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10 album che compiono
20 anni nel 2015

Dal brit-pop di Oasis e Blur a PJ Harvey. Ascoltateli qui

Le copertine delle cassette dei 10 album che compiono 20 anni nel 2015

Le copertine delle cassette dei 10 album che compiono 20 anni nel 2015

Gli anni ’90 son maggiorenni da un pezzo. E spopolano. Fioccano goduriose ristampe, reunion e ventennali di dischi vintage. Definirli classici senza tempo, è un attimo. Il 1995 inaugurò la stagione post-Nirvana ma fu tutt’altro che deludente. Passiamo in rassegna dieci album fondamentali.


1. “(What’s the Story) Morning Glory?” Oasis

Nella foto di copertina due uomini camminano per una strada di Soho. Passano i mesi e quell’immagine si scolpisce nella mente di milioni di persone, così come la melodia della ballata Wonderwall. Gli Oasis sono diventati pop. Il disco è un “instant classic” e i fratelli Gallagher bruciano le tappe della popolarità contro i meno agguerriti Blur. Oggi, fresco di riedizione, è un monumento dell’età aurea del Britpop.


2. “Different Class” Pulp

Boom commerciale per la band di Jarvis Cocker, in giro da più di dieci anni. Canzoni, testi, artwork: dopo il sublime His ‘n’ Hers, arriva il disco perfetto (nell’anno perfetto del Britpop). Spiccano le due hit: Common People e Disco 2000. All’interno del booklet del Cd, la spiega – sommaria – del titolo: “Non cerchiamo rogne. Vogliamo solo avere il diritto di sentirci diversi. Nient’altro”. Una curiosità: la famosa copertina ritrae un vero matrimonio, dove i Pulp si erano imbucati.


3. “Mellon Collie and the Infinite Sadness” The Smashing Pumpkins

Billy Corgan, preoccupato di affossare la creatività della band dopo la sbornia commerciale di Siamese Dream, decide di cambiare schema. Rompe il consolidato rapporto con il produttore Butch Vig e spinge la sua arte agli estremi. Il risultato è un doppio album, enfatico e ricco di stili. Ispirato al White Album dei Beatles. Corgan suggerisce che non si tratta di un concept ma che, piuttosto, potrebbe essere una sorta di The Wall dei Pink Floyd ad uso e consumo della Generazione X.


4. “The Bends” Radiohead

In console arriva Nigel Godrich, Thom Yorke volta le spalle alle sonorità “grunge” del passato. Un’altra Inghilterra, lontana dalle lotte intestine fra Oasis e Blur, trova il suo punto di riferimento. Il gruppo di Oxford esplora nuovi suoni e punta tutto sugli aspetti compositivi. La bolla del successo di Creep scoppia, liberando una creatività diversa dove il falsetto tormentato di Yorke assume una nuova prospettiva.


5. “Foo Fighters” Foo Fighters

L’esperienza catartica di Dave Grohl, dopo la morte di Kurt Cobain, si trasforma nell’imprevedibile ascesa di una rockstar. Registrato come esperimento su cassetta, l’album casuale e solipsistico dell’ex batterista dei Nirvana raccoglie un consenso insperato. Da allora, Mr.Grohl, non si è più fermato.


6. “The Great Escape” Blur

Cosa fare dopo Parklife? Damon Albarn e Graham Coxon hanno le idee confuse. E i discografici vogliono vincere la “battaglia del Britpop” con gli Oasis. La spunta il singolo Country House contro Roll With it, tratto da Morning Glory. Le canzoni raccontano di uno sfilacciamento autobiografico. Dan Abnormal, tredicesimo brano in tracklist, dice tutto. Al fischio finale, Londra perde (romanticamente) la partita con Manchester.


7. “…And Out Come the Wolves” Rancid

Uno degli album più integri della decade. Il gruppo capitanato da Tim Armstrong, in odor di major, non molla la Epitah e cita, icasticamente, i lupi de i Basketball Diaries di Jim Carroll. Punk rock + ska. London Calling insegna (compreso il lettering del libretto del Cd). I Ramones sorvegliano. La nuova ondata punk americana (Bad Religion, NOFX, Green Day e gli Offspring) travolge tutti col sound di Time Bomb.


8. “Jagged Little Pill” Alanis Morissette

Il disco precedente della canadese si chiamava Now is the Time. Quel “momento” arrivò, “ironicamente” (Ironic è uno dei più famosi singoli dell’album), con questa incredibile sequela di hit, due anni più tardi. Alanis, la più giovane – prima di Taylor Swift – a vincere un Grammy, sistemò la carriera e vendette più di 30 milioni di copie.


9. “To Bring You My Love” PJ Harvey

Disco della svolta e della consacrazione per la musicista del Dorset. Polly Jean sveste i panni scomodi della nuova Patti Smith di turno. Con un’abile operazione maquillage si trasforma in una sorta di alter-ego di Nick Cave (che all’epoca frequenta). Flood e John Parish aiutano PJ a penetrare i sentieri del blues con eleganza e impeto. L’album, disseminato di contrappunti religiosi e scabrosi, è anche un velato omaggio a uno dei suoi miti, Captain Beefheart.


10. “Exit Planet Dust” The Chemical Brothers

The Dust Brothers “abbandonano” le scene gradualmente, effetto fader, mentre ancora impazzano i loro remix londinesi. Dopo aver cambiato moniker, pubblicano il debutto discografico che allude alla fine di un’epoca. Il resto è storia. Ed Simons e Tom Rowlands, moderni padrini dell’EDM, hanno ribaltato il mondo della musica pop. A schiaffi di Big Beat.

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