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Le 10 cose che abbiamo imparato da “Daft Punk Unchained”

Il documentario sul duo francese offre una serie di informazioni (quasi) inedite

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Il (bellissimo) documentario sui Daft Punk, Daft Punk Unchained, è stato proiettato in anteprima nazionale a inizio dicembre. Da allora l’abbiamo guardato e riguardato senza sosta, emozionandoci non poco.

All’interno, una marea di interviste, da Nile Rodgers a Pedro Winter, da Kanye a Michel Gondry, fino agli addetti ai lavori dei loro esordi. Che rivelano parecchie cose che non sapevamo nemmeno noi.

Come suonavano i Darlin’, la band dei Daft Punk prima dei Daft Punk

Tutti sanno che il nome del duo deriva dalla terribile recensione di Melody Maker dei primi lavori dei Darlin’, la band formata dal duo e dal chitarrista dei Phoenix, Laurent Brancowitz. Ma poche volte abbiamo avuto l’occasione di ascoltarli. Ecco, qui si può fare, in un’esibizione live di una cover di How You Satisfy Me degli Spectrum.

Thomas e Guy-Man sono parecchio diversi

Si sa pochissimo dei due personaggi, visto che da subito (o quasi) si sono nascosti dietro le loro maschere. Ma parlando con chi li ha conosciuti davvero, le loro personalità appaiono molto diverse. Jean-Daniel Beauvallet, giornalista francese, dice che Bangalter è stato tra le prime persone in Francia ad avere un Mac, segno del suo approccio un po’ nerd. Mentre Eric Chédeville, che ha lavorato con Guy-Man, racconta come lui sia quello più “mistico” dei due.

Il loro album di debutto è stato presentato ai vertici di Virgin dalle casse di un ghetto blaster

Ci sono parecchie interviste ai discografici francesi del tempo. E quelli di Virgin, l’etichetta che produsse il primo album del duo, Homework, raccontano di come Thomas e Guy-Man presentarono l’album. «Eravamo in uno studio piccolissimo, dove c’era tutto. Abbiamo ascoltato l’album dalle casse di un ghetto blaster. Siamo rimasti senza parole, era una hit dopo l’altra».

Il padre di Bangalter è stato fondamentale

I geni sono importanti, in senso scientifico. Il padre di Thomas Bangalter è Daniel Vangarde, musicista degli anni Settanta. E proprio lui ha avuto un ruolo molto importante nei primi tempi, visto che aiutato il duo a farsi strada nell’intricato mondo dei contratti discografici.

L’esordio dei robot è stato nel video di Around the World

In un lungo e surreale intervento, Michel Gondry, visionario regista di videoclip (e film) storici, racconta il dietro le quinte di Around the World, il lavoro che diede la massima visibilità al duo francese, ormai quasi 20 anni fa. E spiega come i caschi che gli fece indossare per l’indimenticabile coreografia fu la prima incarnazione dei robot. Un po’ diversi da quelli di ora.

Hanno registrato Human After All in 12 giorni

Il terzo album in studio dei Daft Punk doveva esser una registrazione grezza, semplice. Fatta come si faceva una volta. Per ritornare sulla terra dopo il successo planetario di Discovery. «L’abbiamo realizzato forse in 12 giorni», dice Bangalter in un’intervista a Pete Tong.

Sono stati pagati 300 mila dollari per il Coachella, in anticipo

Il maxi festival americano cercava di accaparrarsi il duo da anni. Nel 2005 avevano offerto 250 mila dollari, ma l’offerta era stata rifiutata. Quando, l’anno dopo, è arrivata quella da 300 mila, hanno detto sì, nonostante non ci fossero tour pianificati. Ma hanno voluto avere i soldi in anticipo. Il motivo? Costruire la piramide che li avrebbe ospitati.

La piramide del Coachella è rimasta un segreto fino all’ultimo

Neppure il loro manager sapeva cosa stessero facendo. Qualche giorno prima dello show, i Daft Punk invitarono Pedro Winter aka Busy P, loro manager di allora, alle prove. «Mi fecero sentire solo l’audio, il mix che avevano preparato. Ma non le luci». Solo i tecnici erano a conoscenza del progetto della maxi piramide che ha cambiato la storia della musica elettronica.

Il loro manager pensava che Electroma potesse essere la fine della loro carriera

Il finale di Electroma, il film realizzato dal duo e presentato a Cannes, vede i robot esplodere. Per Pedro Winter quella poteva significare la fine dei robot. E quindi del duo. «Forse hanno messo nelle immagini le loro intenzioni, quelle di chiudere il progetto Daft Punk. Ci ho pensato», dice nell’intervista.

L’unica copia delle registrazioni di Random Access Memories ha fatto tutta la West Coast in macchina

Una volta finite le registrazioni del loro ultimo album, i Daft Punk non potevano affidare al servizio postale le loro registrazioni. Quindi, il master è stato affidato a un loro collaboratore, Peter Franco, che è andato in auto fino a Portland da Los Angeles con il nastro nel cruscotto. «Dopo quattro anni in studio», dice nel documentario. «Se l’avessi perso avrei dovuto cambiare nome».

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