
Difatti, nonostante i bookmakers proclamassero come favorito alla vittoria proprio la pop-star russa Sergey Lazarev con la sua You Are The Only One, a trionfare è stata l’ucraina Jamala con 1944, brano incentrato sulla deportazione dei tartari di Crimea durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il brano era stato bersaglio di polemiche già prima della competizione, tanto che Mosca aveva cercato di impedirne la partecipazione, perché leggeva nelle parole della cantante ucraina un palese affronto esplicitamente rivolto a contestare l’annessione della Crimea alla Russia avvenuta nel 2014.
In seguito quindi alla schiacciante vittoria di Jamala, la reazione del Cremlino non si è fatta attendere: «La politica ha prevalso sull’arte» ha tuonato il senatore russo Klintsevitch Frantz, seguito a ruota dal presidente della Commissione Esteri del Senato, Konstantin Kosachev che via Facebook ha accusato la giuria del festival di aver instaurato «una concorrenza sleale per cui l’Ucraina in realtà ha perso».
Non da meno Elena Drapeko, vicepresidente della Commissione Cultura della Duma – la Camera russa – che, senza mezzi termini, si è rivolta alla stampa bollando la vittoria del brano di Jamala come «la conclusione di una campagna di propaganda e di disinformazione contro la Russia».

È chiaro quindi che il risultato dell’Eurovision, lungi dal promuovere la fratellanza europea, ha sconfinato in un potenziale raffreddamento dei già incrinati rapporti tra Russia e Ucraina, ribadendo una crisi diplomatica mai del tutto risolta.
1944, infatti, rivive la storia della bisnonna della cantante, deportata dalla Crimea all’Uzbekistan assieme a 200.000 persone di etnia tartara, accusati da Stalin di collaborare segretamente con la Germania di Hitler. Per cui, nel ricordo delle decine di migliaia di morti avvenute nel ’44 durante la deportazione dei Tartari di Crimea, la Russia ha letto un esplicito richiamo ai tumulti che dilaniarono l’Ucraina nel febbraio 2014, quando la polizia e cecchini di identità ignota spararono sui manifestanti provocando la morte di 103 persone e 1.400 feriti. Al centro degli scontri era la sospensione di alcuni delicati accordi economici fra l’Ucraina e l’Unione Europea causata dalle sempre più incalzanti pressioni della Russia che, al contrario, voleva ristabilire la propria influenza sul governo di Kiev, a quel tempo in procinto di entrare a far parte della NATO.
Le proteste, già in corso da tre mesi, si risolsero il 21 febbraio con la fuga del presidente ucraino Janukovyč, cui seguì la decisione immediata di una larga fetta della popolazione della Crimea di separarsi dall’Ucraina di cui non riconoscevano il nuovo governo, in favore dell’annessione al territorio russo, stabilita anche grazie al massiccio intervento militare da parte di Mosca, condannato senza mezzi termini dall’Unione Europea e da 71 paesi dell’ONU.

Era dunque prevedibile che la partecipazione di un brano come 1944 all’Eurovision avrebbe riacceso polemiche mai del tutto sedate nonostante l’accordo di “cessate il fuoco” del febbraio 2015. L’Ucraina, infatti, non ha mai smesso di accusare il Cremlino di sovvenzionare i movimenti filo-russi delle province di Donetsk e Luhansk, dove negli ultimi tre anni gli scontri fra l’esercito governativo e i ribelli fedeli a Mosca hanno provocato circa 9.300 morti e oltre un milione e mezzo di sfollati.

Se oggi tutte le maggiori testate russe chiedono a gran voce l’annullamento dei risultati della massima competizione canora europea, d’altro canto, l’attuale presidente ucraino Petro Poroshenko non ha mancato di esprimere tutta la sua gioia assieme alla gratitudine di una nazione intera nei confronti di Jamala che, da parte sua, ha affidato a Twitter il suo entusiasmo per la vittoria all’Eurovision: «Ero certa che se canti e dici la verità tocchi davvero il cuore delle persone».

Per quanto riguarda l’Italia, malgrado un’esibizione che riflette la sua piena maturità artistica nonostante la giovane età, la nostra Francesca Michielin ha raggiunto soltanto la sedicesima posizione con la sua “No degree of separation” – versione inglese del brano secondo classificato all’ultimo Festival di Sanremo.

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