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10 cose che abbiamo imparato dal nuovo libro di Johnny Rotten

Viene fuori che il frontman dei Sex Pistols odiava i Clash, così come la maggior parte del punk, ed è pure diventato fan di Mick Jagger

Johnny Lydon "Rotten". Foto: Facebook

Johnny Lydon "Rotten". Foto: Facebook

Non badate alle cazzate: Johnny è tutt’ora pieno di sé.

Sono passati più di 20 anni dalla pubblicazione del suo primo libro Rotten: No Irish, No Blacks, No Dogs e Johnny Rotten (nato Lydon) dei The Sex Pistols può ancora bombardarci con tante opinioni e avventure da poter riempire un autobiografia di 500 pagine.

Esce martedì, Anger is an Energy: My Life Uncensored che comprende tanti ricordi familiari, dall’ascesa supersonica dei The Sex Pistols, alla lunga storia anarchica e contorta del suo tutt’ora attivo Public Image Ltd.

In concomitanza con i racconti sulle lentiggini di Malcom McLaren, l’inettitudine di Sid Vicious, e la poca vista di Lydon (che gli da quello sguardo psicotico) e la sua meningite (che prese dall’urina di ratto quando giocava nelle pozzanghere da bambino), il libro prevede tanti assaggini affascinanti da uno degli angoli più improbabili dell’Inghilterra.

Ecco i nostri 10 preferiti:

1. IL GRAZIOSO DISOCCUPATO

Lydon non ascolta molta musica punk. The Buzzcocks, Magazine, X-Ray Spex, The Adverts, The Raincoats: “Questi mi piacevano. Erano l’eccezione, vista esternamente, rispetto alla tipica band fuoriclasse che mi faceva uscire fuori di testa perchè con musica tutta uguale”.

2. FIORI ROMANTICI

Anche lui sentì del rapporto gay che si diceva avesse con Sid Vicious, e ce lo smentisce subito. «Semplicemente..NO!» scrive enfatizzando. Anche se ammette che spesso si è soffermato a farsi qualche domanda sulla sessualità del suo compagno: «Non ho mai capito se Sid alla fine scoprì la sua vera natura.»

3. CARRIERA

Richard Branson voleva Lydon come cantante leader dei Devo.
Mark Mothersbaugh precedentemente raccontò una propria versione, dove però è Branson a bloccare l’idea sull’ex Sex Pistols. Ma Lydon esclude ogni coinvolgimento nella storia: «Sono quasi sicuro che non me l’abbia mai chiesto.» Sarebbe comunque stato «un secco ’no’ per me». Non perché non gli piacessero i Devo, ma per l’imposizione all’interno di un’altra band, cosa che non lo metteva a proprio agio.

4. ANARCHIA IN U.K.

Lydon non era un fan dei The Clash. Per lui, le loro canzoni «Non avevano alcun contenuto, e sinceramente non sembravano stare su da sole se non per questo senso di socialismo astratto.» Come band «non avevano niente da offrire dal punto di vista dello sviluppo dei personaggi».
Joe Strummer gli piaceva solo come persona, ma che non lo rispettava dal punto musicale o ideologico. E si incazzò parecchio quando Strummer dichiarò in Melody Maker che il gruppo sarebbe diventato più grande dei Sex Pistols: «Cominciò seriamente a perdere l’autoironia. Era arrivato al punto che si sarebbe incoronato da solo.»

5. VACANZE CARAIBICHE

Come i Clash, anche Lydon provò a registrare con il pioniere del dub giamaicano Lee “Scratch” Perry. Appena dopo lo scioglimento dei Sex Pistols, fece molti viaggi in Giamaica in veste di talent scout della Virgin Records. Così si recò al Black Ark, lo studio di Perry, per tentare una versione reggae di Submission dei Pistols: «Ma non siamo mai riusciti a entrare in sintonia. Troppe distrazioni e poi lui era troppo nervoso e strafatto».

6. VITA DI BASSO LIVELLO

Lydon era a conoscenza degli abusi sessuali del conduttore della BBC, Jimmy Savile, molto prima che fossero divulgate.
In un intervista del 1978 disse che oramai tutti sapevano che il presentatore di Top of the Pops era un molestatore. «Parlavo gravemente di sproposito» scrive, «molto prima che tutto questo diventò di sapere pubblico.»

7. ZUMA

Fa un improbabile confronto con lo stile di chitarra di Steve Jones: «Neil Young con Zuma, quando la canzone vacilla verso il collasso totale, ed è il punto più dinamico.»

8. IMMAGINE PUBBLICA

Lydon sostiene che Mick Jagger aiutò con cautela ad assemblare il team di difesa di Sid Vicious dopo l’omicidio di Nancy Spungen.
Il cantante degli Stones non ne uscì così bene nel libro precedente di Lydon, che rispondeva all’affermazione di Jagger secondo il quale i Sex Pistols non sapevano suonare: «Gli Stones erano uno dei gruppi musicali più notoriamente incapaci, ed ecco che questo vecchio cocainomane ci puntava il dito contro», scrive.
Nonostante questo, ora Lydon ha espresso la sua ammirazione nei confronti dell’apparente intervento di Jagger in difesa di Sid.

Per quanto riguarda la morte di Nancy, punta il dito medio verso la massa, sostenendo che probabilmente Sid era in debito per droga: «Nancy fu uccisa, e quel povero ragazzo incosciente rimase con il coltello in mano… Per me non c’è alcun mistero in questa storia. Se devi dei soldi a qualcuno, questo è quel che ti becchi.»

9. LA GRANDE TRUFFA DEL ROCK & ROLL

Lydon dice che Harvey Keitel non aveva assolutamente idea di chi fosse quando insieme, nel 1983, recitarono nel thriller italiano Copkiller – L’Assassino dei Poliziotti. (Conosciuto anche come “Corrupt” o “Order of Death”).
E’ stata l’unica interpretazione in un film che fece Lydon, a seguito di un audizione andata male per la parte di Jimmy nella versione cinematografica di Quadrophenia dei The Who.
Alla fine, risultò che i provini per Quadrophelia vennero ripagate in un maniera così improbabile che i contenitori delle pellicole del film che ricevette inspirarono il concetto di Metal Box dei Public Image.

10. IL GRANDE MIX DEL ROCK & ROLL

Lydon confonde spesso i suoi maestri del jazz.
Mentre registrava Album con il produttore Bill Laswell a metà degli anni Ottanta, Public Image Ltd. divenne una band da studio con featuring speciali come il batterista dei Cream, Ginger Baker, e il virtuoso del metal Steve Vai.
Una guest list stellata che includeva anche Ryuichi Sakamoto e il batterista jazz Tony Williams.
Per anni Lydon affermò anche che un’altro visitatore di passaggio sarebbe stato Miles Davis, «ma ho scoperto di recente che potrebbe essere stato in realtà Ornette Coleman.» Ops!

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