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10 cose che abbiamo imparato su Moby dalla sua autobiografia

Dai rave selvaggi al sostegno di Axl Rose, il producer e DJ ha raccontato la scena dei club negli anni '90 nella sua autobiografia "Porcelain", uscita in Italia per Mondadori

La maggior parte delle autobiografie dei musicisti parlano dei periodi di grande successo e delle fasi discendenti quando si ritrovano a litigare con gli altri membri della band, oppure iniziano a fare beneficienza e si sposano un paio di volte. Porcelain di Moby ha un altro approccio: finisce prima dell’uscita di Play, l’album del 1999 che ha venduto milioni di copie rendendo Moby una superstar. Il libro è incentrato sul passaggio dal mettere dischi nei club di New York alla produzione delle sue tracce e diventando celebre nella scena rave. Qui sotto 10 cose che abbiamo imparato degli esordi di Moby sulle strade (e nei dancefloor) di New York.

1. Diana Ross è una delle sue prime ispirazioni
Da bambino, Moby non faceva nessuna discriminazione sulla musica. In realtà aveva solo una regola: «Se passava in radio, mi piaceva». Ma Love Hangover di Diana Ross – un pezzo disco lascivo del 1976 che presagiva l’enorme successo dell’album Diana – ha ispirato un altro tipo di devozione. «L’apertura era languida,» scrive Moby, «e mi faceva paura… Ross mi aveva mostrato che c’era un mondo in cui non regnava la tristezza e la rassegnazione. Da qualche parte c’era un mondo sensuale e robotico e ipnotico.»

2. Nella sua gioventù, l’igiene contava poco
Prima che si trasferisse a New York, Moby abitava in un edificio industriale abbandonato vicino alla stazione di Stamford, Connecticut. Secondo il producer «nel 19esimo secolo era una fabbrica di serrature. Ora, nel 1989, era una gigantesca massa scura». Sostiene che fosse un complesso di circa 100.000 metri quadri, e lui occupava una piccola parte pagando la guardia 50 dollari ogni mese. Aveva costruito dei muri con del legno trovato in una discarica e pisciava nelle bottiglie. Non faceva la doccia se non a casa di sua mamma o nell’appartamento della sua ragazza. Moby parla di quel periodo in toni entusiastici: «A parte il fatto che sognavo di vivere e fare musica a Lower Manhattan, la fabbrica abbandonata era perfetta».

3. Non ha rifiutato un lavoro da DJ
«Volevo fare il DJ nei più grandi club e nelle migliori serate,» spiega Moby. «Volevo essere celebrato come DJ e musicista. Ma non facevo discriminazioni sui lavori da accettare. Non ho mai detto no fino al 2002,» anno in cui Play è diventato un successo commerciale. Ha riassunto così il suo atteggiamento rispetto al lavoro: «Se uno netturbino del Queens mi avesse chiesto se mi interessava fare il DJ nel suo salotto per lui e sua nonna, probabilmente gli avrei risposto ‘Sì, ma solo se non mi paghi’».

4. Una volta ha fatto incazzare Darryl McDaniels dei Run-D.M.C.
Moby faceva spesso il DJ in un locale che si chiamava Mars, che era diventato un posto cool della vita notturna newyorkese con molti ospiti importanti. Una sera Darryl McDaniels dei Run-D.M.C. ha iniziato a fare freestyle mentre Moby metteva dei pezzi strumentali. «Si è perso nel flow, migliorando sempre di più,» ricorda Moby. «Poi ho messo uno strumentale da Pause e il pubblico è impazzito.» Ma mentre ballava dietro la postazione, Moby ha colpito per sbaglio il mixer. «Il disco è saltato. Non con un semplice singhiozzo, ma la puntina ha fatto uno di quei balzi per cui poi finisce nella zona morta alla fine del disco». Ha descritto così l’effetto che ha avuto sul pubblico: «Avevo ucciso il Natale».

5. Molti party a cui andava Moby erano selvaggi
Il libro di Moby è pieno di storie folli che diventando indistinguibili dopo un po’. Ma c’è un evento che si fa notare più degli altri: un rave organizzato dal DJ Frankie Bones. Moby non dice la location esatta; dice solo che era a Brooklyn alla fine della mappa della linea L grigia. A un certo punto della notte, fa una pausa dalla pista e si fa un giro con gli amici per la fabbrica in cui era organizzata la festa. Trovano un parcheggio pieno di cambio e bulldozer e prendono il controllo di un escavatore per farsi un giretto – un DJ che guida macchine industriale: questo è il vero edonismo.

6. La scena dance cambia velocemente
Il primo successo di Moby da solista fu Go del 1991. Non gli ci volle molto per capire che la scena stava cambiando molto velocemente intorno a lui. «Mi sentivo come l’equivalente dei rave di Trotsky, una figura bollita di un’era che ora ufficialmente non era mai esistita,» ha scritto dopo un DJ set andato male. «All’improvviso tutto ha avuto senso: le strozzo monocromatiche, la musica scura e spigolosa, le droghe. Era il loro mondo ora. Io ero educatamente tollerato, ma era il 1993, e io ero un sobrio relitto del 1992».

7. La rapida crescita della scena generò velocemente battibecchi interni
Moby si mise in viaggio nel 1993 per uno dei primi tour di rave della storia. Ma nonostante la presupposta natura positiva della gita — erano comunque tutti artisti in cerca di una fanbase — i rapporti si fecero tesi fra Moby e Aphex Twin. «Volevo farmi piacere Aphex Twin», fa notare Moby. «I suoi dischi mi piacevano, ma lui raramente ha parlato a qualcuno e le poche volte che lo hanno intervistato mi ha criticato perché uso la chitarra sul palco.» E le ferite sono ancora aperte dopo anni: «Mi ha chiamato elitario di fronte alla stampa, quando in realtà avevo un’insonnia causata da una vita sul tour bus.»

8. Feeling So Real fu sottoposta a cambi dell’ultim’ora per colpa del prezzo esorbitante di un campione
«Scrissi un inno da rave che suonava come cento palazzi che crollavano e venivano ricostruiti allo stesso tempo», si entusiasma Moby. «Sembrava un’orda di elefanti in estasi.» Ma c’era un problema di fondo: i proprietari di uno spezzone vocale che voleva usare nella traccia chiedevano una somma esorbitante per poter usufruire del campione. Così, dopo aver cercato senza successo un esemplare simile nella sua collezione di dischi, Moby si mise a lavoro con Myim Rose, che gli diede una nuova linea di voce senza dover passare per un avvocato. Il risultato, Feeling So Real, diventò un’altra hit del producer.

9. Axl Rose appoggiò la decisione di Moby di fare uscire Animal Rights
Moby girò le spalle al sound che lo aveva reso famoso quando uscì Animal Rights, un album chitarra-centrico che non regalò al producer nemmeno una hit. Lui stesso lo ammette: «Ben prima di uscire, Animal Rights aveva fallito.» Ma almeno una rock star apprezzò il coraggio dello sforzo. «Una mattina mi ritrovai un messaggio in segreteria da Axl Rose. Diceva che amava Animal Rights e che stava ascoltando Alone in loop mentre guidava per Los Angeles alle 3 di mattina.»

10. Moby vuole solo rendere felici le persone
Un Moby fradicio di fango decise di tornare allo stile che per primo gli diede il successo durante un viaggio al Glastonbury Festival. Dopo aver dichiarato di voler replicare Animal Rights con «un album heavy metal lento e oscuro», il suo manager Barry gli ricordò che tutti amano la sua elettronica perché rende felici. Qualcosa nelle parole di Baarry funzionò e il risultato fu Play, il suo successo planetario.

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